
Nathaniel
ha tante, troppe novità da raccontarle, o da mostrarle, o di cui
metterla al corrente. Una di queste è il loro mezzo di trasporto, già
mostrato in precedenza quando si sono dati appuntamento ed è passato a
prenderla, qualsiasi posto lei gli abbia indicato. È un macinino di cui
va strettamente fiero, un vecchio maggiolone riportato alla modernità
con qualche accorgimento, per lo più basato sulla carrozzeria e il
ricolorarlo con una tonalità più accesa di rosso. La particolarità,
oltre all'essere piuttosto datato, sta in effetti nel tettuccio apribile
che la rende un auto godibilissima nel clima estivo, se sono a New
Orleans non piovesse ogni giorno. Questa sera, per grazia divina o per
sommo dispiacere, ha invece abbassato il tutto, prendendosi l'aria sul
viso e avendo il solo tetto di stelle sopra entrambi. La seconda è che
si stanno dirigendo, ormai prossimi alla meta, in un luogo per lo più
sperduto in mezzo a quella zona densamente popolata di zanzare e qualche
alligatore che sono i dintorni di New Orleans, lì dove il Mississipi si
muove pigro tra anse in mezzo alla vegetazione.
«Allora.» piccola pausa, per quanto il discorso non sia mancato lungo il tragitto, con ogni probabilità:
«Ti piace?»
mani sul volante, entrambe a stringerlo con una certa sicurezza.
Sorriso dell'entusiasta per natura o quello di qualsiasi uomo con un
mezzo proprio che non sia un carro funebre. Lo sguardo si gira verso di
lei ignorando momentaneamente la strada che si snoda con una scarsità
disarmante di luci. Addosso una camicia nera dalle maniche rimboccate
fino ai gomiti e un paio di pantaloni beige.
Brianna era ad aspettarlo vicino alla Chiesa, perché rientrata dal
Radius Night Club ha sentito il bisogno fisiologico di lavarsi,
strofinando la spugna sulla pelle neanche si fosse rotolata nel fango e
l'abito è finito in tintoria dentro una custodia per evitare il contatto
diretto. Ha cambiato stile: i capelli castani sono raccolti in un'alta
coda, il viso è appena velato di trucco e indossa un paio di jeans
aderenti, una maglietta a mezze maniche a righe orizzontali bianche e
blu con un fiocco di seta ornamentale sulla spalla sinistra e un
cardigan bianco con righe sottili a coprirla dall'aria notturna, ha
sandali e borsa estiva abbinati, chiaramente. Ha girato attorno alla
macchina per studiarla meglio e quindi si è seduta al posto del
passeggero, il posto del morto appunto godendosi l'espressione
entusiasta di Nathaniel. Gli ha raccontato qualche aneddoto sulla Verte
Etoile, sulla cena con le nipoti, avrà chiesto di Anja e di Key ma alla
fine alla domanda annuisce.
«Mi piace.» ribatte allegramente:
«Dove l'hai comprata? L'hai sistemata tu?» domanda incuriosita.
«Sembra adatta per fare qualche gita!» esclama
speranzosa. La sua aura è la consueta sensazione di benessere, di pace
celestiale che le consente di cacciare indietro il timore di aver
lasciato acceso il forno alla Sede. Si sporge un poco sul sedile, anche
se ha la cintura di sicurezza o la patente di Nathaniel finisce al
macero, appoggia la mano sinistra sul bordo della seduta per
accarezzargli il collo con la punta del naso, prima e con le labbra in
seguito.
«Mi stai forse sequestrando, Nathaniel Hunt?» mormora
con voce bassa, un tono che non appartenesse alla Ethevyn, alla figlia
di un Arcangelo, si direbbe parecchio insinuante.
Nathaniel guida tranquillo, senza eccedere troppo nella velocità, anche
perché praticamente impossibile con un veicolo simile. Il gomito
sinistro poggiato dove teoricamente ci sarebbe il finestrino, ovvero
sopra la portiera e il vento che gli arruffa i capelli, metro dopo
metro, chilometro dopo chilometro. Gli occhiali da vista però sono di
nuovo lì, a fare bella presenza(oltre che utile), sul naso.
«Me l'hanno venduta per poco.» ammette e la maggior parte della gente non stenterebbe ad immaginarlo:
«E no, non sono in grado di rifare tutto io o fare la revisione.» scuote piano il capo, premendo le labbra tra di loro:
«L'ho
presa da un anziano vicino di casa che voleva disfarsene a tutti i
costi. Era troppo in buone condizioni per non approfittarne.» con
l'entusiasmo di chi, solitamente, sfoggia un auto di gran lusso e non un
maggiolone che appena si azzarda a fare un percorso a velocità più
sostenuta, fa lo stesso rumore di un macina caffè in qualche caffetteria
italiana.
«Potremmo magari andare al mare, un giorno di questi.»
gira lo sguardo verso di lei, ancora in favore della sua figura, prima
di virare ancora verso la strada. E non appena il naso della Nephilim
entra in contatto con il proprio collo, esegue una sterzata brusca
seguita da uno sbuffo dalle narici che lascia presagire una risata:
«Devo comprarmi una targa da mettere qui.» indicando più o meno la zona dello specchietto retrovisore:
«Proprio qui. "Non parlare al conducente e ancora meno, non toccarlo se si è una bellissima centenaria".»
ricambia comunque il gesto insinuando parte del viso tra i suoi
capelli, anche se raccolti, poggiando le labbra sulla sommità del suo
capo e indugiandosi qualche momento in più.
«Ti sto portando alla perdizione, sappilo, oltre a sequestrarti.» i giri del motore però diminuiscono, in prossimità di una piazzola dispersa nel nulla:
«Chiederò il riscatto, come mi hai suggerito una volta, così possiamo scappare verso luoghi ignoti e assolati.» fa una piccola pausa:
«Ho una cosa da dirti e una cosa da fare.» ancora una, sorridendo a labbra strette:
«Quale preferisci per prima?»
Brianna non ha una macchina di lusso, anzi sono le ultime cose che
guarda in una persona ma notare la soddisfazione di Nathaniel basta a
farle apprezzare l'auto.
«Capisco.» dice senza inasprire il tono, anzi appare di ottimo umore, soave come lo è di solito.
«In effetti, l'ha tenuta molto bene. Immagino non ci fossero grandi revisioni da fare.» ipotizza, lanciando una nuova occhiata all'interno.
«Serve una radio con il cavo per connettere l'ipod.» aggiunge vivacemente:
«Io ascolto sempre la musica, mentre guido.» gli spiega. Fa una pausa, alza appena il viso a guardare la strada senza scostarsi da lui.
«Sarebbe bellissimo andare al mare o girare attorno alla città.» acconsente, cercando di dargli qualche altro bacio sul collo, anzi dietro l'orecchio.
«Se vuoi, te la faccio confezionare apposta ma ricorda che io sono ligia alle regole.» sussurra, quasi lo sfidasse. Allontanandosi un poco, inclina la testa d'un lato.
«Il tutto in un'unica serata.» replica affettando ammirazione:
«Adesso, potresti chiedere un riscatto anche alla Fratellanza.» afferma scherzosa, perché le finanze dei Nephilim sono miserande.
«Oppure a Madame Etoile.» all'ultima
frase, ride per qualche secondo. Non è dato sapere se nutra scarsa
fiducia nel buon cuore della sua datrice di lavoro o se ridimensioni le
sue doti di erborista. Ritorna al suo posto, dopo il suo bacio.
«Una cosa da dire.» valuta tra sé e sé, la fronte è attraversata da una ruga d'espressione:
«Continuo a pensare che sia qualcosa di strano. Qualcosa che non ha a che fare con le faccende sul lavoro.» arguisce, perché è un'attenta osservatrice e un mente brillante.
«Parlane.» lo invita. Respira a fondo, cercando di appoggiarsi allo schienale.
‘Cause you’re a sky, ’cause you’re a sky full of stars
I wanna die in your arms
‘Cause you get lighter the more it gets dark
I’m gonna give you my heart.
Nathaniel fa spallucce:
«Alla fine non mi sarei mai visto su un'utilitaria di ultima generazione ma che somiglia più ad una scatola di cartone.» il sorriso si allarga:
«Quindi, poco mi importa di quanto mi sia costata la revisione.» le
parole di un padre fiero mentre lascia che sia soltanto la sinistra a
poggiarsi sul volante e la destra va a scalare la marcia fino a fermarsi
nella piazzola prima citata. Non spegne subito il motore, anzi
inserisce semplicemente il freno a mano, girandosi poi verso di lei,
anche con il tronco:
«Io ci metto la radio, tu la compilation.» piccola pausa:
«Ci stai?» cenno del capo verso di lei:
«Facciamolo. Lo sai che non aspetto altro e che ti liberi un po' per girare.» ride senza trattenersi stavolta, le spalle che sobbalzano:
«L'appenderei ogni volta che sono in auto con te.»
il tono di voce però si abbassa drasticamente e si fa più morbido,
quando quei baci arrivano appena dietro l'orecchio. Piega il capo su un
lato e cerca di raggiungere anche il suo collo, stavolta disegnandoci un
bell'orologio fatto di denti, senza tuttavia avere l'intenzione di fare
male o ferirla:
«Io sono convinto che sborserebbero tutto lo sborsabile pur di riaverti.» c'è una buona dose di convinzione nel tono di voce per altro sottolineando le parole con lenti cenni di assenso:
«È qualcosa di importante, appunto.» fa breve pausa:
«Il lavoro non è abbastanza importante per aver bisogno di parlartene di persona.» la mano destra alla cieca cerca le chiavi, finalmente spegnendo il motore e di conseguenza le luci:
«Okay.» prende un lungo respiro:
«Parlane.» alza lo sguardo verso la volta celeste:
«Ho chiesto il mio regalo, premio a Pandora.» spiega, mentre la sinistra va a cercare la manovella per aprire la portiera:
«Intanto usciamo di qui.»
la piazzola appena citata si apre su un ulteriore passaggio sconnesso e
sterrato, ma comunque illuminato, che si dirama in mezzo al verde:
«E per fare quello che dobbiamo, abbiamo bisogno della luce. Ho fatto qualche sopralluogo durante il giorno.» spiega, senza però arrivare ancora al punto focale della discussione.
Brianna annuisce lieve, non ha alcuna affinità con i motori anche per
ragioni anagrafiche, ha già sistemato la borsa sui sedili posteriori per
avere maggiore libertà di movimento, aspetta a slacciare la cintura di
sicurezza, accarezza appena il cruscotto:
«Hai ragione: è una bella macchina, si adatta benissimo a te e vale la pena curarla.»
decide mentre studia la piazzola, non sembra essere mai stata in quel
luogo e ciò non la turba minimamente. Se ci fossero dei malintenzionati,
saprà come metterli in fuga.
«La playlist.» fa finta di correggerlo, alzando l'indice sinistro per tentare di sfiorargli la punta del naso. Scrolla le spalle.
«Se alla terza traccia, ti addormenti e finiamo in una scarpata sarà comunque colpa tua.»
sbotta teatrale, gonfiando le guance per rilasciare l'aria dalla bocca.
Non sono in montagna, ma sorvoliamo sui dettagli. Si ricompone,
acconsente silenziosa. Solleva gli occhi, abituandosi all'assenza di
luce nella macchina, armeggia per liberarsi.
«Il regalo: è stata generosa.»
constata per non rimanere imbambolata nell'attesa. Comincia a valutare
le ipotesi: parte da una resurrezione degli avi, passa a un sereno
matrimonio con la madre delle sue figlie, che Nathaniel ha ammesso di
aver amato segretamente per lungo tempo. La sua mente si blocca lì,
sofferente ma rassegnata. Si fida del Medium, ma comprenderebbe
qualsiasi suo gesto nel bene e nel mare. Scosta la portiera.
«Dobbiamo montare dei mobili Ikea?» chiede divertita. Si volta a sorridergli. Resta seduta con le gambe fuori dal veicolo, aspetta a raddrizzarsi.
«Posso sopportare qualsiasi cosa. Mi basta che tu sia onesto.» lo rassicura, va a raggiungerlo con le braccia rilassate lungo i fianchi, cerca di far scivolare la sua mano sulla sua spalla.
Nathaniel l'osserva a lungo in quel commento, alzando poi entrambe le
sopracciglia, tanto da farle comparire oltre l'orlo superiore degli
occhiali:
«Poi, sai com'è...» cerca di addentarle il dito, di
fatto mordendo solo l'aria, quando lei va a poggiare il polpastrello
dell'indice contro la punta del proprio naso:
«Ho sempre avuto un debole per le cose vecchiotte e datate.»
il sorriso che si disegna sul viso del Medium, per una volta,
assomiglia a qualcosa di malizioso, sempre mantenendo gli occhi verdi
sul suo viso, alla ricerca del suo sguardo:
«Vintage.» patta
prima contro il cruscotto del mezzo poi contro la sua gamba, prima che
lei decida di aprire la portiera e portare fuori i piedi.
«Quella.» annuisce blandamente:
«Vorrà
dire che me ne assumerò le responsabilità, quando entrambi vagheremo in
zona, con colori di capelli da far invidia ad un punk.» osserva
ogni suo movimento, ogni suo gesto. Per quanto non dotato di empatia,
segue comunque le sue espressioni cercando di carpirne lo stato d'animo
attuale:
«Per quelli ci vorrebbe una laurea in ingegneria che io non ho.»
quando lei va a poggiargli una mano sulla spalla, semplicemente piega
il capo da quel lato, strusciando la barba contro il suo dorso.
«Andiamo a fare una passeggiata, vieni.» cerca di scostarsi, delicatamente, di qualche centimetro e poi aprire maggiormente la portiera, pronto ad uscire:
«Io sono onesto, ma sarei curioso di sapere cosa ti aspetti o cosa passa per quella testolina al momento.» toglie le chiavi e quando si rimette in piedi, cerca di infilarle all'interno della tasca dei pantaloni:
«Mi prendi per piacere il marsupio che c'è nello sportello?»
indicando sommariamente quello che dovrebbe trovarsi davanti al sedile
del passeggero e che dovrebbe teoricamente ospitare patente e documenti
del mezzo.
Brianna abbandona la borsetta con i documenti falsi, il cellulare, il
blister della pillola in serenità, quando cerca di addentargli il dito,
sorride mettendo in mostra le fossette.
«Sei un maleducato!» si ribella con una mezza risata:
«Uhm... Aggiudicato, allora.»
constata alla fine. Chiuderebbe la portiera, perché è lecito sperare
nella buonafede degli eventuali passanti ma è dannoso sfidarla. Non è
preoccupata, non prova il timore di saperlo in un Museo a lottare contro
dei mostri, però era più spensierata prima. Non obietta alla sua
proposta, guarda qua e là per capire che genere di terreno l'attenda.
«Hanno lo schema nella confezione, qualcuno l'ho montato per la Sede.» risponde, aggrotta la fronte ma alla sua richiesta si limita a voltarsi per cercare l'oggetto.
«Certo.» glielo porge e finalmente, decide che lasciare la borsa sola non è una trovata geniale.
«Sei sicuro di voler sapere come io ragioni?» domanda retorica, voltandosi e minimizza con un'alzata di spalle:
«Di
solito, cerco di vedere il lato migliore e di focalizzarmi su di esso
ma per osservarlo, devo trovarlo e incappo in quello peggiore.» spiega tutto sommato tranquilla:
«Mi sono soffermata su cosa potessi desiderare. Ritrovare una persona cara, che hai perduto. Ad esempio, tua nonna.» ipotizza cautamente, cercandone lo sguardo:
«Oppure una prospettiva di vita diversa: tu hai una famiglia, oltre ai tuoi genitori.» prosegue trattenendo ogni sfumatura negativa, allunga la mano sinistra:
«Se volessi sentirla vicino, io ti capirei. È legittimo.» dice con maggiore fermezza:
«Non sto dubitando di nulla, non ti sto rimproverando niente. Credimi.» si difende preventivamente:
«Mi ami. Lo so.» chiude la bocca qualche secondo.
Nathaniel:
«Quella magari prendila.» alludendo evidentemente alla borsa, accennandole un sorriso:
«So che voi donne avete di tutto nelle borse...» non ironizza, anzi il tono e l'espressione si addolciscono:
«E poi questa non la ruberebbe neanche il ladro più sbadato, quella invece sì.» solleva il sedile dal proprio lato e poi cerca di allungarsi per prendere l'accessorio e infine porgerglielo.
«Ma no, era un complimento. E poi avete le curve sinuose entrambe.» fa lampeggiare brevemente le sopracciglia, prima di riabbassare il sedile e chiudere finalmente la portiera:
«Allora vorrà dire che se devo montare un mobile Ikea, ti chiamerò per una consulenza.» scambio di borse e lui va a prelevare il marsupio, alla fine aprendo la zip per estrarre la smith&wesson:
«Questo è il primo indizio della serata.» sorride, fino a scoprire la dentatura e un paio di fossette laterali alla bocca:
«Non ho intenzione di spararti a sangue freddo.» aggiunge come se ce ne fosse reale bisogno:
«Anche perché è probabile che mi ridurresti in una polpetta ancora prima di aver premuto il dito sul grilletto.» alla sua domanda, quindi, si ritrova ad annuire:
«Certo che voglio saperlo.»
rimane in ascolto, in silenzio. Sorride ancora al ricordo della nonna
poi per il resto non fa altro che scuotere il capo con lentezza.
«No.» il tono fermo e sicuro ancora cercandone lo sguardo, una volta che ha aggirato il mezzo e si è posto a fronteggiarla:
«Sono contento se sta bene, se è in salute, ma non voglio più averci a che fare con lei.» inspira a fondo:
«E io non voglio una famiglia che non sia quella formata da te e me.»
solleva la mano, quella sprovvista di pistola per premere polpastrelli e
palmo contro la sua guancia, spingendo appena la testa in avanti per
provare a poggiare la fronte contro la sua:
«E le mie figlie.» aggiunge, ancora scuotendo il capo:
«Il regalo che ho chiesto è per noi due.» una breve pausa:
«In
realtà, è abbastanza egoistico ma è uscito fuori quando abbiamo parlato
o meglio abbiamo bloccato l'argomento sul nascere, mentre ero ubriaco
la scorsa sera.»
Brianna sistema la maniglia della borsa sulla spalla.
«Sì, non ho voglia di fare altri documenti.» risponde ironica a Nathaniel, si volta a fissare il profilo della macchina:
«Mi piace, poi è stata rimessa a nuovo. Io non la lascerei aperta.» fa notare neutra:
«Grazie, in una dimensione parallela dominata da Maschi Alpha, è un complimento generoso essere paragonata a una vettura.» borbotta, cerca di andare ad affiancarlo:
«Io sono contro la caccia.» dice compita, però qualcosa l'ha subodorato.
«Sopravvaluti le mie capacità, ad ogni modo: se qualcuno volesse spararmi, saprei fare qualcosa per dissuaderlo.»
concede. Tenta di circondargli il torace con le braccia,
massaggiandogli la schiena con le dita, sorride senza scostare il capo.
«Tu
ne eri innamorato, lei ha preso le distanze e potresti avere il
rimpianto di una vita con una donna che ha messo al mondo le tue
bambine.» mormora, si solleva quanto basta per cercare di baciarlo per qualche secondo.
«Conigli e uomini nudi?»
si scosta con una risatina, anche se sa a cosa lui sia riferito, si
stringe appena al suo corpo anche e può già sentirne il calore:
«Quell'assurdità sul mio futuro?» serra la mascella in un'espressione tesa:
«Io ho vissuto parecchio, Nathaniel, ho avuto la benedizione di guidare
dei fratelli e tra molto, molto tempo potrò lasciare la vita senza
faccende in sospeso. Sono sopravvissuta a troppe persone. Sono stanca di
andare a avanti con un sacco di massi da portare dietro. Non cerco
altro che di vivere con te. Non c'è qualcosa che vada oltre.» deglutisce, ha parlato con una quiete sconcertante:
«Sei la mia famiglia. Sarete la mia famiglia. Sei la mia gioia e non
importa quanto possa durare, importa che tu mi abbia conosciuto, che tu
mi abbia accettato. Un giorno o un secolo senza di te sono ugualmente
lunghi, ugualmente inutili.» termina la sua riflessione, restando in quella posizione.
Nathaniel:
«Sono curioso però.» lascia la frase in sospeso.
«Hai usato il tuo nome, o ne hai messo uno nuovo?» domanda
occhieggiando per qualche istante la sua borsa. Si distacca da lei,
giusto qualche minuto in più del previsto, richiudendo di fatto il
tettuccio manualmente ovvio e per chiudere anche le portiere, tutte,
dato che non esistono chiusure centralizzate per auto così datate:
«Dai.» nel ritornare accanto a lei, cerca di regalarle una spallata leggera:
«Stavo scherzando.» sospira:
«E non posso neanche dare la colpa al pessimo humor inglese.» lo sguardo si abbassa poi verso l'arma, sollevandola di qualche centimetro così come la mano conseguentemente.
«Per la caccia agli uomini, vestiti o meno che siano, preferisco usare la carabina o in alternativa una lupara.» si lascia abbracciare e il braccio libero da impedimenti e più prossimo alla sua figura va a circondarla:
«Brianna, io sono felice che abbia messo al mondo le mie bambine. Sono
felice di aver condiviso tanti anni con lei, nel bene o nel male. Sono
felice di aver condiviso certe esperienze con lei.» si sposta lateralmente cercandone le labbra con le proprie:
«Ma io non la voglio più nella mia vita, se non come madre delle mie figlie, se riuscirò ad incontrarle.» si stringe appena nelle spalle:
«Nient'altro. Non sono neanche sicuro di volerla vedere o averci a che fare per troppo tempo.» inspira a fondo, dilatando la cassa toracica e trattenendo il respiro per qualche secondo:
«Se
io ti dicessi che ciò che ho chiesto a Pandora è vivere serenamente, io
e te, senza vedermi diventare un vecchio rugoso e tu una giovane e
avvenente colf?» butta fuori aria e parole, queste ultime uscite
come un fiotto rapido. Intanto la passeggiata prosegue, addentrandosi
verso quel sentiero che dovrebbe portarli ad un secondo spiazzo, sempre
in mezzo al nulla. Nessuna casa, se non il rumore quieto del Missisipi,
ad una certa distanza tuttavia.
Brianna scuote la testa:
«Brianna Berenice Byrne.» scandisce il suo nome:
«Questo
nome l'ha scelto mia mamma, era sola ma volle comunque mantenere
l'accordo fatto con mio papà e procedere con le lettere dell'alfabeto.
In cuor suo, voleva solo che fosse possibile rimediare al suo errore.» racconta a Nathaniel senza rabbia o asprezza, sembra che questa sia una storia conclusa felicemente
.
«Non è male come battuta, quando sarai al pub, alza la pinta e dì
qualcosa sulla tua donna che ha le curve sinuose quanto la tua macchina.
Suona molto virile.» si interrompe per bloccare il riso, ma è una canzonatura bonaria:
«Fai partire Danny Boy e sarai l'uomo della Provvidenza.» termina con un assenso. Arriccia le labbra in una smorfia:
«Sei
un moralista: esistono i nudisti, anzi c'era un periodo che riempivano
le spiagge. Sai, il contatto con la Natura. Essere vestiti di Cielo, in
comunione con la Terra, fertile madre della vita è catartico.» fa
presente beffarda. Ne sa di peggiori. Non può che rilassarsi a quelle
parole, ricambia il bacio con trasporto ma senza rischiare di bloccare
il suo discorso.
«Le conoscerai. Le conoscerò.» assicura. Sbatte le palpebre, perplessa.
«Essere la cameriera sexy è sempre stata una mia fantasia.» tergiversa, poi tace.
«Tu hai un padre Umano.» fa presente. È un complimento, visto come è stata concepita Nihael.
«Come...
Beh... Io ti direi che sarebbe anche il mio unico desiderio: poter
stare con te, senza preoccuparmi di essere vista come una martire, come
qualcuno a cui basta vedere la vecchiaia per smettere di amare. Senza
vederti vulnerabile, senza saperti più esposto alle malattie.» specifica con sincerità:
«Senza che tu smetta di vedere, di sentire. Sì, sarebbe una cosa meravigliosa.»
svia appena l'attenzione, sebbene sia abbracciata a lui, vuole
stringersi maggiormente e con dei jeans aderenti è anche rischioso, se
si vuole chiacchierare.
Nathaniel sbuffa una mezza risata che non trova però sfogo. Sembra
decisamente troppo teso per portarla a compimento, stato d'animo
intuibile anche dall'irrigidirsi leggero del corpo nonostante permanga
allacciato a lei. È come se ogni fibra del proprio corpo fosse sul punto
di saltare, non appena azionato il detonatore.
«Spero non avesse in
programma di arrivare fino alla Z, anche perché non trovo eventuali
nomi maschili decenti, con quella lettera.» stringe con forza i polpastrelli sul tessuto del suo cardigan e di conseguenza anche contro il suo fianco:
«Di solito fa più presa se parli della tua moto, per quanto riguarda le curve femminili.» si stringe nelle spalle:
«Vorrà dire che devo trovare un'altra battuta di spicco per le mie ubriacature moleste.»
ride poi,apertamente almeno in apparenza alla battuta successiva. La
realtà trasmissibile a Brianna e quella palpabile a causa dell'empatia
di cui è che ancora è nervoso, irrequieto.
«Beh, chi non la desidera da anziano? Quando si dice: chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane.»
intanto prosegue a camminare, o almeno lo fa fino ad ora, dato che si
blocca quando poi tornano sull'argomento che più gli sta a cuore. Lascia
quindi il suo abbraccio, per provare a fronteggiarla e bloccarle il
passo:
«Ho un padre umano, è vero. E ho una madre altrettanto umana.» annuisce:
«Ma finché l'amore esisterà per me, per te.» una piccola pausa:
«Fino a quando uno dei due non rinuncerà all'altro, io rimarrò al tuo fianco così, come mi vedi ora.» cerca di allungare nuovamente la mano e provare a prendere la sua:
«Fino a quando lo desidereremo, io camminerò di fianco a te.» altra pausa, cercandone lo sguardo:
«Questo ho chiesto.»
Brianna sembra sospirare:
«Zach?» domanda alla volta del Medium:
«Non siamo arrivati alla G nell'arco di tre generazioni.» cinguetta allegra:
«Dalla G alla Z c'è molta strada. Ammesso che la tradizione di piaccia.» puntualizza appena più composta. Corruga la fronte, alla sua osservazione.
«Non sono esperta quanto te, in materia. Lascio i paragoni alle tue abilità oratorie.» ribatte con uno sfarfallio di ciglia:
«Evita di divulgare i nostri dettagli intimi.» gli raccomanda inclinando la testa.
«Io sono anziana: ho pane e ho denti.» mormora,
si lascia prendere la mano stringendola con le dita. È commossa, non
esistono altre definizioni, cerca di bloccare le lacrime in qualsiasi
modo.
«Nat...» riesce a bisbigliare:
«Io non avrei mai osato sperare che tenessi a me tanto.» cerca di formulare delle frasi di senso compiuto, il tono è malfermo:
«Perché,
sono... All'inizio, ero persino fredda perché avevo paura di vederti
sparire ma tu rimanevi, mi detestavo perché non esprimevo ciò che
provavo. Era un fuoco, lasciavo che mi divorasse in silenzio, forse
sarebbe stato meno dannoso. Mi dicevo. Poi, non sono riuscita a tacere. A
essere distaccata e ne sono felice.» tenta di abbassare il viso per sfiorargli la mano con la bocca:
«Ti amo anche io. Non ti ho detto quanto, ma cercherò di dimostrartelo da qui sino a quando avrò respiro.»
promette. Allude all'ultimo, quello finale e non alle brevi soste da
cui si spera verrà tratta in salvo dalle Streghe. Tira su col naso,
infine.
«Grazie. Per averlo chiesto, fra tutto quello che meritavi.» sorride tremante, tentando di abbracciarlo di nuovo e di baciarlo.
Nathaniel:
«Zack.» preme le labbra, annuisce:
«Come ho fatto a dimenticarmi di Zach?» alza la mano con la pistola, finendo per grattarsi poco sopra la fronte con il calcio dell'arma:
«Siete già arrivati alla G?» alza di qualche centimetro le sopracciglia, sgranando gli occhi.
«Dovrai farmi poi un rapido riepilogo.»
sbuffa aria dalle narici, solleva blandamente gli angoli delle labbra
ma poi torna ad essere serio, per quanto la bocca sia naturalmente
atteggiata al sorriso, pur involontariamente:
«Non mi permetterai mai...» la possibilità non sembra neanche sfiorarlo minimamente:
«Non sono persona che vada a vantarsi di dettagli intimi o sulle generose e belle proporzionate forme della sua ragazza.» stringe le dita sulla sua mano, provando a tirarsela ulteriormente vicino.
«Beh, intendo anziana anche nell'aspetto e ti assicuro, potrai avere cent'anni, ma tutto sembri tranne che vecchia.» le sorride nuovamente:
«Sì?» si fa poi serio, terribilmente serio e ancora più in ansia di quanto non fosse prima.
«E invece sì. Più di quanto tu possa immaginare.» deglutisce:
«Tu avevi paura che sparissi e io rimanevo...»alza lo sguardo verso il cielo:
«Fa tanto pensare ad un cucciolo di cane abbandonato.» ancora ironizza, forse per stemperare la propria tensione più di quella dell'altra.
«Non voglio perderti.» scuote il capo:
«E non voglio lasciarti da sola.» replica a velocità sostenuta:
«Oddio, anche questo fa molto stalker, in effetti.» ma
alla fine tace, lasciandosi abbracciare e facendolo di rimando senza
esitazione, così come cerca la sua bocca avidamente e con una necessità
più insistente del solito.

Brianna fa un cenno vago.
«Forse
ho parlato di Fanny e Gwen. Hanno una pasticceria. Sui documenti, sono
le mie sorelle dove risulta che sono figlia di mio nipote.» spiega sardonica:
«Non volevo rischiare di far perdere l'asse ereditario: mio fratello mi
ha intestato parecchi beni dei Byrne. Restando nel nucleo famigliare,
mi sono stati donati gli averi di Brianna e io stessa posso consegnarli
ai miei tramite una scrittura privata.» emerge il senso pratico della scozzese, il ragionamento tortuoso ha la sua logica:
«Non è un giocattolo.» dice a Nathaniel circa la pistola. Non ha un buon rapporto con le armi, non è una creatura bellicosa.
«Lo so, non è un merito nel mio caso: è così che posso assolvere al mio compito.» rileva con distacco, ma se avesse almeno provato la sciatica si mostrerebbe riconoscente. Distoglie lo sguardo:
«Scemenze.» minimizza con un'ombra di fastidio:
«Io volevo mantenere le distanze, perché credevo fosse sensato e
saggio. Tu non eri d'accordo, mi cercavi anche se io mi ripetevo di
stare sulle mie, per tutte le ragioni che avrò elencato un milione di
volte.» respira a fondo, socchiude le palpebre:
«L'amore non si
controlla, non si ignora. L'amore arriva, divampa e riempie la vita. Io
ero un'ingenua a credermi superiore, a credere di essere diventata
razionale. Ero un'ingenua e una sciocca, senza questo amore non sarei
vissuta. Sarei stata uno strumento della Fratellanza, senza un'anima che
potesse sentire, che potesse comprendere e quindi, sono felice che tu
non abbia pensato che io ero scostante, che io non ti volevo. Ti volevo,
più ti volevo e più sentivo il bisogno di scappare e di correre da te.
Alla fine, ho agito bene.» finisce di mormorare.
«Non mi
lascerai sola, ovunque andrai mi porterai con te. Non importa come, non
importa il perché. Se ti volterai, mi sentirai al mio fianco. È il solo
posto in cui stia. È il solo posto a cui appartenga.» è riuscita a
non scoppiare in singhiozzi ed è una piccola vittoria. Si è
letteralmente avvinghiata al Medium, anche se non lo volesse, la
sentirebbe quasi aderire al proprio corpo. Lo bacia con uguale passione
può darsi anche maggiore, tentando di accarezzargli la nuca e da lì le
spalle, non sembra volersi fermare, fra l'altro perché le labbra
scivolano lungo il collo sino al colletto della camicia. Il messaggio è
eloquente, tra l'altro gridato da qualsiasi suo arto. Il purity test
piange.