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| I ruggenti anni '70 |
Doverosa Nota
Tutto quello che viene riportato su queste pagine virtuali, quindi, non è realmente successo.
È frutto della fantasia di un gruppo di players che si divertono.
Volete divertirvi con noi?
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mercoledì 8 aprile 2015
1972
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martedì 7 aprile 2015
Young, cool and smart
Hester: i primi jeans, la prima felpa da hipster. Non gradiva le calzine, ma le stavano benissimo.
Madison ha gusti particolari in fatto di moda neonatale.
Il nonno ha gradito.
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domenica 22 marzo 2015
Everything I Do...
Talvolta, le parole possono arrivare da altri eppure essere nostre, appartenerci comunque.
Messaggio di Nathaniel:
Messaggio di Brianna:
So honey now
Take me into your loving arms
Kiss me under the light of a thousand stars
Place your head on my beating heart
I’m thinking out loud
Maybe we found love right where we are
When my hair’s all but gone and my memory fades
And the crowds don’t remember my name
When my hands don’t play the strings the same way,
I know you will still love me the same.
The Bangles Eternal Flame
Say my name, sun shines through the rain
A whole life so lonely, and then you come and ease the pain
I don't want to lose this feeling.
Close your eyes, give me your hand
Do you feel my heart beating, do you understand
Do you feel the same, am I only dreaming
Is this burning an eternal flame ...
The Bangles Eternal Flame
Say my name, sun shines through the rain
A whole life so lonely, and then you come and ease the pain
I don't want to lose this feeling.
Close your eyes, give me your hand
Do you feel my heart beating, do you understand
Do you feel the same, am I only dreaming
Is this burning an eternal flame ...
Messaggio di Nathaniel:
Bon Jovi Thank You For Loving me
Messaggio di Brianna:
Savage Garden - I Knew I Loved You
I knew I loved you before I met you
I think I dreamed you into life
I knew I loved you before I met you
I have been waiting all my life
There's just no rhyme or reason
only this sense of completion
and in your eyes
I see the missing pieces
I'm searching for
I think I found my way home
I know that it might sound more than
a little crazy but I believe .
Messaggio di Nathaniel:
Bryan Adams - (Everything I Do) I Do It for You
Ma è vero, darei la mia vita per te.
Bryan Adams - (Everything I Do) I Do It for You
Ma è vero, darei la mia vita per te.
Sì, anche io darei la mia vita per te e potrei morire non una ma mille volte per te... Però, io ti ho già donato la mia vita e per poter vivere mille giorni insieme te, svegliandomi al tuo fianco e prendendo sonno accanto a te.
Look into my eyes, you will see
What you mean to me
Search your heart, search your soul
And when you find me there you'll search no more
Don't tell me it's not worth tryin' for
You can't tell me it's not worth dyin' for
You know it's true
Everything I do, I do it for you
Look into your heart, you will find
There's nothin' there to hide
Take me as I am, take my life
I would give it all, I would sacrifice
Don't tell me it's not worth fightin' for
I can't help it, there's nothin' I want more
You know it's true
Everything I do, I do it for you
Oh yeah
There's no love, like your love
And no other, could give more love
There's nowhere, unless you're there
All the time, all the way, yeah
Look into your heart, baby
Oh, you can't tell me it's not worth tryin' for
I can't help it, there's nothin' I want more
Yeah, I would fight for you, I'd lie for you
Walk the wire for you, yeah I'd die for you
You know it's true
Everything I do, oh, I do it for you
Everything I do, darling
And we'll see it through
Oh we'll see it through
Oh yeah
Look into your heart
You can't tell me it ain't worth dying for
Oh yeah
I'll be there, yeah
I'll walk the wire
Oh, yeah
giovedì 19 marzo 2015
The Daddy in the World
Domani mattina, in cucina, Nathaniel troverà i gemelli svegli e la
colazione pronta. Sul tavolo c'è un pacchetto rettangolare e un
bigliettino scritto dalla Ethevyn: 'Festa del Papà 2015' è scritto sul
retro della busta, aprendola, Nathaniel troverà un biglietto d'auguri
con due mani argentate congiunte, aprendolo vedrà dei cartoncini scritti
e colorati da Brianna: 'Daddy, You're the Best in the World x Hester,
Heath'. Il regalo, ovviamente sempre da parte dei gemelli è un ciondolo
portafoto realizzato totalmente in argento di forma ovale con incisioni a
fantasia floreale nella parte anteriore, lucidato completamente nella
parte posteriore, apertura a scatto. Dentro sono miniaturizzate due
fotografia: a sinistra Hester e Heath dormono beati fra le braccia di
Nathaniel, seduto in poltrona e sonnacchioso a sua volta; a destra c'è
una foto di Nathaniel che sta chiacchierando con Madison nella cucina di
casa Hunt.
domenica 15 marzo 2015
The Wall
«Lei sa che sono anche
Umana. Siamo
Figli degli Angeli, a dirla con brutalità, siamo Figli delle Umane
che ci partoriscono, ci allevano, ci crescono. Siamo un raccordo fra
due piani di esistenza, che la cosa possa piacere, oppure possa
dispiacere. In quanto tali, non rinneghiamo nessuna delle nostre
nature, né siamo disposti a tenere in una sfera di cristallo gli
Uomini, considerandoli ingenui bambini incapaci di decidere cosa fare
della propria vita. Credo che sia inevitabile un contatto fra il Soprannaturale
e gli Umani: portali aperti in centro città, bizzarre creature che
escono dai laghi, stragi non meglio specificate, ormai l'informazione
viaggia su binari veloci ed è sufficiente un cellulare per rendere
milioni di persone partecipi dell'esistenza di un'idra. E possiamo
solamente lodare Dio, che non vi sia anche un cellulare per ogni
drago che decide di svolazzare in città. Il punto non è creare la famosa bolla in cui stipare
sei miliardi e rotti di anime, tenerli a guardare TG farlocchi e
sciocchi serial. No, il punto è evitare delle vittime. Evitare
che il fuoco bruci delle mani che non sanno che la fiamma farà male.
Può sembrare un cavillo, invece mi creda è una questione etica,
morale ed oggettiva di grande importanza Perciò, credo sia saggio evitare che la
gente, le persone... Non sciocche, non indifese, ma ignoranti perché
ignorano la realtà nella sua completezza vengano distrutte da una
verità che è feroce, aggressiva e letale. In poche parole, credo
che serva uno scudo fra le persone e il Soprannaturale, una
parete difensiva che eviti i danni. Una parete che argini i
pericoli.»
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venerdì 13 marzo 2015
Piece of Me
Sono ritornata. Shane ha
recuperato la mia anima, ha dato il mio corpo la scintilla che s'era
bruscatamene spenta.
Il primo barlume di
consapevolezza è stato per i miei figli, ho ricordato i loro volti
addormentati, ho avvertito la necessità di vederli, di tenerli fra le
braccia, cullarli mentre erano svegli. Ho compreso, perché il mio
spirito non avesse pace: Hester, Heath hanno bisogno di me o forse,
io desidero convincermene perché alla prova dei fatti, i gemelli
erano puliti, profumati, sfamati.
Sono a casa, adesso. Sono
circondata dalle persone che amo, dovrei sentire un senso di pace, di
sollievo, invece sono stanca.
È naturale, dicono,
gradualmente ritornerò ad avere la stessa energia, la medesima
forza, eppure c'è dell'altro. Faccio il possibile, perché nessuno
possa vederlo, avvertirlo però non lo nego a me stessa, c'è
dell'altro, non so definirlo.
Piango, ogni volta che sono sola, piango sino a quando gli occhi non sono gonfi e la testa pulsa di dolore, piango senza mangiare un boccone, distesa sul divano.
Piango, ogni volta che sono sola, piango sino a quando gli occhi non sono gonfi e la testa pulsa di dolore, piango senza mangiare un boccone, distesa sul divano.
«Sento come se un
pezzetto di me fosse perduto.» ho detto ad Haniel, l'unico a cui
abbia pensato di confidare una cosa talmente complessa e dolorosa.
Gli ho telefonato barricata al terzo piano, con Beren e Luthien
sistemati sul mio grembo.
«È impossibile, gli
Stregoni non fanno lavori a metà.» ha ribattuto in tono pratico:
«Sei te stessa, ma forse qualcosa è semplicemente cambiato. Hai
cento anni, Brianna, se non ti evolvessi nel tempo, saresti una
creatura sciocca e inutile, ma tu non sei né l'una, né' l'altra.
Dimmi, cosa c'è?» ha chiesto.
Sono scoppiata in lacrime
ed è stata la mia replica, perché Haniel non ha fatto pressione. Io
non so spiegare in che senso possa essere cambiata, quale granellino
della mia personalità abbia preso un'altra direzione, però è
accaduto.
Trovo conforto nella
stanza dei bambini, osservo la loro innocenza, progetto un futuro che
sia sgombro da nubi, un avvenire di ostacoli sormontabili, mi chiedo
se Nathaniel avverta qualcosa o sia troppo chiuso nelle sue emozioni
per badare ai miei stati d'animo.
Non è empatico, non può
sapere cosa si prova a sentire la rabbia, il dolore, il rimpianto
altrui, quando distende la mano verso di me, soffoco l'impulso di
raggomitolarmi di lato, di rimanere con le mie riflessioni, senza
essere travolta dai suoi sentimenti negativi, in silenzio, senza
farlo notare per timore che una sillaba, un sospiro, finiscano per
generare una discussione che non potrei sostenere.
Rimango sveglia, preparo la colazione, sistemo
Hester e Heath, li tengo svegli perché salutino il papà, talvolta
anche Madison; cucino e chiedo dei miei fratelli.
«Ne hai parlato con
Nathaniel?» è la domanda che mi fanno anche i fili d'erba attorno
alla Sede.
Non l'ho fatto, per ora.
Voglio parlare con Nathaniel, stavolta, non importa quale sia il prezzo da pagare. Sono sfinita, devo trovare rimparo in lui, dovrebbe essere uno sforzo reciproco, venirci incontro.
Voglio parlare con Nathaniel, stavolta, non importa quale sia il prezzo da pagare. Sono sfinita, devo trovare rimparo in lui, dovrebbe essere uno sforzo reciproco, venirci incontro.
Sono morta in questa
casa, non mi sento a mio agio, qualcosa è cambiato per sempre.
Stavolta non posso farcela da sola.
Dovrebbe essere il primo a saperlo. Dovrebbe essere il primo a
cercare di vedere quanto sappia amarlo, oltre le differenze, oltre i
difetti, oltre gli sbagli.
Stavolta non posso farcela da sola.
Deve solo amarmi,solo dire che ci riusciremo insieme, non importa come ma insieme. O amarmi è la disgrazia della sua vita? Temeva lo fosse per Ariana conoscere lui, ma forse è per lui, avere accanto a me.
Sono stanca, sono
arrabbiata, sono confusa, piango appena sono sola, piango sino a quando non ho mal di testa e scordo di mangiare. Io non sono debole. Nessuno mi renderà debole.
È tempo di affrontare la vita.
È tempo di andare avanti.
È tempo di affrontare la vita.
È tempo di andare avanti.
venerdì 6 marzo 2015
One last time, say my name
Nathaniel urlerebbe se solo avesse il fiato per farlo. Invece si mozza, e il cuore sembra perdere qualche colpo quando vede la compagna, l'amore della sua vita, accasciarsi a terra. «Brutto fottuto bastardo! Tornatene da dove sei venuto!» non soltanto schiva alla grande il colpo che lui cerca di infliggergli, anzi si scosta abilmente sul lato, ma tenta poco diplomaticamente, il momento dopo, di abbassare le braccia, reggere l'arma con la sola mano destra e poi fare il gesto più avventato della sua vita, con ogni probabilità. Forse pure l'ultimo. Non si china a guardare come sta la moglie, non si mette a piangere. Non è il momento. Semplicemente si avventa contro il cacciatore e tentare, ovviamente facendo conto sullo slancio appena messo, se non sul proprio peso, di atterrarlo. La mano sinistra che nell'impatto, tenterebbe pure di acchiappargli il polso con cui regge la katana. È semplicemente la forza della disperazione, mista alla rabbia più cieca, al momento. Nel movimento non viene emessa parola, né tanto meno alcun suono o respiro. Sembra semplicemente... Sospeso. E dire che sarebbe un becchino e un anonimo medium che lavora il legno e restaura libri. «Smettila!» c'è più disperazione che tentativo di zittire la moglie o essere arrabbiato per chissà quale motivo.
Brianna sapeva che non sarebbe sfuggita al Darach, l'ha compreso quando si è avventato su di lei alla Sede. È stata una sensazione epidermica, anche se Umana ha saputo riconoscere la morte, quando si è presentata. Vede altro sangue addensarsi sull'ingresso, comprende che arriva dal nemico. «Muoiono.» è la sua constatazione, è la sua consolazione. «Usa il mio cellulare.» nel parlare, sente il palato invaso da un sapore aspro, ferroso, qualcosa di caldo scivola dalla bocca. I polmoni, il cuore si muovo pigramente, stremati dalla perdita ematica, vicini al collasso. «Nathaniel.» pronuncia quel nome con amore, con gratitudine, un suono dolce immerso nella violenza della notte. «Vivi per... Noi.» è scossa da un sussulto nervoso, vorrebbe tendere le braccia, ormai non riesce a tendere alcun oggetto. «Per noi. Per noi. Io sarò con voi. Non mi abbandonare, amore. Non mi lasciare.» la velocità di pronuncia aumenta, il tono si abbassa e si confonde: «Non ti vedo. Dove sei?» domanda con angoscia: «Nath... Non posso... Perderti. Amore, non andare... Ci siamo trovati, alla fine. Dì il mio nome, solo un'altra volta... Ti prego.» ha un attacco di tosse: «Dì il mio nome, quando lo fai... Quando mi parli è come... Una luce che si accende nella mia... Anima.» sussurra, gli occhi castani si velano di lacrime. Avverte la sofferenza fisica affievolirsi, perché buona parte del sistema nervoso si è bloccato, l'aspetta l'apnea dolorosa in cui vorrà espandere il torace senza riuscirvi.
Non riesce a disarmare il Medium, e se avesse sentimenti, il cacciatore, sarebbe parecchio stizzito. Invece osserva i movimenti di entrambi. Brianna agonizzante e Nathaniel prova pure ad aggredirlo fisicamente. Il Darach si sposta, lasciando capitolare il Medium a terra, non infierisce su di lui, per ovvie ragioni, piuttosto si accanisce nuovamente contro la Ethevyn, andando ad impugnare la katana saldamente, con due mani e proverebbe a spingerla con forza contro il petto della donna, diretto al cuore. Non c'è nemmeno un filo di pentimento in quel gesto, non c'è un minimo di rispetto niente. C'è solo un ordine da rispettare, un compito da portare a termine. Guarderà subito dopo Nathaniel, come se volesse assicurarsi che abbia visto la fine della sua consorte. La crudeltà.
Nathaniel capitombola a terra, neanche a dirlo. Si sbilancia e finisce con le ginocchia piantate nel tappeto del salotto di casa Hunt. C'è orrore nello sguardo, dopo quel gesto avventato e finito davvero male. Fissa per qualche secondo il pavimento, con la consapevolezza di averla, probabilmente, condannata a morte. Poteva sparare, poteva essere più veloce, poteva darle tempo o modo di scappare, di uccidere in qualche modo il cacciatore o farlo sparire. Niente di tutto questo. Si gira lentamente, richiamato dalla voce della moglie. Non dice ancora nulla ma si avvicina, carponi, senza separarsi comunque dall'arma. Cerca di arrivare il più vicino possibile alla sua figura, di piegarsi su di lei, ma viene letteralmente gelato sul posto dall'ennesimo colpo inferto a Brianna, questa volta diretto al cuore. Segue il movimento con gli occhi sgranati, la bocca aperto in un urlo di disperazione che suonerebbe strano persino a lui e anzi, lo è. Non si rende conto di farlo, non si rende conto nemmeno di mettersi a piangere. Ma è quando la creatura si gira verso di lui, che punta nuovamente la pistola e preme il grilletto. Stavolta mira al cuore del cacciatore, così come lui ha fatto con Brianna. «Brì, non mi lasciare, ti prego...» mormora appena, tirando su con il naso e provando ad accarezzarla, a scuoterla. A cercare eventuali segni di vita: «Vediamo se ce l'hai tu, un cuore.»
Il colpo alla Nephilim va a buon fine, la katana viene estratta dal petto della donna e rimessa nel suo fodero. Il suo compito qui è finito. La mattanza è compiuta. C'è sangue ovunque, sangue di Brianna, sangue del Darach. Lacrime, pallottole piantate nel muro, vasi rotti. C'è un sipario che cala, tutto diventa nero, tutto sembra inutile, tutto sembra andare in frantumi in questi casi. La vita a New Orleans non è facile, avere una famiglia legata al sovrannaturale non è facile, essere un esponente di una razza non è facile. Brianna ha pagato il suo essere figlia di un angelo con la vita. Nathaniel spara, probabilmente è l'ultimo tentativo che farà, ed il Darach evita, come a voler far capire che è tutto inutile, ogni sforzo compiuto dall'altro è spreco di forze. Rimessa la katana al posto si avvierà correndo verso la porta d'ingresso, non l'aprirà, ma la stessa figura svanirà nel fumo nero, come è comparsa tra quelle mura. Brianna non andrà via del tutto, no, avrà modo di stare vicino a Nathaniel, in un'altra forma che solo ed esclusivamente il medium può vedere.
Nathaniel non prova più a sparare. Abbandona l'arma di fianco a se e cerca di raccogliere come può, infischiandosene di inzaccherarsi di sangue, con le dita che tremano, il corpo di Brianna. Cerca di stringerla a sé, mentre si piega in avanti con il busto fino a tentare di poggiare il capo, con il lato sinistro, contro il suo petto. Piange e calde lacrime prendono a scorrergli giù dagli occhi arrossati e stanchi, fino sulle guance e poi ad imperlare la barba, mischiandosi con il sangue della Nephilim. Ondeggia piano con il tronco, quasi tentasse di cullarla, dolcemente e lentamente. «Non ci sono riuscito...» deve mettere parecchie pause per riuscire a finire una frase: «Non sono riuscito a proteggerti.» la voce praticamente un sussurro spezzato dai singhiozzi. Alza però lo sguardo, carico d'odio, verso il cacciatore. E in effetti sarebbe anche pronto a difendere i suoi due bambini al piano di sopra, se questo tentasse di uccidere anche loro. Rinuncerebbe alla sua stessa vita per loro, per volontà di Brianna. Sembra sfidarlo, almeno fino a quando questo non si allontana e poi, semplicemente, sprofonda nel suo silenzioso dolore. Un dolore intenso, come essere privati del proprio, di cuore o della propria anima. Come se un pezzo di lui si fosse disgregato, spezzato con la morte di Brianna.
Brianna è immersa in quel vuoto, quando il gelo della morte va a separarla dal mondo dei vivi. C'è qualcosa della sua consapevolezza che permane, una scheggia di lucidità che dona una parvenza fisica allo spirito, appare come uno Spettro dai capelli blu e un teschio a stravolgere i lineamenti gentili, ha una sfilza di lividi sul collo, gronda sangue dal ventre, dal petto, le braccia rilassate lungo i fianchi, i piedi scalzi con solo le calze di cotone. «I bambini hanno fame.» parla in tono stranamente fermo, sicuro. È morta da una manciata di minuti, eppure sembra averlo scordato. Non è apparsa all'ingresso, infatti ma sulle scale che vuole salire per raggiungere i gemelli. L'unico che può vederla, che può sentirla è Nathaniel. «Potresti preparare il bagnetto?» domanda al marito. Non ritiene di aver ragione di volgersi o forse non desidera fare i conti con la realtà, il suo obiettivo è andare nella cameretta di Heath e di Hester, stare con loro. La sua logica è distorta, piegata da quanto avverte, non è la Ethevyn, non è neppure la stessa donna, qualcosa in lei cambia, come accade a ogni Skull, separato dal suo corpo, dal mondo e ancorato ad esso. «Nath. Vieni.» lo chiama, infine.
Nathaniel preme il viso contro di lei, affondando i singulti. Un riguardo per i bambini, si presume, anche se al piano di sopra e non ancora... "coscienti" di ciò che accade nel mondo, non almeno quanto un adulto o un bambino più piccolo. Non si preoccupa però del fatto che Madison possa arrivare da un momento all'altro e, si spera, viva e vegeta. Prosegue con quel movimento impercettibile, che chiunque gli graviti attorno, avrà potuto vedere soltanto quando ha in braccio i bambini, quando arriva la voce di Brianna direttamente a sfiorarle le orecchie. Sgrana gli occhi ma non si alza ancora da lei, da ciò che rimane del suo corpo. «A...» una pausa, deglutisce a forza: «Arrivo subito.» tira su con il naso. «Tu...» preme le labbra tra di loro e cerca di ricacciare indietro le altre lacrime: «Tu vai. Io arrivo subito, te lo prometto.» solo ora alza lentamente il capo e si asciuga frettolosamente le guance, ma non gli occhiali, che comunque rimangono spruzzati di lacrime. Macchioline minuscole che vanno ad offuscargli la vista, come se le lacrime stesse non bastassero. O la miopia. «Arrivo subito.» lo ripete nuovamente e stavolta cerca persino di sorriderle.
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