Doverosa Nota

Brianna Berenice Byrne non esiste e così la sua famiglia.
Tutto quello che viene riportato su queste pagine virtuali, quindi, non è realmente successo.
È frutto della fantasia di un gruppo di players che si divertono.

Volete divertirvi con noi?
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martedì 15 luglio 2014

Happy

Ha salvato l'Universo dal Caos, ancor prima di conoscere l'identità della ragazza aggredita a Tremè, s'era interessato a lei con la premura sincera di chi ha la Legge della Giustizia scritta nel cuore e con il coraggio semplice, deciso degli onesti ha combattuto e ha vinto.
Nathaniel Hunt avrebbe potuto chiedere qualsiasi cosa, avrebbe potuto cambiare la sua vita sino a renderla perfetta, non adombrata dai ricordi spiacevoli che il dono comporta ma lui desiderava restare al mio fianco.
Pandora ha spalancato un mondo davanti ai suoi occhi e Nathaniel si è voltato a cercarmi, ad assicurarsi che fossi con lui.
Dove altro potevo essere?
Non potrei allontanarmi dall'uomo che mi insegnato ad amare, a sentire un altro essere vivente senza l'ausilio dell'empatia, ma conoscendone gradualmente l'indole, imparando a leggerne lo sguardo, a studiarne i movimenti così che qualsiasi cosa di lui mi sia chiara, mi sia cara.
È un'anima così nobile, la sua, aperta al prossimo eppure segnata dalla diffidenza che trova l'energia per imporsi, per scegliere senza lasciarsi trascinare dagli eventi.
L'amore che ho in me non è un sentimento irrazionale, perché so perfettamente da cosa è alimentato, perché mi fido ciecamente del suo giudizio, delle sue azioni, delle sue capacità, perché lo ammiro per la costanza nel cercare le sue figlie, per la sensibilità e per la pazienza che mi riserva, perché accetta chi sono, perché non vuole che io sia diversa o finga di volerlo essere.
Se non l'avessi incontrato, se non mi avesse notato, non avrei imparato ad appoggiarmi a qualcuno, non avrei compreso di poter essere più di un'aggiunta fatta in fretta e furia, ma avrei proseguito a restare in un angolo ad attendere d'essere chiamata, di essere richiesta, di essere grata per l'attenzione concessami.
Lionel ha sempre creduto che sbagliassi in questo, che avessi i medesimi diritti degli altri che fossero Nephilim, Lycans, Hunters però io gli raccontavo di come avessi guadagnato l'affetto di papà con la modestia.
«No, lui ti voleva bene perché hai un buon carattere, una volontà di ferro con una testa conseguentemente dura.» ha sempre sorriso orgoglioso nel dirlo: «Perché eri una bambina innocente che lui ha cresciuto sino a che non è diventata una donna intraprendente e concilliante al tempo stesso. Amarti è semplice, quasi naturale e sei l'unica a non vederlo. »
C'era della verità nelle sue parole, non l'ho mai negato ma la sensazione di dovermi sdebitare per l'amore ricevuto mi ha seguita dalla nascita, sino a quando Nathaniel non si è innamorato di Nihael, l'erede di Haniel, sino a quando non ha chiesto a Pandora di legarsi alla mia sorte, di essere il mio compagno.
È così che lui, Nathaniel Hunt, mi ha mostrato un modo di amare senza paura, senza l'ansia della perdita.
Per la prima volta in cento anni, sono felice.

lunedì 14 luglio 2014

A Sky Full of Stars

‘Cause you’re a sky, ’cause you’re a sky full of stars
I’m gonna give you my heart
‘Cause you’re a sky, ’cause you’re a sky full of stars
‘Cause you light up the path.
Nathaniel ha tante, troppe novità da raccontarle, o da mostrarle, o di cui metterla al corrente. Una di queste è il loro mezzo di trasporto, già mostrato in precedenza quando si sono dati appuntamento ed è passato a prenderla, qualsiasi posto lei gli abbia indicato. È un macinino di cui va strettamente fiero, un vecchio maggiolone riportato alla modernità con qualche accorgimento, per lo più basato sulla carrozzeria e il ricolorarlo con una tonalità più accesa di rosso. La particolarità, oltre all'essere piuttosto datato, sta in effetti nel tettuccio apribile che la rende un auto godibilissima nel clima estivo, se sono a New Orleans non piovesse ogni giorno. Questa sera, per grazia divina o per sommo dispiacere, ha invece abbassato il tutto, prendendosi l'aria sul viso e avendo il solo tetto di stelle sopra entrambi. La seconda è che si stanno dirigendo, ormai prossimi alla meta, in un luogo per lo più sperduto in mezzo a quella zona densamente popolata di zanzare e qualche alligatore che sono i dintorni di New Orleans, lì dove il Mississipi si muove pigro tra anse in mezzo alla vegetazione. «Allora.» piccola pausa, per quanto il discorso non sia mancato lungo il tragitto, con ogni probabilità: «Ti piace?» mani sul volante, entrambe a stringerlo con una certa sicurezza. Sorriso dell'entusiasta per natura o quello di qualsiasi uomo con un mezzo proprio che non sia un carro funebre. Lo sguardo si gira verso di lei ignorando momentaneamente la strada che si snoda con una scarsità disarmante di luci. Addosso una camicia nera dalle maniche rimboccate fino ai gomiti e un paio di pantaloni beige.
Brianna era ad aspettarlo vicino alla Chiesa, perché rientrata dal Radius Night Club ha sentito il bisogno fisiologico di lavarsi, strofinando la spugna sulla pelle neanche si fosse rotolata nel fango e l'abito è finito in tintoria dentro una custodia per evitare il contatto diretto. Ha cambiato stile: i capelli castani sono raccolti in un'alta coda, il viso è appena velato di trucco e indossa un paio di jeans aderenti, una maglietta a mezze maniche a righe orizzontali bianche e blu con un fiocco di seta ornamentale sulla spalla sinistra e un cardigan bianco con righe sottili a coprirla dall'aria notturna, ha sandali e borsa estiva abbinati, chiaramente. Ha girato attorno alla macchina per studiarla meglio e quindi si è seduta al posto del passeggero, il posto del morto appunto godendosi l'espressione entusiasta di Nathaniel. Gli ha raccontato qualche aneddoto sulla Verte Etoile, sulla cena con le nipoti, avrà chiesto di Anja e di Key ma alla fine alla domanda annuisce. «Mi piace.» ribatte allegramente: «Dove l'hai comprata? L'hai sistemata tu?» domanda incuriosita. «Sembra adatta per fare qualche gita!» esclama speranzosa. La sua aura è la consueta sensazione di benessere, di pace celestiale che le consente di cacciare indietro il timore di aver lasciato acceso il forno alla Sede. Si sporge un poco sul sedile, anche se ha la cintura di sicurezza o la patente di Nathaniel finisce al macero, appoggia la mano sinistra sul bordo della seduta per accarezzargli il collo con la punta del naso, prima e con le labbra in seguito. «Mi stai forse sequestrando, Nathaniel Hunt?» mormora con voce bassa, un tono che non appartenesse alla Ethevyn, alla figlia di un Arcangelo, si direbbe parecchio insinuante.
Nathaniel guida tranquillo, senza eccedere troppo nella velocità, anche perché praticamente impossibile con un veicolo simile. Il gomito sinistro poggiato dove teoricamente ci sarebbe il finestrino, ovvero sopra la portiera e il vento che gli arruffa i capelli, metro dopo metro, chilometro dopo chilometro. Gli occhiali da vista però sono di nuovo lì, a fare bella presenza(oltre che utile), sul naso. «Me l'hanno venduta per poco.» ammette e la maggior parte della gente non stenterebbe ad immaginarlo: «E no, non sono in grado di rifare tutto io o fare la revisione.» scuote piano il capo, premendo le labbra tra di loro: «L'ho presa da un anziano vicino di casa che voleva disfarsene a tutti i costi. Era troppo in buone condizioni per non approfittarne.» con l'entusiasmo di chi, solitamente, sfoggia un auto di gran lusso e non un maggiolone che appena si azzarda a fare un percorso a velocità più sostenuta, fa lo stesso rumore di un macina caffè in qualche caffetteria italiana. «Potremmo magari andare al mare, un giorno di questi.» gira lo sguardo verso di lei, ancora in favore della sua figura, prima di virare ancora verso la strada. E non appena il naso della Nephilim entra in contatto con il proprio collo, esegue una sterzata brusca seguita da uno sbuffo dalle narici che lascia presagire una risata: «Devo comprarmi una targa da mettere qui.» indicando più o meno la zona dello specchietto retrovisore: «Proprio qui. "Non parlare al conducente e ancora meno, non toccarlo se si è una bellissima centenaria".» ricambia comunque il gesto insinuando parte del viso tra i suoi capelli, anche se raccolti, poggiando le labbra sulla sommità del suo capo e indugiandosi qualche momento in più. «Ti sto portando alla perdizione, sappilo, oltre a sequestrarti.» i giri del motore però diminuiscono, in prossimità di una piazzola dispersa nel nulla: «Chiederò il riscatto, come mi hai suggerito una volta, così possiamo scappare verso luoghi ignoti e assolati.» fa una piccola pausa: «Ho una cosa da dirti e una cosa da fare.» ancora una, sorridendo a labbra strette: «Quale preferisci per prima?»
Brianna non ha una macchina di lusso, anzi sono le ultime cose che guarda in una persona ma notare la soddisfazione di Nathaniel basta a farle apprezzare l'auto. «Capisco.» dice senza inasprire il tono, anzi appare di ottimo umore, soave come lo è di solito. «In effetti, l'ha tenuta molto bene. Immagino non ci fossero grandi revisioni da fare.» ipotizza, lanciando una nuova occhiata all'interno. «Serve una radio con il cavo per connettere l'ipod.» aggiunge vivacemente: «Io ascolto sempre la musica, mentre guido.» gli spiega. Fa una pausa, alza appena il viso a guardare la strada senza scostarsi da lui. «Sarebbe bellissimo andare al mare o girare attorno alla città.» acconsente, cercando di dargli qualche altro bacio sul collo, anzi dietro l'orecchio. «Se vuoi, te la faccio confezionare apposta ma ricorda che io sono ligia alle regole.» sussurra, quasi lo sfidasse. Allontanandosi un poco, inclina la testa d'un lato. «Il tutto in un'unica serata.» replica affettando ammirazione: «Adesso, potresti chiedere un riscatto anche alla Fratellanza.» afferma scherzosa, perché le finanze dei Nephilim sono miserande. «Oppure a Madame Etoile.» all'ultima frase, ride per qualche secondo. Non è dato sapere se nutra scarsa fiducia nel buon cuore della sua datrice di lavoro o se ridimensioni le sue doti di erborista. Ritorna al suo posto, dopo il suo bacio. «Una cosa da dire.» valuta tra sé e sé, la fronte è attraversata da una ruga d'espressione: «Continuo a pensare che sia qualcosa di strano. Qualcosa che non ha a che fare con le faccende sul lavoro.» arguisce, perché è un'attenta osservatrice e un mente brillante. «Parlane.» lo invita. Respira a fondo, cercando di appoggiarsi allo schienale.

‘Cause you’re a sky, ’cause you’re a sky full of stars
I wanna die in your arms
‘Cause you get lighter the more it gets dark
I’m gonna give you my heart.


Nathaniel fa spallucce: «Alla fine non mi sarei mai visto su un'utilitaria di ultima generazione ma che somiglia più ad una scatola di cartone.» il sorriso si allarga: «Quindi, poco mi importa di quanto mi sia costata la revisione.» le parole di un padre fiero mentre lascia che sia soltanto la sinistra a poggiarsi sul volante e la destra va a scalare la marcia fino a fermarsi nella piazzola prima citata. Non spegne subito il motore, anzi inserisce semplicemente il freno a mano, girandosi poi verso di lei, anche con il tronco: «Io ci metto la radio, tu la compilation.» piccola pausa: «Ci stai?» cenno del capo verso di lei: «Facciamolo. Lo sai che non aspetto altro e che ti liberi un po' per girare.» ride senza trattenersi stavolta, le spalle che sobbalzano: «L'appenderei ogni volta che sono in auto con te.» il tono di voce però si abbassa drasticamente e si fa più morbido, quando quei baci arrivano appena dietro l'orecchio. Piega il capo su un lato e cerca di raggiungere anche il suo collo, stavolta disegnandoci un bell'orologio fatto di denti, senza tuttavia avere l'intenzione di fare male o ferirla: «Io sono convinto che sborserebbero tutto lo sborsabile pur di riaverti.» c'è una buona dose di convinzione nel tono di voce per altro sottolineando le parole con lenti cenni di assenso: «È qualcosa di importante, appunto.» fa breve pausa: «Il lavoro non è abbastanza importante per aver bisogno di parlartene di persona.» la mano destra alla cieca cerca le chiavi, finalmente spegnendo il motore e di conseguenza le luci: «Okay.» prende un lungo respiro: «Parlane.» alza lo sguardo verso la volta celeste: «Ho chiesto il mio regalo, premio a Pandora.» spiega, mentre la sinistra va a cercare la manovella per aprire la portiera: «Intanto usciamo di qui.» la piazzola appena citata si apre su un ulteriore passaggio sconnesso e sterrato, ma comunque illuminato, che si dirama in mezzo al verde: «E per fare quello che dobbiamo, abbiamo bisogno della luce. Ho fatto qualche sopralluogo durante il giorno.» spiega, senza però arrivare ancora al punto focale della discussione.
Brianna annuisce lieve, non ha alcuna affinità con i motori anche per ragioni anagrafiche, ha già sistemato la borsa sui sedili posteriori per avere maggiore libertà di movimento, aspetta a slacciare la cintura di sicurezza, accarezza appena il cruscotto: «Hai ragione: è una bella macchina, si adatta benissimo a te e vale la pena curarla.» decide mentre studia la piazzola, non sembra essere mai stata in quel luogo e ciò non la turba minimamente. Se ci fossero dei malintenzionati, saprà come metterli in fuga. «La playlist.» fa finta di correggerlo, alzando l'indice sinistro per tentare di sfiorargli la punta del naso. Scrolla le spalle. «Se alla terza traccia, ti addormenti e finiamo in una scarpata sarà comunque colpa tua.» sbotta teatrale, gonfiando le guance per rilasciare l'aria dalla bocca. Non sono in montagna, ma sorvoliamo sui dettagli. Si ricompone, acconsente silenziosa. Solleva gli occhi, abituandosi all'assenza di luce nella macchina, armeggia per liberarsi. «Il regalo: è stata generosa.» constata per non rimanere imbambolata nell'attesa. Comincia a valutare le ipotesi: parte da una resurrezione degli avi, passa a un sereno matrimonio con la madre delle sue figlie, che Nathaniel ha ammesso di aver amato segretamente per lungo tempo. La sua mente si blocca lì, sofferente ma rassegnata. Si fida del Medium, ma comprenderebbe qualsiasi suo gesto nel bene e nel mare. Scosta la portiera. «Dobbiamo montare dei mobili Ikea?» chiede divertita. Si volta a sorridergli. Resta seduta con le gambe fuori dal veicolo, aspetta a raddrizzarsi. «Posso sopportare qualsiasi cosa. Mi basta che tu sia onesto.» lo rassicura, va a raggiungerlo con le braccia rilassate lungo i fianchi, cerca di far scivolare la sua mano sulla sua spalla.
Nathaniel l'osserva a lungo in quel commento, alzando poi entrambe le sopracciglia, tanto da farle comparire oltre l'orlo superiore degli occhiali: «Poi, sai com'è...» cerca di addentarle il dito, di fatto mordendo solo l'aria, quando lei va a poggiare il polpastrello dell'indice contro la punta del proprio naso: «Ho sempre avuto un debole per le cose vecchiotte e datate.» il sorriso che si disegna sul viso del Medium, per una volta, assomiglia a qualcosa di malizioso, sempre mantenendo gli occhi verdi sul suo viso, alla ricerca del suo sguardo: «Vintage.» patta prima contro il cruscotto del mezzo poi contro la sua gamba, prima che lei decida di aprire la portiera e portare fuori i piedi. «Quella.» annuisce blandamente: «Vorrà dire che me ne assumerò le responsabilità, quando entrambi vagheremo in zona, con colori di capelli da far invidia ad un punk.» osserva ogni suo movimento, ogni suo gesto. Per quanto non dotato di empatia, segue comunque le sue espressioni cercando di carpirne lo stato d'animo attuale: «Per quelli ci vorrebbe una laurea in ingegneria che io non ho.» quando lei va a poggiargli una mano sulla spalla, semplicemente piega il capo da quel lato, strusciando la barba contro il suo dorso. «Andiamo a fare una passeggiata, vieni.» cerca di scostarsi, delicatamente, di qualche centimetro e poi aprire maggiormente la portiera, pronto ad uscire: «Io sono onesto, ma sarei curioso di sapere cosa ti aspetti o cosa passa per quella testolina al momento.» toglie le chiavi e quando si rimette in piedi, cerca di infilarle all'interno della tasca dei pantaloni: «Mi prendi per piacere il marsupio che c'è nello sportello?» indicando sommariamente quello che dovrebbe trovarsi davanti al sedile del passeggero e che dovrebbe teoricamente ospitare patente e documenti del mezzo.
Brianna abbandona la borsetta con i documenti falsi, il cellulare, il blister della pillola in serenità, quando cerca di addentargli il dito, sorride mettendo in mostra le fossette. «Sei un maleducato!» si ribella con una mezza risata: «Uhm... Aggiudicato, allora.» constata alla fine. Chiuderebbe la portiera, perché è lecito sperare nella buonafede degli eventuali passanti ma è dannoso sfidarla. Non è preoccupata, non prova il timore di saperlo in un Museo a lottare contro dei mostri, però era più spensierata prima. Non obietta alla sua proposta, guarda qua e là per capire che genere di terreno l'attenda. «Hanno lo schema nella confezione, qualcuno l'ho montato per la Sede.» risponde, aggrotta la fronte ma alla sua richiesta si limita a voltarsi per cercare l'oggetto. «Certo.» glielo porge e finalmente, decide che lasciare la borsa sola non è una trovata geniale. «Sei sicuro di voler sapere come io ragioni?» domanda retorica, voltandosi e minimizza con un'alzata di spalle: «Di solito, cerco di vedere il lato migliore e di focalizzarmi su di esso ma per osservarlo, devo trovarlo e incappo in quello peggiore.» spiega tutto sommato tranquilla: «Mi sono soffermata su cosa potessi desiderare. Ritrovare una persona cara, che hai perduto. Ad esempio, tua nonna.» ipotizza cautamente, cercandone lo sguardo: «Oppure una prospettiva di vita diversa: tu hai una famiglia, oltre ai tuoi genitori.» prosegue trattenendo ogni sfumatura negativa, allunga la mano sinistra: «Se volessi sentirla vicino, io ti capirei. È legittimo.» dice con maggiore fermezza: «Non sto dubitando di nulla, non ti sto rimproverando niente. Credimi.» si difende preventivamente: «Mi ami. Lo so.» chiude la bocca qualche secondo.
Nathaniel: «Quella magari prendila.» alludendo evidentemente alla borsa, accennandole un sorriso: «So che voi donne avete di tutto nelle borse...» non ironizza, anzi il tono e l'espressione si addolciscono: «E poi questa non la ruberebbe neanche il ladro più sbadato, quella invece sì.» solleva il sedile dal proprio lato e poi cerca di allungarsi per prendere l'accessorio e infine porgerglielo. «Ma no, era un complimento. E poi avete le curve sinuose entrambe.» fa lampeggiare brevemente le sopracciglia, prima di riabbassare il sedile e chiudere finalmente la portiera: «Allora vorrà dire che se devo montare un mobile Ikea, ti chiamerò per una consulenza.» scambio di borse e lui va a prelevare il marsupio, alla fine aprendo la zip per estrarre la smith&wesson: «Questo è il primo indizio della serata.» sorride, fino a scoprire la dentatura e un paio di fossette laterali alla bocca: «Non ho intenzione di spararti a sangue freddo.» aggiunge come se ce ne fosse reale bisogno: «Anche perché è probabile che mi ridurresti in una polpetta ancora prima di aver premuto il dito sul grilletto.» alla sua domanda, quindi, si ritrova ad annuire: «Certo che voglio saperlo.» rimane in ascolto, in silenzio. Sorride ancora al ricordo della nonna poi per il resto non fa altro che scuotere il capo con lentezza. «No.» il tono fermo e sicuro ancora cercandone lo sguardo, una volta che ha aggirato il mezzo e si è posto a fronteggiarla: «Sono contento se sta bene, se è in salute, ma non voglio più averci a che fare con lei.» inspira a fondo: «E io non voglio una famiglia che non sia quella formata da te e me.» solleva la mano, quella sprovvista di pistola per premere polpastrelli e palmo contro la sua guancia, spingendo appena la testa in avanti per provare a poggiare la fronte contro la sua: «E le mie figlie.» aggiunge, ancora scuotendo il capo: «Il regalo che ho chiesto è per noi due.» una breve pausa: «In realtà, è abbastanza egoistico ma è uscito fuori quando abbiamo parlato o meglio abbiamo bloccato l'argomento sul nascere, mentre ero ubriaco la scorsa sera.»
Brianna sistema la maniglia della borsa sulla spalla. «Sì, non ho voglia di fare altri documenti.» risponde ironica a Nathaniel, si volta a fissare il profilo della macchina: «Mi piace, poi è stata rimessa a nuovo. Io non la lascerei aperta.» fa notare neutra: «Grazie, in una dimensione parallela dominata da Maschi Alpha, è un complimento generoso essere paragonata a una vettura.» borbotta, cerca di andare ad affiancarlo: «Io sono contro la caccia.» dice compita, però qualcosa l'ha subodorato. «Sopravvaluti le mie capacità, ad ogni modo: se qualcuno volesse spararmi, saprei fare qualcosa per dissuaderlo.» concede. Tenta di circondargli il torace con le braccia, massaggiandogli la schiena con le dita, sorride senza scostare il capo. «Tu ne eri innamorato, lei ha preso le distanze e potresti avere il rimpianto di una vita con una donna che ha messo al mondo le tue bambine.» mormora, si solleva quanto basta per cercare di baciarlo per qualche secondo. «Conigli e uomini nudi?» si scosta con una risatina, anche se sa a cosa lui sia riferito, si stringe appena al suo corpo anche e può già sentirne il calore: «Quell'assurdità sul mio futuro?» serra la mascella in un'espressione tesa: «Io ho vissuto parecchio, Nathaniel, ho avuto la benedizione di guidare dei fratelli e tra molto, molto tempo potrò lasciare la vita senza faccende in sospeso. Sono sopravvissuta a troppe persone. Sono stanca di andare a avanti con un sacco di massi da portare dietro. Non cerco altro che di vivere con te. Non c'è qualcosa che vada oltre.» deglutisce, ha parlato con una quiete sconcertante: «Sei la mia famiglia. Sarete la mia famiglia. Sei la mia gioia e non importa quanto possa durare, importa che tu mi abbia conosciuto, che tu mi abbia accettato. Un giorno o un secolo senza di te sono ugualmente lunghi, ugualmente inutili.» termina la sua riflessione, restando in quella posizione.
Nathaniel: «Sono curioso però.» lascia la frase in sospeso. «Hai usato il tuo nome, o ne hai messo uno nuovo?» domanda occhieggiando per qualche istante la sua borsa. Si distacca da lei, giusto qualche minuto in più del previsto, richiudendo di fatto il tettuccio manualmente ovvio e per chiudere anche le portiere, tutte, dato che non esistono chiusure centralizzate per auto così datate: «Dai.» nel ritornare accanto a lei, cerca di regalarle una spallata leggera: «Stavo scherzando.» sospira: «E non posso neanche dare la colpa al pessimo humor inglese.» lo sguardo si abbassa poi verso l'arma, sollevandola di qualche centimetro così come la mano conseguentemente. «Per la caccia agli uomini, vestiti o meno che siano, preferisco usare la carabina o in alternativa una lupara.» si lascia abbracciare e il braccio libero da impedimenti e più prossimo alla sua figura va a circondarla: «Brianna, io sono felice che abbia messo al mondo le mie bambine. Sono felice di aver condiviso tanti anni con lei, nel bene o nel male. Sono felice di aver condiviso certe esperienze con lei.» si sposta lateralmente cercandone le labbra con le proprie: «Ma io non la voglio più nella mia vita, se non come madre delle mie figlie, se riuscirò ad incontrarle.» si stringe appena nelle spalle: «Nient'altro. Non sono neanche sicuro di volerla vedere o averci a che fare per troppo tempo.» inspira a fondo, dilatando la cassa toracica e trattenendo il respiro per qualche secondo: «Se io ti dicessi che ciò che ho chiesto a Pandora è vivere serenamente, io e te, senza vedermi diventare un vecchio rugoso e tu una giovane e avvenente colf?» butta fuori aria e parole, queste ultime uscite come un fiotto rapido. Intanto la passeggiata prosegue, addentrandosi verso quel sentiero che dovrebbe portarli ad un secondo spiazzo, sempre in mezzo al nulla. Nessuna casa, se non il rumore quieto del Missisipi, ad una certa distanza tuttavia.
Brianna scuote la testa: «Brianna Berenice Byrne.» scandisce il suo nome: «Questo nome l'ha scelto mia mamma, era sola ma volle comunque mantenere l'accordo fatto con mio papà e procedere con le lettere dell'alfabeto. In cuor suo, voleva solo che fosse possibile rimediare al suo errore.» racconta a Nathaniel senza rabbia o asprezza, sembra che questa sia una storia conclusa felicemente. «Non è male come battuta, quando sarai al pub, alza la pinta e dì qualcosa sulla tua donna che ha le curve sinuose quanto la tua macchina. Suona molto virile.» si interrompe per bloccare il riso, ma è una canzonatura bonaria: «Fai partire Danny Boy e sarai l'uomo della Provvidenza.» termina con un assenso. Arriccia le labbra in una smorfia: «Sei un moralista: esistono i nudisti, anzi c'era un periodo che riempivano le spiagge. Sai, il contatto con la Natura. Essere vestiti di Cielo, in comunione con la Terra, fertile madre della vita è catartico.» fa presente beffarda. Ne sa di peggiori. Non può che rilassarsi a quelle parole, ricambia il bacio con trasporto ma senza rischiare di bloccare il suo discorso. «Le conoscerai. Le conoscerò.» assicura. Sbatte le palpebre, perplessa. «Essere la cameriera sexy è sempre stata una mia fantasia.» tergiversa, poi tace. «Tu hai un padre Umano.» fa presente. È un complimento, visto come è stata concepita Nihael. «Come... Beh... Io ti direi che sarebbe anche il mio unico desiderio: poter stare con te, senza preoccuparmi di essere vista come una martire, come qualcuno a cui basta vedere la vecchiaia per smettere di amare. Senza vederti vulnerabile, senza saperti più esposto alle malattie.» specifica con sincerità: «Senza che tu smetta di vedere, di sentire. Sì, sarebbe una cosa meravigliosa.» svia appena l'attenzione, sebbene sia abbracciata a lui, vuole stringersi maggiormente e con dei jeans aderenti è anche rischioso, se si vuole chiacchierare.
Nathaniel sbuffa una mezza risata che non trova però sfogo. Sembra decisamente troppo teso per portarla a compimento, stato d'animo intuibile anche dall'irrigidirsi leggero del corpo nonostante permanga allacciato a lei. È come se ogni fibra del proprio corpo fosse sul punto di saltare, non appena azionato il detonatore. «Spero non avesse in programma di arrivare fino alla Z, anche perché non trovo eventuali nomi maschili decenti, con quella lettera.» stringe con forza i polpastrelli sul tessuto del suo cardigan e di conseguenza anche contro il suo fianco: «Di solito fa più presa se parli della tua moto, per quanto riguarda le curve femminili.» si stringe nelle spalle: «Vorrà dire che devo trovare un'altra battuta di spicco per le mie ubriacature moleste.» ride poi,apertamente almeno in apparenza alla battuta successiva. La realtà trasmissibile a Brianna e quella palpabile a causa dell'empatia di cui è che ancora è nervoso, irrequieto. «Beh, chi non la desidera da anziano? Quando si dice: chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane.» intanto prosegue a camminare, o almeno lo fa fino ad ora, dato che si blocca quando poi tornano sull'argomento che più gli sta a cuore. Lascia quindi il suo abbraccio, per provare a fronteggiarla e bloccarle il passo: «Ho un padre umano, è vero. E ho una madre altrettanto umana.» annuisce: «Ma finché l'amore esisterà per me, per te.» una piccola pausa: «Fino a quando uno dei due non rinuncerà all'altro, io rimarrò al tuo fianco così, come mi vedi ora.» cerca di allungare nuovamente la mano e provare a prendere la sua: «Fino a quando lo desidereremo, io camminerò di fianco a te.» altra pausa, cercandone lo sguardo: «Questo ho chiesto.»
Brianna sembra sospirare: «Zach?» domanda alla volta del Medium: «Non siamo arrivati alla G nell'arco di tre generazioni.» cinguetta allegra: «Dalla G alla Z c'è molta strada. Ammesso che la tradizione di piaccia.» puntualizza appena più composta. Corruga la fronte, alla sua osservazione. «Non sono esperta quanto te, in materia. Lascio i paragoni alle tue abilità oratorie.» ribatte con uno sfarfallio di ciglia: «Evita di divulgare i nostri dettagli intimi.» gli raccomanda inclinando la testa. «Io sono anziana: ho pane e ho denti.» mormora, si lascia prendere la mano stringendola con le dita. È commossa, non esistono altre definizioni, cerca di bloccare le lacrime in qualsiasi modo. «Nat...» riesce a bisbigliare: «Io non avrei mai osato sperare che tenessi a me tanto.» cerca di formulare delle frasi di senso compiuto, il tono è malfermo: «Perché, sono... All'inizio, ero persino fredda perché avevo paura di vederti sparire ma tu rimanevi, mi detestavo perché non esprimevo ciò che provavo. Era un fuoco, lasciavo che mi divorasse in silenzio, forse sarebbe stato meno dannoso. Mi dicevo. Poi, non sono riuscita a tacere. A essere distaccata e ne sono felice.» tenta di abbassare il viso per sfiorargli la mano con la bocca: «Ti amo anche io. Non ti ho detto quanto, ma cercherò di dimostrartelo da qui sino a quando avrò respiro.» promette. Allude all'ultimo, quello finale e non alle brevi soste da cui si spera verrà tratta in salvo dalle Streghe. Tira su col naso, infine. «Grazie. Per averlo chiesto, fra tutto quello che meritavi.» sorride tremante, tentando di abbracciarlo di nuovo e di baciarlo.
Nathaniel: «Zack.» preme le labbra, annuisce: «Come ho fatto a dimenticarmi di Zach?» alza la mano con la pistola, finendo per grattarsi poco sopra la fronte con il calcio dell'arma: «Siete già arrivati alla G?» alza di qualche centimetro le sopracciglia, sgranando gli occhi. «Dovrai farmi poi un rapido riepilogo.» sbuffa aria dalle narici, solleva blandamente gli angoli delle labbra ma poi torna ad essere serio, per quanto la bocca sia naturalmente atteggiata al sorriso, pur involontariamente: «Non mi permetterai mai...» la possibilità non sembra neanche sfiorarlo minimamente: «Non sono persona che vada a vantarsi di dettagli intimi o sulle generose e belle proporzionate forme della sua ragazza.» stringe le dita sulla sua mano, provando a tirarsela ulteriormente vicino. «Beh, intendo anziana anche nell'aspetto e ti assicuro, potrai avere cent'anni, ma tutto sembri tranne che vecchia.» le sorride nuovamente: «Sì?» si fa poi serio, terribilmente serio e ancora più in ansia di quanto non fosse prima. «E invece sì. Più di quanto tu possa immaginare.» deglutisce: «Tu avevi paura che sparissi e io rimanevo...»alza lo sguardo verso il cielo: «Fa tanto pensare ad un cucciolo di cane abbandonato.» ancora ironizza, forse per stemperare la propria tensione più di quella dell'altra. «Non voglio perderti.» scuote il capo: «E non voglio lasciarti da sola.» replica a velocità sostenuta: «Oddio, anche questo fa molto stalker, in effetti.» ma alla fine tace, lasciandosi abbracciare e facendolo di rimando senza esitazione, così come cerca la sua bocca avidamente e con una necessità più insistente del solito.
Brianna fa un cenno vago. «Forse ho parlato di Fanny e Gwen. Hanno una pasticceria. Sui documenti, sono le mie sorelle dove risulta che sono figlia di mio nipote.» spiega sardonica: «Non volevo rischiare di far perdere l'asse ereditario: mio fratello mi ha intestato parecchi beni dei Byrne. Restando nel nucleo famigliare, mi sono stati donati gli averi di Brianna e io stessa posso consegnarli ai miei tramite una scrittura privata.» emerge il senso pratico della scozzese, il ragionamento tortuoso ha la sua logica: «Non è un giocattolo.» dice a Nathaniel circa la pistola. Non ha un buon rapporto con le armi, non è una creatura bellicosa. «Lo so, non è un merito nel mio caso: è così che posso assolvere al mio compito.» rileva con distacco, ma se avesse almeno provato la sciatica si mostrerebbe riconoscente. Distoglie lo sguardo: «Scemenze.» minimizza con un'ombra di fastidio: «Io volevo mantenere le distanze, perché credevo fosse sensato e saggio. Tu non eri d'accordo, mi cercavi anche se io mi ripetevo di stare sulle mie, per tutte le ragioni che avrò elencato un milione di volte.» respira a fondo, socchiude le palpebre: «L'amore non si controlla, non si ignora. L'amore arriva, divampa e riempie la vita. Io ero un'ingenua a credermi superiore, a credere di essere diventata razionale. Ero un'ingenua e una sciocca, senza questo amore non sarei vissuta. Sarei stata uno strumento della Fratellanza, senza un'anima che potesse sentire, che potesse comprendere e quindi, sono felice che tu non abbia pensato che io ero scostante, che io non ti volevo. Ti volevo, più ti volevo e più sentivo il bisogno di scappare e di correre da te. Alla fine, ho agito bene.» finisce di mormorare. «Non mi lascerai sola, ovunque andrai mi porterai con te. Non importa come, non importa il perché. Se ti volterai, mi sentirai al mio fianco. È il solo posto in cui stia. È il solo posto a cui appartenga.» è riuscita a non scoppiare in singhiozzi ed è una piccola vittoria. Si è letteralmente avvinghiata al Medium, anche se non lo volesse, la sentirebbe quasi aderire al proprio corpo. Lo bacia con uguale passione può darsi anche maggiore, tentando di accarezzargli la nuca e da lì le spalle, non sembra volersi fermare, fra l'altro perché le labbra scivolano lungo il collo sino al colletto della camicia. Il messaggio è eloquente, tra l'altro gridato da qualsiasi suo arto. Il purity test piange.

You’re a sky, you’re a sky full of stars
Such a heavenly view
You’re such a heavenly view.

lunedì 7 luglio 2014

Shadow of the Day

Pandora sta pianificando un viaggio, non ha voluto parlare della meta. È turbata da quanto è accaduto, sollevata dall'esito positivo della vicenda.
«Credi che l'Arcangelo avrebbe permesso alle energie di scatenarsi?» le ho domandato, l'altro giorno mentre bevevamo una tazza di tea bianco al gelsomino.
«Penso che ognuno di noi abbia delle prove da superare.» ha risposto senza scomporsi, con quella sua voce dolce, malinconica che mi mancherà: «L'Arcangelo ha le proprie, noi abbiamo le nostre. Questo ostacolo è stato superato, non è confortante?» ha sorriso incoraggiante.
Ho taciuto, perché sapevo che aveva ragione. Continuo a sentirmi una bambina, davanti alla sua saggezza maturata nei millenni.
Avevo altri dubbi, in cuor mio ho capito che non ci sarebbe stata altra occasione per dissiparli: «Chi ha designato gli altri Guardiani?» ho ripreso la parola, allungando il piattino con i biscotti.
Pandora ha scrollato le spalle: «L'Arcangelo.» ha tagliato corto, non era sicura: «Erano individui capaci di adempire a un compito tanto oneroso.» mi è parso che recitasse una frase appresa a memoria, perciò ho atteso qualche minuto per farla rilassare e mangiare un boccone.
«La guardia al Museo era colui che sorvegliava sulla Guerra. Ha fatto il suo dovere. No?» ho insistito.
Pandora ha alzato gli occhi scuri, il cui sguardo è divenuto duro: «Affatto.» ha mutato il tono, ora parlava con freddo disprezzo: «Quanto è avvenuto al Washington Square Park era una valvola di sfogo per Guerra, così non ho dato peso alle parole e neanche ai sogni che aveva inviato. Erano mosse necessarie a creare un clima di ansia, di terrore che si accompagna a Guerra. Lui ha giocato d'astuzia: non ha abbandonato il suo ruolo ma si è mosso nell'ombra. Credo sia entrato in contatto con l'Entità che tanto smaniava di impadronirsi dell'anfora e che da questa sia stato ingannato.» ha spiegato senza traccia di umana misericordia.
«Perché avrebbe agito così, Pandora?» mi sono sentita frustrata dalle sue mezze verità, ho sospirato.
«Il suo nome, in un'epoca lontana era Epimeteo.» ha rivelato con un sospiro: «Non è mai stato il mio sposo. Io non sono la prima donna, fra l'altro. Era un uomo dalle singolari capacità, Epimeteo e si incaponì su di me, sebbene fossi moglie di un altro. Lui stesso non rimase solo: fece in modo di sposare mia sorella Euthalia.» ha bevuto un po' di tea per poter proseguire: «Euthalia sapeva, io non volevo suo marito ma la sua rabbia crebbe, anche perché Epimeteo smise di dividerne il talamo alla nascita di mia nipote. Passarono anni di calma apparente: la bambina cresceva, io l'amavo e lei era serena a casa nostra. Euthalia credette che l'avessi privata del ruolo di madre. E si vendicò.» a quella frase, ho sentito la sofferenza di Pandora farsi palpabile, ho guardato altrove sentendomi in colpa per la mia curiosità
«Sparse la voce che mantenessi la giovinezza sacrificando i miei bambini, che li bruciassi alla nascita e che ciò avrebbe attirato l'ira di Era, di Artemide e di Estia sulla città. Il resto è cosa nota.» ha terminato la sua storia con amarezza.
Non ho avuto parole per confortarla.
«Epimeteo credendo fossi morta, la strangolò. In quell'occasione, mi apparve un amico: mi aiutò a recuperare gli oggetti, quando le acque si sollevarono mise in salvo sua figlia e il suo promesso sposo, accettò di essere il Guardiano di Guerra. Non sapevo, allora, cosa aveva fatto a Euthalia e non l'ho perdonato per averle strappato la vita, dopo averla avvelenata con l'indifferenza.» ha sentenziato cupa, la mano si è chiusa in un pugno: «Non posso perdonare Euthalia che ha cercato la mia morte, facendo leva sul mio rammarico: non avere figli. Ha svenduto sua sorella.»
Ho lasciato che si sfogasse, poi quando era ormai orario di chiusura al negozio, ho detto: «Tutti abbiamo delle prove.» ho mormorato, non sono riuscita a tacere e mai avrò la certezza di aver agito bene: «Può darsi che tu debba perdonarli per loro, per te. Non so quale ricompensa tu desideri, ma forse superando il rancore, la otterrai.»
Pandora non ha replicato. È tornata a sistemare le sue cose, a prendere accordi per i doni da elargire.
Mi piace pensare che un gesto magnanimo doni alla sua anima stanca ristoro. Mi piace credere che esista un lieto fine anche per loro.
I close both locks below the window.
I close both blinds and turn away.
Sometimes solutions aren't so simple.
Sometimes goodbye's the only way.
Sapevo che Nathaniel aveva rischiato la vita: alla Lupin Gallery, erano tutti in pericolo.
Io aspettavo, pregavo di essere ascoltata non per i miei discutibili meriti bensì per il valore di chi si stava esponendo per proteggere l'Equilibrio, per evitare la catastrofe.
Ho ascoltato il suo respiro, quel Martedì mattina, respingendo l'ipotesi di dovermene privare, di dover sopravvivere senza la sua voce, il suo sorriso, senza la certezza che lui esistesse.
Non sarebbe bastato cambiare città. Non sarebbe stato sufficiente rinchiudermi nella Fratellanza, perché questo amore così inaspettato è violento, si impone nei pensieri e domina i desideri così che ogni notte, io riesca a prendere sonno fra le sue braccia e apra gli occhi cercando il suo viso.
«Io vedo quest'uomo che ha commesso degli errori, che ha dei difetti ma che ha la giustizia nell'anima, l'amore nel cuore. Io posso sentirlo. Sei una persona che è raro conoscere, che non è chiuso per misantropia ma per sensibilità, che è generoso. Tu sei buono, la bontà è divina quanto la giustizia. Non ti sminuire: io sono certa che Dio è fiero dell'uomo che hai scelto di essere. Io ti amo, invece.»
Lunedì sera, quando mi ha mostrato le fotografie delle sue figlie, ho promesso a me stessa di aver cura di loro e quella motivazione, unita al mio dovere verso la Fratellanza e alla fioca speranza mi ha risparmiato la pazzia.
Lui ha cercato di nascondere la verità, esclusa Cora, gli altri presenti hanno dipinto uno scenario infernale in cui era rimasto ferito.
Ha mentito, io l'ho fatto: vogliamo illuderci di vivere in una bolla separata dal mondo ma siamo immersi nella realtà. Non possiamo scappare. Dobbiamo accettare le nostre paure, convincerci persino.
«Non lo fare più. Non nascondermi le cose, ti prego. Non tacere, non mentire. Posso sopportare qualsiasi cosa. Te lo prometto. Supponevo, perché hanno parlato di mostri. Supponevo che Cora ti avesse aiutato. Non mi sono arrabbiata. Non sono spiaciuta. So che volevi proteggermi, ma se vuoi farlo: parlami e dimmi quello che desideri. È tutto quello che mi serve. Io non ti mentirò: ti scriverò quando rischio di battermi. Volevo proteggerti anche io, non farti soffrire ma ho fallito. Le omissioni e le bugie non portano a nulla di buono.»
Penso al mio futuro, qualche volta, al giorno in cui lui non sarà al mio fianco e ho paura. Nathaniel è una persona speciale, non c'è niente che modificherei, nulla che cambierei nella sua natura, vorrei si fermasse e aspettasse la fine dei miei giorni.
Ho già pianto quelle lacrime, mi sono già rialzata da quel dolore.
«Dovrai andare avanti, comunque.» ha mormorato Pandora: «Rimpiango mio marito, ogni giorno. Immagino i suoi consigli, oppure la sua risata e benché faccia male, la consapevolezza che non sia più con me, ricordarlo mi dà forza.»
So cosa intende, ho seppellito l'uomo che amavo, ho sentito il calore scivolare via dal suo corpo e capiterà di nuovo.
Un giorno lontano, così mi sembra, oggi. Un giorno che arriverà e si porterà via anche il mio cuore e spero, la mia esistenza.
And the sun will set for you,
The sun will set for you.
And the shadow of the day,
Will embrace the world in grey,
And the sun will set for you.

venerdì 27 giugno 2014

Voglio te, voglio solo te!

Brianna annuisce, sa che lui sta facendo un buon ragionamento, che sta mettendo in piedi un piano attuabile ma resta perplessa, resta frenata dalla possibilità che accada qualcosa a cui non vuole neanche pensare. Valuta in rapida successione le sue conoscenze: Nephilim, Lycans, Hunters, ovvero coloro che vanificherebbero la tanto agognata discrezione: «Escludiamo Beth.» fa una pausa, mordicchia il labbro inferiore: «C'è quella ragazza, Isobel di cui mi avete parlato. Non credo sia molto ignara, anzi presumo non lo sia affatto. C'è una Strega di cui mi ha parlato Pandora, Helena ma se l'affiancassi appositamente, la mia testa sarebbe nel piatto della Custode. C'era Mansour, era un uomo ed era tutt'altro che ignaro o sprovveduto. Ha lasciato la città, penso avesse troppi ricordi qui. Tu non conosci qualcuno che abbia il tuo stesso dono?» azzarda con cautela, senza andare troppo nello specifico. «Esatto, le Streghe e i Fallen sono i soli che possono riportare indietro un morto. Ora, comprenderai che i Fallen sono restii ad aiutarci. Sono Angeli esiliati, spesso per causa nostra o che hanno visto dei fratelli cadere per via di un amore terreno. Non ho mai visto un Fallen ansioso di riportare indietro qualcuno con la scritta 'Abominio' addosso.» c'è una traccia di amarezza nella voce, qualcosa di mai realmente risolto. «Non conosco molte persone, oltre ai miei fratelli, ai nostri alleati. Non per il momento.» sorride tesa. «Io mi arrabbio.» gli assicura, sembra una bambina che deve rassicurare la mamma di essersi lavata le mani: «Ma vedi, c'è un metedo che mi ha insegnato mia cognata.» illustra, ora, un metodo favoloso per gestire le emozioni. Dove 'favoloso' è ironico. «Quando sono assalita da un'emozione negativa, molto forte... Immagino una scatola bianca, immagino di aprirla, immagino di sollevare l'emozione come fosse un sasso e immagino di chiudere la scatola.» recita con voce ferma, rilassata: «Quando sento di essere tranquilla, torno dalla scatola e cerco di esaminare il contenuto.» sorride un po' tesa. «Vedi, non mi riesce sempre ma... Se non mi controllo, io posso non rendermi utile. L'ho visto con David.» deve tacere, deve deglutire prima di parlare ancora: «L'ho visto con la morte del signor Jannigs, l'uomo che mi ha insegnato a fare dolci. Io restavo come... Stordita.» stacca una mano per muoverla in aria. «E si piange solo al buio in solitudine. Diceva mia madre.» aggiunge. «L'urlo liberatorio?» ripete, respira: «Potrebbe essere un'idea.» acconsente: «Non so bene in cosa consista e non credo si possa fare a casa tua.» abbassa il viso: «Non è facile stare con me, lo so. Dovrei essere più espansiva, io ti amo. Ti amo così tanto che non saprei cosa fare, se tu dovessi stancarti. Mi mancherebbe l'aria ma non riesco a dimostrarlo. Non quanto vorrei. Tu fai così tanto per me, io non so cosa fare per te. Non so come dirti che ti sono grata, che ti ammiro, che ti amo, che vorrei solamente stare con te. Come dicevi prima, senza... Senza che ci sia un mondo fuori, almeno per qualche giorno e poi non so se lo vuoi, se ti posso stancare, io sono così... E tu puoi avere una donna giovane, bella, una che può dimostrarti quanto la rendi felice.» scrolla la testa di nuovo.
Nathaniel l'osserva, pur non potendo sapere cosa passa in quella testolina. Rimane pure in silenzio, senza preoccuparsi che cali tra i due. Le lascia il suo tempo, quello necessario per pensare o semplicemente navigare in quello stato di quiete. «Escludiamo Beth.» annuisce e sembra concordare a pieno con lei. «Isobel...» e lascia la frase in sospeso, indeciso lui, stavolta, se rivelare o meno la sua vera natura o meglio il suo dono. Alla fine inspira fino a fondo, ampliando per bene la cassa toracica, poi sbuffa assieme aria e parole: «Lei è come me.» le rivela, ricercandone lo sguardo e mordendosi l'interno di una guancia. «Non so se voglia farlo sapere o meno quindi, te ne prego, non rivelarlo per il momento.» evidentemente è ignaro del fatto che lei abbia un'agenzia per contattare allegramente i cari defunti. «Pareva conoscere discretamente Beth, quando andai in ospedale da Pandora.» le confida: «E non credo che sia del tutto estranea a ciò che altri non riescono a vedere, ecco.» scuote poi il capo: «No, finchè non sai se puoi fidarti o meno o se c'è qualcosa che potrebbe dare potere alla tua contro parte nel trattato, evita le streghe, per il momento.» fa spallucce, anzi solo con una, quella distante dal punto in cui si trova appiccicato, praticamente, alla nephilim: «Magari, in vece del fatto di essere figli di ciò che erano prima, potrebbero aiutarvi più di tanti altri. Hai mai provato ad avvicinare qualcuno di loro? Forse potrebbero essere più ragionevoli di quel che pensi, come no.» scuote il capo e ride poi, in merito alle parole successive: «No, non sai arrabbiarti. Non ti ho mai vista arrabbiata e sei pronta a giustificare tutti.» non è un'accusa la sua, tanto che poco dopo cerca di darle qualche colpetto con la punta del naso contro la sua guancia.«È un buon modo.» sembra esserci però un seguito da come trattiene il fiato: «...Ma non sempre si può fare. A forza di lasciarti scorrere tutto addosso, di esaminare le cose solo dopo tot tempo, puoi diventare come il sasso in quella scatola. Ammucchi, ammucchi, fino a quando nella scatola non ne stanno più ed esplode.» rimane poi in silenzio per tutto il resto del discorso, sorridendo gradatamente sempre in maniera più ampia e visibile man mano che lei dice: «Me lo stai dicendo ora, ne sei cosciente?» e cerca anche di bloccarsi, tentando anche di piazzarsi davanti a lei. «Me lo dimostri sempre. Me lo stai dimostrando anche ora, nonostante il tuo cattivo umore.» abbassa la testa quel tanto che basta per arrivare all'altezza del suo viso: «Vuoi sapere cosa puoi fare per me?» una lunga pausa, con le sopracciglia che si sollevano verso l'alto: «Essere sincera. Sempre. Quando dico o faccio qualcosa che non va. Quando ti faccio arrabbiare. Quando hai voglia di me e quando invece, se capitasse, ti stancassi della mia presenza.» scuote la testa e cerca di metterle l'indice contro le labbra: «Non dire che non succederà mai o altre cose simili.» è un ammonimento, anche se l'espressione non muta e rimane addolcita. «Io non posso desiderare nessun'altra che non sia tu. Con i tuoi pregi, con i tuoi difetti.» sottolinea la frase con un lieve abbassarsi del mento che dovrebbe essere un annuire: «E certo che lo voglio, te lo chiedo da molto e poi si può sempre chiedere, no?» piega il capo su un lato. «Bene.» pausa. «E ora detto questo, al mio via, urliamo assieme. A squarciagola e finchè abbiamo aria nei polmoni.» poi ride. «E poi scappiamo in macchina o ci tirano secchiate d'acqua.» alzando pure la mano che nel frattempo ha prelevato qualcosa nella tasca, mostrandole le chiavi che fa oscillare, trattenute per l'anello metallico con il dito indice. «Tre...»pausa: «Due...» altra pausa: «Uno.» una ancora più breve: «VIA.»
Brianna ascolta, annuisce senza obiettare. «Mi pare giusto.» dice solamente, infatti, lo pensa anche. «Lascio che sia tu a valutare la situazione, ma francamente non saprei indicarti altre persone capaci di passare inosservate.» ribatte. Gli Hunters potrebbero, però non sono decisamente adatti al compito e la metà di loro è stata pure volantinata. «Potrebbero.» acconsente diplomatica: «Ne ho incontrati due, erano ragionevoli e affatto aggressivi ma poi, non sono riuscita a contattarli. Ce ne saranno altri, sicuramente ma non saprei come cercarli. Sai, spesso non hanno una bassa opinione di ciò che sono e visto quello che sono stati in passato è comprensibile.» accenna una giustificazione, ad onor del vero è sempre ansiosa con i Fallen. «Mi piacerebbe conoscerne bene uno, però. Se non mi vede come un'onta alla sua stirpe.» specifica, ché di insulti ha fatto il pieno nel corso degli anni. «Può darsi, ma la rabbia porta alla violenza.» tenta di riparare, subito passa all'estremo. Ride e si gira per cercare di toccare il ponte degli occhiali con l'indice. «Lo so che hai ragione, ma io non posso lamentarmi, arrabbiarmi. Ho tutto, c'è gente che non ha nulla. Quella ragazza ammalata di cancro, quel Demone... Pandora condannata a custodire i Mali e altri ancora. Io sono circondata dall'affetto, dalla stima, ho un compito, ho te.» agita la mano in aria. Risponde annuendo, sembra sul punto di commuoversi, ma ripara baciandolo con trasporto. «Lo prometto. Se ci fermiamo da me, prendo qualcosa da vestire, avviso i ragazzi e resto sino a Lunedì.» propone di botto. È un principio. Se acconsentisse, uscirebbe con uno zaino in meno di venti minuti. È sicura che i suoi amati pargoli non moriranno di dolore. «Oh... Diamine.» ride. Si guarda attorno, ma poi annuisce. Aspetta, ride piano ma al 'Via' di Nathaniel, griderà abbastanza forte da far accendere qualche finestra, per un attimo sembra che stia mutando perché gli occhi hanno pagliuzze argentate e l'aura è un'onda che inizia a essere un bagliore azzurro, poi si esaurisce anche la voce si fa rauca e la fuga è inevitabile. 

Voglio te, solo te!
Lascia che il mio cuore
lo ripeta senza fine.
Tutti i desideri che mi distraggono
di giorno e di notte
in sostanza sono fasulli e vani.
Come la notte tiene nascosta nel buio
l'ansia di luce
così nel profondo del mio cuore
senza ch'io me ne renda conto
un grido risuona:
Voglio te, solo te!
Come la tempesta cerca la quiete
mentre ancora lotta contro la quiete
con tutte le sue forze
così io mi ribello e lotto
contro il tuo amore
ma grido che voglio te, solo te.

giovedì 12 giugno 2014

Oh My Love

Oh my love for the first time in my life
My eyes are wide open
Oh my lover for the first time in my life
My eyes can see
I see the wind, oh I see the trees
Everything is clear in my heart.

Nathaniel è proprio in favore dell'ora tarda e da una mole di lavoro impressionante che non gli ha permesso, neanche chiedendo un minimo di riguardo nei suoi confronti e un pò di pausa per riuscire a riprendersi dopo la notte insonne e la disperazione che ne è derivata nelle ore seguenti, che si trova lì. Ha temuto e al tempo stesso desiderato quel momento, favorito dal mal tempo e dalla notte, per poterne fare uno proprio. Proprio e della stessa Nephilim: un momento intimo come possono esserne altri, ma in maniera molto differente. Ha parcheggiato abbastanza distante da Congo Square, con la speranza che la pioggia potesse lavare via i segni di stanchezza, il rossore degli occhi e una camminata potesse lenire quell'agitazione perpetua che si porta appresso dalle prime ore dell'alba. Niente di tutto questo, se non l'accentuare la stanchezza con una doccia non richiesta e con i capelli ormai attaccati alla testa, lasciando scivolare via in avvitamenti vari le gocce dalla chioma riccia. Sbuca da uno degli angoli qualsiasi della piazza, con gli occhiali inforcati e poggiati sul naso, anche se riempiti di simpatiche goccioline che gli danno una visione a pallini, ma nonostante questo, ben deciso a ricercare spasmodicamente la figura di Brianna, o quella della sua versione skullizzata. È probabile non ci metta molto, nonostante la difficoltà ulteriore e lo scrosciare continuo della pioggia, inframezzata pure da qualche raro sprazzo di luce dovuto ai lampi e subito dopo seguiti da tuoni assordanti. Il freddo lo sente, lo avverte, ma quando sale d'intensità e non per il semplice fatto di essere bagnato come un pulcino, si raddrizza bene con il tronco, schiudendo le labbra per mormorare una semplice parola.«Brianna?»un soffio che si perde nel temporale ma che di fatto dovrebbe arrivare alle orecchie di Brianna, sempre che non l'abbia già adocchiata, oltre quella siepe o quella panchina.
Brianna riconosce il proprio nome, oppure è solamente attirata dalla figura dell'uomo che sta cercando di comunicare con lei. Non è la persona che ha conosciuto: è divenuta umorale, spesso infastidita dai rumori o dalla presenza degli esseri viventi, altre è depressa dalla solitudine in cui versa. Vaga inquieta nel perimetro, senza posa perché non avverte alcuna stanchezza, perché ha la sensazione di essere in attesa di qualcosa o di qualcuno. «Nathaniel.» risponde, l'ombra di un sorriso le si dipinge sul volto, una piega amara delle labbra candide, si accosta al Medium, la voce privata d'entusiasmo è come un'eco: «Mi spiace, io non desideravo abbandonarti. Ho girato a lungo per il mondo, ripetevo a me stessa che non avrei avuto rimpianti, se fossi caduta svolgendo il mio dovere, facendo qualcosa che ritenevo giusto e quando avevo finalmente un motivo per temere la morte... Lei è arrivata.» cerca di fronteggiarlo, le braccia ricadono lungo i fianchi, inclina il capo: «Ho pensato tanto a te, ai miei fratelli. Non volevo causare della sofferenza. Era la prima volta che guidavo una Fratellanza, non ho risparmiato loro il peso della morte.» volge il profilo per osservare la siepe, deve essere convinta di aver trascorso diversi giorni, se non mesi come Skulls, perché ha parlato della sua sconfitta come di un evento ormai lontano. «Mi dispiace. È colpa mia, avrei dovuto tenerti al sicuro, lontano da questa vita. Ti ho solo dato un peso in più.» mormora cupamente. È il vittimismo Skull, evidentemente.
Nathaniel finalmente l'avvista e non può fare a meno di bloccarsi e trasalire, come se gli avessero appena conficcato un coltello tra le costole. Trattiene persino il fiato per qualche secondo di troppo, rilasciando poi l'aria incamerata e trattenuta in un unico sbuffo sonoro. Non sorride, non accenna a farlo neanche per scherzo, per quanto il destino beffardo gli abbia donato una linea della bocca perennemente atteggiata ad una piega poco aspra e gentile. Gli occhi dietro le lenti non smettono di percorrere la sua figura, a partire dal viso e quelle linee che disegnano il teschio bianco e nero sul suo viso, fino alla colorazione dei capelli e poi più giù, a scendere verso gli abiti, cercando di individuare il punto in cui le armi le hanno portato la morte. Si ritrova più volte a deglutire, senza per altro rispondere sulle prime alle sue parole. Quando lo fa, è tornato a respirare a fondo. «Non posso nascondere di essere arrabbiato...» una breve pausa. «Anzi sono incazzato nero.» non lo nasconde e quel termine inusuale per qualcuno con la buona educazione come il becchino, dovrebbe tranquillamente lasciare intuire lo stato attuale del suo umore. «...Triste, infinitamente triste.» ancora una pausa.«Disperato.» lo ammette ma solo in un sussurro lieve, mentre lo sguardo si abbassa sulla punta delle proprie calzature. «Ma tornerai indietro.» il tono si ingentilisce, mentre gli occhi vengono privati velocemente degli occhiali, riposti poi appesi per una stanghetta allo scollo del giubbotto blu che indossa, vanno a cercare quelli della Nephilim. «Me l'hai promesso.» si sporge in avanti, lasciando intuire tranquillamente il rossore diffuso degli occhi stessi. «E l'hai promesso anche a loro.» non sembra una ricerca infantile di attenzione o di rassicurazione. Lo dice con il tono fermo e sicuro di chi davvero ci crede. «Sei la cosa migliore che mi sia capitata, Brianna e non dico soltanto in questa città.» scuote piano il capo. «Non privarmene, ti prego.» prova a sollevare la mano destra, palmo rivolto verso di lei, che pian piano le si avvicina. Sembra quasi invitarla a fare lo stesso, anche se è consapevole di non poterla toccare. «E di qui non me ne vado, starò con te finché ne avrai bisogno.»si sporge su un lato, pattandosi poi la mano che non è tesa verso di lei, contro la tasca del giubbotto. «Ho anche l'ombrello.» che non ha aperto, naturalmente.
Brianna è stata uccisa con una frusta d'acciaio, quindi ha lunghi tratti lacerati sulle braccia, sulle gambe, sulla schiena ma il più profondo è presente sull'addome. Non è stato un decesso indolore, non è stato un decesso pietoso, quello della Nephilim. È quasi un bene che non abbia coscienza di ciò che le è accaduto. Congiunge le mani, aggrotta la fronte, sembra tirare su col naso ma non può farlo effettivamente. «Lo so.» risponde a Nathaniel, non imprime troppo sentimento nel tono o negli occhi, come se non fosse totalmente consapevole ma si muovesse in un sogno grigio: «Io non ho mai cercato la morte. Io non ho mai voluto essere un eroe. Non mi interessa avere la gloria, essere conosciuta come quella che si lancia in battaglia e non bada alla sua sicurezza.» fa presente, intreccia le dita nervosamente: «Io volevo essere una brava persona. Io volevo essere una buona sorella, un'amica affidabile, una Nephilim coraggiosa, una donna amabile. Il resto lo lasciavo a chi aveva il talento per essere davvero superiore, per essere davvero un esempio per tutti.» sembra riempire i polmoni d'aria per poi rilasciarla dalle narici. «Tu hai una vita.» risponde con dolcezza: «Hai una figlia, hai i tuoi genitori. Non è giusto che te ne privi.» allunga il braccio sinistro, ma prima che le dita possano raggiungergli il viso, lo ritrae: «Spero di non dover restare così. È logorante.» ammette, rilassa i muscoli facciali: «Spero di tornare da te. Spero di vivere, ma se non accadesse, tu non resterai qui: andrai avanti, troverai qualcuno che non ti faccia del male, come ho fatto io e sarai felice, più di quanto lo sei mai stato. Se vorrai parlarmi ancora, io sarò contenta.» dice in tono rassegnato, basso: «Non posso accettare che a causa mia, tu non sia felice.» sorride tristemente, quando Nathaniel menziona l'ombrello.
Everything is clear in our world
Oh my love for the first time in my life
My mind is wide open.
Nathaniel si è soffermato giusto il tempo necessario sulle ferite visibili ancora sul corpo incorporeo della Nephilim. Quello per annotare mentalmente i colpi che le sono stati inferti e quali probabilmente fatali. Non è certo un medico, ma di ferite ne ha viste parecchie con il suo lavoro, così come ha pure nozioni ovvie di anatomia. Uno sguardo frettoloso, scostato in tutta velocità, come se non volesse farli notare neanche a lei, ma premendo poi le labbra con così tanta forza da farle quasi sbiancare e trattenere quella tristezza che torna ad affiorare, ringraziando comunque silenziosamente la pioggia che continua a cadere. «Pensavo...» sbotta in una semi risata che gli fa storcere la bocca in un sorriso ma che ha il sapore di qualcosa di estremamente amaro. «Pensavo...» riprende, per poi sospendersi ancora una volta mentre lo sguardo svicola su un lato e la mano che le aveva teso, forse aspettandosi che lei provasse anche solo a sfiorarla che vira verso la propria nuca, grattandola. «Che fossi con un altro.» ammette dopo aver ripreso un lunga boccata d'aria. «Che idiota che sono stato.» ma questo ultimo commento lo fa con l'ennesimo sorriso amaro ma senza scoprire la dentatura e scuotendo con estrema lentezza il capo, spandendo attorno qualche goccia d'acqua più o meno grande. La voce poco più di un soffio mentre torna ad affrontare il suo sguardo.«Lo sei.» l'espressione si indurisce, formando una solco tra le due sopracciglia. Fa un ulteriore passo in avanti, infischiandosene del freddo che penetra oltre gli abiti bagnati, accarezzando la pelle, le ossa. «Sei tutto questo e anche molto di più.» di nuovo il tono è risoluto, sicuro .«Hai affrontato il tuo nemico senza fare marcia indietro, sei un esempio di protezione per le tue sorelle e i tuoi fratelli, se ce ne sono.» breve pausa. «E sei una donna più che amabile e amata.» corruga ulteriormente la fronte. «Non devi neanche osare...» calcando sul termine e alzando poco il mento. «Pensare il contrario.» sporge il viso in avanti. «Okay?» glielo domanda ancora in un sussurro e ingentilendo i tratti. «Smettila di dire tutte queste cose, ti prego.» chiude per alcuni istanti gli occhi, scuotendo ancora il capo. «Io sono felice anche adesso.» poi giusto per alleggerire un po' il peso. «Anche se ti darei un pugno in faccia, ad onor del vero.» ma il sorriso che le snocciola poco dopo lascia intuire chiaramente tutta l'ironia delle sue parole. «Starò qui tutta la notte.» e ancora sembra inamovibile. «E il giorno, se serve.»uno sguardo verso il cielo, storcendo la bocca. «Magari con qualche piccola pausa.» ancora il tentativo di alleggerire e accennare solo una parvenza di sorriso, stavolta.
Brianna non ha soffermato l'attenzione sulle tracce lasciate da Kairi, ha girovagato tentando di comprendere le leggi della dimensione degli Skulls, a lei sconosciuta e non è approda a nessuna rivelazione. Lo scruta, si sporge come se non seguisse il filo logico dei suoi pensieri. «Con un altro?» ripete perplessa. Lei non ha una visione nitida della sua fine, però reputa plausibile che non fosse sola. «Io sono spesso con qualcuno, dovresti saperlo.» dice con un'alzata di spalle: «Ho i miei fratelli, ma sono appunto dei fratelli: cerco di insegnare loro qualcosa, cerco di essere una sorella con cui confidarsi. Ho degli amici, non tanti per la verità ma ne ho e mi piace stare con loro.» prosegue parlare, lancia un'occhiata alla panchina, non sente l'esigenza di sedersi, può restare immobile per ore e non rendersene conto. «Ma ci sei solo tu.» rimarca con fermezza: «Ricordo che quando sei passato alla Verte Etoile con i dolci, io ho pensato che non fossi davvero interessato a me, perché mi sembrava troppo bello, troppo semplice e naturale. Ho pensato che forse stavi cercando qualcuno, qualcuno vicino a me o che ti facessi un po' pena o solo simpatia.» muove la mano sinistra nell'aria, un gesto vago: «Da quel momento, ci sei stato solo tu. Non volevo una relazione, ma quando ho cominciato a frequentarti, a ricevere i tuoi messaggi, non ho più visto nessun altro. Non l'ho più sentito. Non l'ho più voluto. Qualsiasi altra ipotesi, se l'ho fatta, si è dissolta e sono stata felice.» fa una pausa, come se dovesse prendere fiato: «Non sono mai con un altro. Sono sempre stata con te.» ribadisce, ancora allunga la mano destra e la ritrae. Alle sue parole successive, non sa cosa replicare, non subito. «Nathaniel.» si morde il labbro inferiore, ma l'intero palato sembra bianco, gengive incluse: «Non... Io penso che tu debba stare a casa, questo posto... Ci sono dei mostri, in giro. Se avessi comprato la pistola da Morgan!» esclama risentita, il pensiero la distrae: «Non devi restare, piove, hai bisogno di mangiare, di dormire e io non so dove sia... Spero non mi abbiano portata in Scozia o sarebbe un bel guaio.» sbuffa. Al solito, la distorsione del tempo, la spinge a vedere le cose in maniera particolare. «Tu conosci Anja, dille che devono proteggerti. Non voglio ti accada qualcosa.» aggiunge con uno sguardo allarmato.
Oh my lover for the first time in my life
My mind can feel
I feel the sorrow, oh I feel the dreams.
Nathaniel: «Lascia stare.» cerca di scacciare l'argomento con un gesto distratto della mano destra, quasi stesse cercando di scacciare un insetto fastidioso da davanti al naso. «Sì ma...» arriccia il naso. «Con un altro.» ribadisce, come se così fosse eccezionalmente più comprensibile. Ascolta poi tutto il resto, inconsapevolmente tirando un sospiro di sollievo. «Sì, beh... Amici.» calcando sul termine e ciondolando appena con il capo a destra e a manca. Si sta ingarbugliando da solo, tanto che la mano destra viene passata ripetutamente tra la chioma bagnata, tirando indietro le ciocche che gli ricadevano sulla fronte. «Non...» stringe i denti. «Non sono una persona che fa capire molto quello che prova. Lo sai, sono introverso, mi chiudo a riccio e tiro fuori gli aculei. So che non è facile avere a che fare con me, comprendere quello che mi passa per la testa.» una breve pausa. «Sempre.» sussurra .«Io sono sempre così, ma speravo solo che ti accorgessi di me.» si stringe nelle spalle. «Il bicchiere d'acqua, ricordi?» allarga il sorriso che si fa più addolcito. «È da quella sera.» e quindi di molto precedente alla sua visita alla Verte Etoile. «Sei l'unica ad avermi fatto uscire fuori dalla corazza che mi ero creato e in cui non voglio più infilarmi, non con te.» scuote la testa. «Io di qui non me ne vado, sia ben chiaro.» glielo riconferma, per quanto con lo sguardo cerchi eventuali bar dove ci sia qualcosa da mangiare e possibilmente anche un bagno. Sarà una lunga attesa e lui è ancora vivo. «Non sei in Scozia, sei al Dormitorio.» a bassa voce, come se anche le siepi potessero sentire. «Alla Chiesa.» spiega, raddrizzandosi dopo essersi sporto verso di lei per quell'informazione. «Me l'ha detto Cora.»si ritira poco per volta, per quanto tenti un azzardo, provando a sfiorarle il viso con le dita, senza riuscirci. «Lei mi ha chiesto che cosa deve fare e mi ha confermato che ti riporteranno, tutti loro, indietro prestissimo.» rassicurazione da Medium a Skull, ma stavolta sembra crederci realmente in quello che dice. «Non verrà nessuno e se accadesse, manderò un sms ad entrambe, d'accordo?»
Brianna resta a guardarlo, raddrizza la testa come se stesse riflettendo. «Lo so.» mormora: «Nel senso, posso capirlo.» specifica, purtroppo non ha molta della vivacità consueta e resta con un'espressione mesta: «Qualche volta, mi chiedo anche se puoi essere con un'altra. Io mi fido, sia chiaro.» precisa in fretta, agita la mano sinistra per poi spostarla sulla gonna: «Semplicemente, ho paura che tu possa trovare qualcuna che sia migliore di me.» fa una smorfia innervosita, perché è chiaro che non riesce ad esprimersi quanto desidera: «Non è facile, non è semplice ma è la cosa più bella che mi capiti da decenni, avere a che fare con te.» piega gli angoli della bocca verso l'alto: «Non vorrei dovermi allontanare per niente al mondo. Vorrei solo saperti felice, saperti al sicuro...» sospira o meglio, ne mima uno profondo, sta per ricadere nel vittimismo Skull. È diventata una lagna. «Credevo che scoprendo la verità, provassi il desiderio di prendere le distanze. Potevi vedere, certo ma sentirselo dire è diverso. In realtà, lo temevo. Temo qualsiasi cosa mi porti lontano.» non può realmente sentire la carezza, può vedere la mano, sembra sul punto di piangere anche se non può versare lacrime. «Tu sei un uomo buono, quello che fai e come lo fai è fra le cose che più ammiro in te. Non tutti riescono a sfruttare il dono così altruisticamente, ma tu sei generoso. L'ho visto nel tuo sguardo, l'ho visto nel tuo sorriso. Sei l'uomo migliore che abbia incontrato.» aggiunge abbassando la voce: «Non saprei fare a meno di te, Nathaniel. Forse è egoismo, forse tu meriti una donna più bella, più giovane, una donna che non abbia fardelli o ricordi...» riprende il secondo atto della depressione spettrale: «Sono alla chiesa.» metabolizza la notizia, deve suonarle strano, perché scrolla le spalle: «Spero non si siano angosciati.» fa una pausa. «Troppo.» ridimensiona le aspettative. «Ma, sei sicuro che non ti stancherai?» domanda verso il Medium. Può essere rivolta all'attesa che le Streghe la strappino a questo cattivo umore, può essere rivolta alla relazione con una Nephilim, non sta a specificarlo.
Nathaniel sogghigna, o meglio fa sobbalzare solo le spalle in una risata più che silenziosa e che non trova reale sfogo, se non con uno sbuffo diretto di aria dalle narici che vibrano al passaggio. «Scherzi?»scuote il capo. «Sono l'uomo più noioso del mondo.» e non sembra vittimismo il suo, semplicemente prende un dato di fatto e lo propina con ironia. «Io voglio solo te e nessun'altra. Potrebbe anche essere la donna migliore di questo mondo, anche se lo trovo improbabile, che io non la vorrei.» ulteriore mezzo passo in avanti, cercando di fronteggiarla, per quanto la distanza così ravvicinata abbia il potere di farlo rabbrividire ad intervalli regolari, che cerca di celare irrigidendo appena i muscoli. «Ho scelto te e non me ne pento.» scuote la testa piano piano, con i capelli che da fradici sono diventati miracolosamente soltanto umidi, dato che almeno ha smesso di piovere. «Qualsiasi cosa dovesse succedere, io non mi pento e non mi pentirò. Mai.» calca bene sulle parole. «Ficcatelo in testa.» fa spallucce mascherando poi il gesto con una blanda carezza della guancia coperta dalla barba, contro la spalla stessa. «Non posso dire che sia stata una passeggiata, ma ero consapevole che non ero solo io qualcosa di... » cerca la parola giusta, senza riuscire a trovarla, con tanto di aggrottarsi delle sopracciglia. «Strano.» la parola ha una vaga sfumatura interrogativa. «Certo, nessuno può vantare di amare o essere amato da una avvenente centenaria che batte qualsiasi balda venticinquenne di adesso.» e il sorriso cede il passo ad un pericoloso tirare su con il naso e alzare velocemente la mano destra per sfregarsi gli occhi. Insettini fastidiosi che tormentano giovani uomini. Già che c'è, deglutisce pure un paio di volte. «Una donna senza fardelli e senza ricordi è un involucro vuoto. Io non voglio un'oca al fianco, voglio una donna.» calcando sul termine, tanto da far pensare che ne intenda una con la D maiuscola. «Non mi stancherò.» glielo ribadisce e anche lui senza effettivamente entrare nel particolare, ma lasciando entrambe le vie aperte.
Brianna cerca di portare la mano sinistra sulla sua fronte, come a spostargli una ciocca di capelli scuri, ma non riesce a muovere neanche l'aria. «Non sei noioso, nessuno che restaura libri antichi può esserlo.» afferma con un sorriso. «Penso che parlare delle nostre differenze, al momento, non ci conduca a nulla.» ritrae il braccio, porta l'altra mano alla fronte: «Lo so. Io so che sei sincero. Io non metto in dubbio quello che dici, sul serio.» parla con il nuovo tono basso, vagamente lamentoso: «Ho paura. Ho paura perché quando accade qualcosa di così bello, di così speciale si teme arrivi qualcosa a rovinarlo.» fa presente con rammarico. Può essere una Vampira bionda, anche. «Ho paura di non essere abbastanza per te, di non averti dimostrato quanto incontrarti sia stato importante, quanto mi sia stupita di essere capace di amare e di amare come se avessi l'età che dimostravo, quanto sappia che uomo straordinario tu sia e quanto ammiri, stimi, ami ogni lato del tuo carattere, anche quello più ombroso perché nasconde la tua dolcezza.» fa un passo indietro, scrolla le spalle. «Se non ti amassi, non avrei paura. Lo so. Lo so.» muove le dita come a scacciare una mosca. «Io... Davvero... Ti prego, perdonami.» sussurra fissandolo con dolore: «Per ciò che stai passando, per qualsiasi cosa possa fare in futuro di sbagliato. Desidero unicamente il tuo bene, non mi importa dove si trovi ma che tu lo raggiunga.» sospira di nuovo. «Ti prego, ti prego.» allarga le braccia, spinta dall'enfasi, dalle emozioni, dal suo stato tenta di abbracciarlo: «Non stancarti di me.» termina con un singhiozzo trattenuto.
Nathaniel osserva il gesto ma non si ritrae, per quanto la vicinanza così stretta abbia il potere di far insinuare il freddo nella testa, come tante capocchie di spilli. Socchiude gli occhi e stringe semplicemente i denti, indurendo i tratti della mascella. «Infatti è nelle dieci cose da fare per essere gioviali uomini del ventunesimo secolo.» ancora con ironia, anche se l'espressione non lo mostra, tutto concentrato sulla sensazione di freddo che si attenua e poi sparisce quando lei ritira l'arto. «Siamo qui, tutti e due e questo è già molto, no?» saltando il piccolo particolare che uno è vivo e l'altra no. «L'ho capito e lo capisco.» replica, piegando il capo verso la spalla destra. «E lo capirò anche in futuro. Me l'hai dimostrato in ogni modo possibile, te l'assicuro. Anche solo il fatto di starmi a fianco, di dormire nel mio stesso letto, di soccorrermi quando mi spalmo in piscina dopo una caduta rovinosa dallo scivolo e soprattutto senza ridere.» ancora sbuffa aria dalle narici. «Ti prego, basta scusarti, basta chiedermi perdono.» quando poi lei tenta di abbracciarlo, il freddo è talmente forte da fargli battere i denti. «Non mi stanco di te. Sei la persona di cui non mi stancherei di vedere tutti i giorni per gli anni a venire. C'è sempre qualcosa di nuovo, di interessante, di bello da scoprire. E quando non ce ne saranno più, non potrò comunque separarmi da te perché sarebbe come tagliare via una parte di me. Quella buona.» un passo indietro lo fa ora, ma solo per cercare di avvicinarsi alla panchina e poi pattare contro la seduta, una volta che ci si è accomodato. «Vieni qui.» alzando comunque lo sguardo su di lei. «Vicino a me.» una piccola pausa. «Parliamo di quel viaggio, ti va? Lo organizziamo.»
Brianna riesce a sorridere in maniera sincera, non spensierata ma è più di quanto si creda. «Tu hai cura delle cose, ma hai anche un mente creativa e non hai tramutato la tua abilità in una malattia.» risponde cercando di guardarlo negli occhi. Non ha valutato l'impatto che poteva avere su di lui, quando si scosta è chiaro che sia dispiaciuta. «Sì, te lo dimostrerò ancora. Te lo dimostrerò ogni giorno, perché è la verità.» risponde con lo slancio di prima: «Ma non dubitarne, possiamo temere di perdere chi amiamo, possiamo essere gelosi ma non dubitare del mio amore. È ciò che mi fa sentire... Viva e non lo sono!» c'è una tetra ironia nella sua esclamazione: «Sei tu che mi hai mostrato perché fossi arrivata a New Orleans, perché dovessi rimanere: non ero la migliore, però forse dovevo rimanere perché c'era l'amore ed è l'amore che muove i passi di chi è fedele a Dio.» fa una pausa, rilassa le braccia lungo i fianchi: «Credimi, tu sei il mio amore perciò seguirò i tuoi passi ovunque possano portarmi, sarò felice di farlo. Se non volessi più vedermi, sarò discreta ma ti seguirò comunque, perché tu sei il solo sentiero che voglia percorrere.» concludere. Ritorna a studiare la siepe, pensosa: «Non ero mai morta. Mi sono battuta, in passato ma non ho mai ucciso e non sono stata uccisa.» riflette con la fronte aggrottata. «Non voglio tu senta freddo.» rileva, però si distrae con facilità e la prospettiva della vacanza è ben più appetibile del gelo di uno Skulls.

L O L I T A

Everything is clear in my heart
I feel life, oh I feel love
Everything is clear in our world.

domenica 8 giugno 2014

Something Stupid

I practice every day to find some clever lines to say to make the meaning come true,
But then I think I'll wait until the evening gets late and I'm alone with you.
Brianna sposta lo sguardo, cerca di ricordare se ha mai vissuto qualcosa di simile, se ha mai spostato un corpo nell'acqua: «Sicuramente è vero.» acconsente, sincera: «Ma non rischio di trascinarti in acqua, mentre potremmo inscenare qualcosa in strada: un finto svenimento, io che devo trafugare il corpo del mio amante infedele. Secondo me, avremmo successo.» dice ritornando gradualmente al suo consueto tono pacifico, sereno. «Va bene così. David, mio nipote, è ovunque vadano le creature innocenti. Me lo disse la Custode. Da lì, avrà scordato la paura, sarà felice e adesso, sarà con i suoi nonni, i suoi genitori.» respira a fondo, guarda avanti a sé: «Un giorno, forse... Potrei andarci anche io. Se lo meriterò.» soggiunge di seguito, perché il marchio sulla schiena è esposto, sembra una banale cicatrice un po' ruvida al tatto ma reca la sua condanna: è un errore e il Cielo non dimentica. «La vita è un'avventura meravigliosa. Sì, vorrei che ci risparmiasse tante cose ma ne vale la pena.» decise con il suo inamovibile ottimismo. «Ci sono momenti che non dovrebbero esistere e anche tu sai bene cosa si prova a perdere chi si ama.» aggiunge, allude alla nonna e pure ed eventuali lutti fra parenti, amici, conoscenti. Sospira. «Dovresti venire a cenare da me.» risponde ironica, ma non parla sul serio: se lo chiede, gli fa mezzo chilo di biscotti in tre ore. «Non mi hai detto che preferenze hai e... Uhm... Cucinare per te, mi mette un po' di ansia.» ride piano. Nathaniel non è come con i Nephilim, che devono abbuffarsi come maiali o la mamma si offende e lo stesso vale per le nipoti. Solleva il braccio destro per accarezzargli i capelli, vi affonda le dita per quanto ne consenta la lunghezza. «Ti amo.» sussurra.
Nathaniel vorrebbe far durare quel bacio più a lungo, ma si ritrova costretto ad allontanarsi, trovandosi alla fine in un luogo pubblico e per altro affollato, teoricamente, di bambini, per quanto l'ora in effetti sia tarda. E poi, semplicemente per dare modo all'altra di tornare a parlare, per quanto con il viso la segua, indugiando ancora a lungo sulle sue labbra. Quando si distacca pienamente, fa scivolare il pollice in direzione delle sue labbra, provando a sfregarle semplicemente con il dito, per buona parte della loro lunghezza.«Dici che è meglio vivacizzare la prova di forza e resistenza con qualcosa di più scenico?» ironizza a propria volta, facendo scattare le sopracciglia verso l'alto. Per quanto il mondo, per lui, al momento sia avvolto costantemente dalla nebbia, continua ad indugiare con gli occhi sul suo viso. «Vogliamo fare qualcosa sul modello inglese, o qualcosa di più struggente e mediterraneo con tanto di urla?»per quanto abbia spostato la mano, ancora tenta di accarezzarle, stavolta, la guancia. «Come ho detto io, probabilmente era un'anima troppo bella e ha voluto tenerselo accanto.» ci aggiunge un secondo bacio, ma stavolta cercando di poggiare le labbra sulla punta del suo naso. «È parte della vita anche quello. Pensa anche solo ai grandi libri, alla letteratura, cosa darebbe senza dolori, perdite, grandi amori, avventure e rivalse.»inspira a fondo.«fa tutto parte della vita.» e forse la risposta non è quella che si aspetterebbe... «Sì.» annuisce una sola volta, ben convinto di ciò che ha appena detto. «Scherzi? Io sono uno che vive di toast.» sbuffa ancora aria dalle narici. «Brucio il caffè, brucio la colazione, brucio qualsiasi cosa sia da passare sotto una fiamma.» si stringe nelle spalle.«Se hai notato non ho fatto niente che potesse anche solo lontanamente essere cotto, nella cena che abbiamo mangiato assieme.» se l'hanno mangiata. Alle due semplici parole, quelle capaci di agitare il mondo con un solo dito, di far scappare orde di uomini a gambe levate, rimane per un momento interdetto, tirando indietro la testa per la sorpresa con tanto di occhi appena sgranati. Si ritrova a deglutire ma poi il corpo si rilassa, segno che dopo la prima sorpresa, sembra essersi quietato, e non solo per il potere dell'aura della Nephilim. «Ti amo anche io.» sussurra a propria volta. «Tanto.» avvicinandosi poi quel tanto che basta per sussurrarle ancora qualcosa: «Dormi da me?»
Brianna stira le labbra in un sorriso, mentre cerca di strofinargli gentilmente il naso sulla guancia, un po' come fanno i cani. «Dai.» finge di spronarlo: «Ti immagini le facce?» ride piano, la mano sinistra cerca di raggiungere la spalla, sembrano e sono effettivamente ancora abbracciati e lei gli sfiora il polpastrello in un bacio. «Preferisco qualcosa dal forte impatto emotivo, magari con le giuste lacrime e un po' di make-up a fare scena: ho dello smalto rosso per il sangue, sfumi la matita sotto gli occhi. Oplà!» commenta allegramente. Annuisce ancora, la morte di un bambino è sempre una tragedia oscura che può annientare anche gli spiriti più forti, perciò sebbene siano passati decenni, Brianna fatica a trattare l'argomento con distacco. Non riesce a spiegare quel rimpianto, il pensiero ossessivo di come sarebbe cresciuto, di quanto sia stato devastante vederlo immobile senza poterlo curare. «Sì, la vita è un'avventura. È un lungo percorso. Il dolore è parte di essa, almeno per come la conosciamo e ciò che importa è l'averla vissuta sia nella gioia che nel dolore. L'averla apprezzata.» mormora con un sorriso lieve: «E la gonna ampia era scomoda, aveva sottogonne a profusione e d'inverno rischiavi di congelarti, ma i jeans sanno essere peggiori: a volte, ho impressione che non riuscirò a toglierli.» fa spallucce. Sono idee da centenaria. Tenta di sporgersi per baciarlo, un solo istante. «Non devi...» sta per ridimensionare, temendo che prenoti un volo per l'Australia. Abbassa lo sguardo, si ricorda adesso di fare la brava ragazza discreta. Sorride e si sporge a sua volta a mormorare la risposta: «Sì, mi sei mancato in questi giorni».
Nathaniel incassa la testa da quel lato, anche perché il naso della Nephilim è più che probabile sia umido e anche freddo, dopo quel tuffo in piscina. «Posso già vederle. Orde di individui che si schierano o dalla mia parte o dalla tua. Alcune faranno il tifo, altre saranno indignate, altre ancora fingeranno di diventare tutt'uno con qualche lampione o cassetta della posta nella speranza di non farsi vedere mentre assistono alla scena.» segue con lo sguardo il bacio che viene portato sul polpastrello del pollice, inspirando quindi a lungo, espandendo per bene la cassa toracica. «Lo smalto rosso secondo me non va mai più via.» storce la bocca a quella proposta. «Si può provare con marmellata o passata di pomodoro.» ancora ipotizza assieme a lei. È arrivato comunque a fronteggiarla, o almeno a mettersi proprio di fronte a lei, pur rimanendo legato alla sua persona tramite la mano che con le dita accarezza i polpastrelli o cerca di impossessarsi di una delle ciocche che gli capitano a tiro. «Scaccia i brutti pensieri e torna la persona solare di sempre.» sembra un consiglio, mormorato in sua direzione mentre abbassa di poco la testa. Sembra un incoraggiamento, con tanto di sorriso appena accennato. «Non sempre si apprezzano anche i momenti brutti, anzi è più facile ricordarsi quelli che non gli altri, quelli belli.» ciondola appena un po' con il capo. «Ma hai vissuto anche i ruggenti anni sessanta..» il sorriso si marca e diventa divertito. «Davvero, ti prego, trova delle foto.» sembra una richiesta accorata. «I jeans non sono nulla di malvagio e di perfido. Sono comodi e funzionali e ti stanno anche molto bene.» conclude, dopo averla vista una singola volta con quell'indumento, la notte in cui ha incontrato Pandora. «...Cosa?» domanda in un secondo momento, abbandonando però il contatto con il collo, per arrivare a cingerla con il braccio e poi fare lo stesso anche con l'altro. Un abbraccio che sembra voler unire i due corpi e sentire la presenza dell'altro. Non si esime anche ad azzardare un secondo bacio, questa volta con più irruenza di quanto non sia stato il precedente, stringendo maggiormente la presa di quell'abbraccio e infischiandosene assolutamente di trovarsi nel bel mezzo di un parco acquatico al chiuso. Forse è anche la risposta al sussurro che gli è arrivato proprio dalla scozzese. 

The time is right, your perfume fills my head, the stars get red and oh the night so blue.
And then I go and spoil it all by saying something stupid like "I love you".