Doverosa Nota

Brianna Berenice Byrne non esiste e così la sua famiglia.
Tutto quello che viene riportato su queste pagine virtuali, quindi, non è realmente successo.
È frutto della fantasia di un gruppo di players che si divertono.

Volete divertirvi con noi?
Venite qui: Winter's Tale GdR

lunedì 8 febbraio 2016

Time after Time

«Ho trascorso due giorni sul suo divano, cercando di aiutarlo a tenere a bada quel mormorio incessante che si porta dietro e la paura di cosa gli avevano fatto. Prima ancora, siamo rimasti a parlare. Posso dirti che mi piace. Posso dirti che gli piaccio. Posso dirti che entrambi arriviamo da situazioni dolorose, lui ha una bambina dolcissima ed io ho due gemelli. Siamo adulti, siamo stati feriti in ogni modo si possa ferire un individuo, perciò non abbiamo fretta, non abbiamo voglia di contare una cicatrice in più. Lasciamo che vada: passo per passo. Può sembrare stupido, però, sono contenta. So che in qualche maniera, sono contenti anche Sean e Selene, la sua bambina. Ci stiamo avvicinando piano piano, confessando cose che... Non diremmo mai a nessuno. Potremmo passare il tempo a levarci i vestiti, io preferisco passare le ore con Sean a scoprire la sua anima, quando e se sarà il momento, ciò che avverrà avrà un significato diverso.»

Promise in a Candle

 In mattinata, Brianna sarà avvisata che c'è un pacchetto che l'aspetta in pasticceria.
Aprendolo si troverà di fronte ad una candela dell'altezza di una ventina di centimetri al profumo di biscotti alla crema e cioccolato. Leggendo le istruzioni della candela, scritte a mano e assicurate al fiocchetto che adorna la scatola scoprirà che la candela ha un tempo di combustione che dura sei giorni (per il 14 febbraio quindi) e che all'interno c'è un piccolo regalo.

Se dovesse fare la furba e usare un cucchiaio per arrivare al pacchetto, troverà al suo interno un bustina in cui al suo interno sono conservati tre fiorellini essiccati e protetti da uno strato di gel trasparente perché non si rovinino.
 I fiori sono:
 Camelia rossa il cui significato è: Sei la più bella.
 Ibiscus il cui significato è: corteggiamento.
 Biancospino il cui significato è: dolce speranza.


giovedì 21 gennaio 2016

You can count on me

If you ever find yourself stuck in the middle of the sea,
I'll sail the world to find you
If you ever find yourself lost in the dark and you can't see,
I'll be the light to guide you.

Sì lo sa che è Brianna, l’ha vista in faccia, Sean; eppure non si ferma. Barcolla verso non si sa dove, scrollando la testa e chiedendosi, ossessivamente, perché a lui, perché questo supplizio a lui. Non si accorge che Brianna lo sta seguendo, i passi sono suoni troppo ovattati perché lui possa udirli, infatti quando si ferma, e si volta, sembra sorpreso dal vedere Brianna accanto a sé, praticamente. Prova a toccarle il viso, con la punta delle dita, quasi volesse assicurarsi di non stare avendo qualche allucinazione dovuta all’alcol o ad …altro. Gli occhi si riempiono di lacrime e prima che possa rendersi conto che sta cedendo come un bambino, è seduto sui calcagni con la testa fra le mani. « Perché a me? Perché a me? » non si sa se lo sta chiedendo a Brianna oppure a sé stesso a quel Dio che è venuto a cercare inconsciamente «Ho sempre cercato di essere una brava persona. Ho sempre cercato di … E invece…» Iniziano a scendergli le lacrime, piange a singhiozzi, come un bambino « È vero quello che dicevano, il figlio di una puttana, che vita potrà mai avere.» L’alcol gli ha sciolto la lingua, l’aura sedativa di Brianna ha fatto il resto e senza rendersene conto ha fornito un particolare della sua vita..L’identità di sua madre. Unisce le mani avanti al viso e ci appoggia la fronte contro «Avevano ragione. Avevano ragione, tutti loro, avevano ragione.» 
Brianna non si allontana troppo dalla Chiesa, anche se ripone fiducia in Sean, semplicemente è in allerta, come lo sono tutti dalla sera precedente. Non prova a sfiorarlo, sa che non sarebbe la mossa giusta, ma non lo lascia sfuggire, soprattutto quando il racconto di Kevin va a incastrarsi con la percezione del Medium, con lo smarrimento di Sean. L'ha raggiunto, si volta per sfiorare il suo viso, non è una carezza, si accerta che abbia pelle, carne e ossa, scivola come se fosse la tensione nervosa a sorreggerlo a farlo barcollare, come se la sensazione in cui l'ha avvolto, avesse sciolto un nodo di rabbia, dolore e paura, facendo emergere le emozioni. Piega le ginocchia per cercare il suo sguardo, scuote piano la testa. «No, Sean.» replica con voce bassa, il tono morbido è come materno, congiunge le mani in grembo: «Nessuno di loro aveva ragione: tu sei una brava persona, tu hai condotto l'esistenza di una brava persona o Selene non ti amerebbe così tanto. Sei un buon padre e hai sofferto tanto, troppo ma sei rimasto una persona che cammina nel sentiero dei Giusti.» abbozza un sorriso: «Non so perché accada.» confida in un mormorio: «Non è una punizione, si tratta di un'abilità che può rivelarsi un dono, una risorsa per chi cerca la pace e la giustizia, Sean.» scosta alcune ciocche dalle guance, allunga le dita per sfiorargli il viso. «Quello che hai cercato in passato, da poliziotto, Sean. È sempre stato in te, in una forma differente.» termina, sempre con quanta delicatezza può mettere nella voce, nel gesto rifiutato o accettato. 
Brianna gli dice che è un uomo buono, e Sean scrolla la testa. Non si sente una brava persona, mai sentito in realtà, tira su con il naso mentre, piano, alza gli occhi sul volto di Brianna. Sembra terrorizzato , come se temesse di vederci qualcosa di strano, ma non c’è nessun lucore sinistro nel suo sguardo, a quanto pare, accade solo una volta e non ad ogni incroci d’occhi. «Selene mi ama perché non ha conosciuto altro amore.» risponde amaramente « Perché, per egoismo, le ho fatto avere la madre peggiore del mondo.» si strofina gli occhi con il dorso della mano « Quando sarà abbastanza grande per capire, mi odierà.» Ne è sicuro. Brianna gli tocca il viso e lui, si scioglie. Le rivolge la faccia di uno che, praticamente, sono anni che non riceve una carezza, e per un attimo, la guarda sorpreso, come se non si aspettasse di poter essere oggetto di un gesto di tenerezza. TENTA di prenderle la mano al polso, di girarla, e poi di premere le labbra contro il palmo come per ringraziarla. Non sarebbe una stretta forte, o costrittiva, per quanto sconvolto, rimane un gentiluomo. Rimane in silenzio per una manciata di secondi, quasi stesse digerendo quello che gli sta dicendo la nephilim, prima di realizzare, e alzare lo sguardo verso di lei « Tu…che ne sai?» le chiede «Io non ti ho detto nulla.» Ci ha messo quella manciata di secondi per far fare bip al cervello, ma c’è arrivato. Per fortuna. Non è così sbronzo allora. Alza le mani «No, non me lo dire.» fa di no con la testa « Non ora. Non so se potrei sopportarlo.» Potrebbe farsi venire un infarto, a trentotto anni.
Brianna resta in quella posizione, davanti a Sean. Piega un angolo della bocca. «No, lei può vedere e può sentire quanto suo padre le voglia bene, quanto cerchi agire per il suo bene e mai potrà odiare un genitore che l'ha amata, che l'ha cresciuta e che l'ha posta davanti a tutto.» prende una pausa per respirare a fondo, per ritrovare fiato e coraggio: «Io so che è così, basta unicamente vedervi.» mette in chiaro. Riguardo alla madre, china il capo, poi lo solleva. «Non so cosa sia successo.» introduce con cautela: «So che le madri sbagliano, perché sono donne. Quel che sarà il sentimento di Selene per sua madre non ti coinvolge, non totalmente. Nasce dal legame fra loro, non fra te e Selene o fra te e sua mamma.» termina, ne è convinta, annuisce persino. Osserva il gesto di Sean, commossa e vorrebbe fare di più per aiutarlo. «Non bere.» non è un rimprovero, un ordine, sembra una supplica: «Te ne prego.» non allude a lavoro e famiglia, né al suo fegato: «Non farti abbattere. Non farti vincere. Affronta questa situazione.» cerca il suo viso, vorrebbe tenergli stretta la mano: «Puoi contare su di me. Non servono domande, non servono spiegazioni. Io sono dalla tua parte, dalla parte di Selene.» gli assicura con fermezza: «Non sei solo. Io sono dalla tua parte, se lo vorrai, se accetterai il mio aiuto, io sono e sarò dalla vostra parte.» promette con una certa solennità.
Sean rimane in silenzio. Dopo tanto parlare, almeno per uno come lui, sembra aver finito le frasi da dire. Ascolta Brianna in silenzio, tenendo gli occhi fissi sul marciapiede. E alla fine, quando ormai potrebbe sembrare completamente partito, alza una mano per toccarsi l’orecchio destro. Risale dalla scatoletta lungo il filo fino al microfono fra i suoi capelli, e con un filo di voce, sussurra «È lei che mi ha fatto…Questo. » mormora. Non è nato sordo. Non c’è diventato a seguito di una malattia. Le cicatrici sul suo viso, non sono un caso, ma la diretta causa della sua sordità. Non spiega come è successo, ma ha già detto tanto. Tira su un angolo della bocca, nonostante tremi ancora, sembra più calmo: « Sarà un po’ difficile.» accenna anche ad una piccola risata. Ha un discreto problema con l’alcol, non è propriamente un ubriacone, ma purtroppo gli capita spesso e volentieri di bere fino a sragionare. Colpa del passato, colpo di quanto è solo, colpa di tutto un po’ , diciamo. Annuisce alle parole di Brianna e tenta di nuovo di appoggiarle una mano sul viso, questa volta, non sarebbe un tocco incerto, ma tenterebbe proprio di premere delicatamente il palmo della mano contro la sua guancia, per tirarle delicatamente il viso in avanti. Se ci riuscisse premerebbe la fronte contro la sua per un momento, prima di tirarsi su e allontanarsi. « Non fare quella faccia seria, non ti si addice. Sei più carina quando sorridi.» detto questo, dopo averla lasciata andare, barcollerebbe via, direzione casa.
Brianna inclina la testa, raccoglie la confessione senza commenti. Vorrebbe abbracciare provare a cingerlo con le braccia, ma non osa. «Lo sarà, come molte altre cose.» replica con un sorriso di rimando. «Non dovrai sollevarti da solo, hai una mano tesa.» ribadisce. Si raddrizzerebbe a sua volta, lasciandosi sfiorare il volto, sembra meno angosciata. «Ti ringrazio.» dice a Sean, quando si trova con la sua fronte contro la propria. «Lo stesso vale per te: hai un sorriso luminoso, quando è sincero.» soggiunge. Nel vederlo andarsene, si accosterebbe con la scusa di accompagnarlo per un tratto, solo fino a quando non sarà in una zona più illuminata e si limiterà a stargli accanto, senza parlare, se necessario o accennando appena alla sua giornata, passata fra lavoro e figli. 
You'll always have my shoulder when you cry
I'll never let go
Never say goodbye
You can count on me cause I can count on you.

sabato 9 gennaio 2016

Broken Wings



«Non so cosa ti sia successo, perché tu sia riuscita a capire quello che stavo dicendo, senza doverti sforzare. Però sei una persona gentile, e spero che lo dimentichi presto.»

giovedì 7 gennaio 2016

Da un anno, la mia vita



Il primo compleanno di Heathcliff Hugh e Hester Hélène Hunt.
Haniel e gli Hunt hanno chiamato via Skype, anche Ariana ha mandato dei messaggi e ha chiesto alcune fotografie dei bimbi, mentre Madison era passata nel pomeriggio.
Sono stata l'unica a sperare che si mostrasse, sono rimasta delusa e non accadrà mai più.

venerdì 18 settembre 2015

Se Mi Dimentichi


Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d'amarti a poco a poco.
Se d'improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticata.

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi alla riva
del cuore in cui affondo le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell'ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.



lunedì 14 settembre 2015

No Light, No Light

Il mio amore è una bianca lapide. Il mio amore è un germoglio mai sbocciato.
Sento il cuore lacerato da lame infuocate, perché ancora batte al ritmo del suo respiro.
Sono stata da mio padre, una notte, abbiamo parlato a lungo: il suo amore per la mamma, il mio per Nathaniel, fallimenti brucianti come braci nel camino.
Abbiamo coinvolto i nostri figli innocenti, in un'illusione che si è infranta, simile a un'onda contro gli scogli.
«La sua rabbia verso chi non era umano, la sua invidia verso chi non era come lui, ha corroso un sentimento debole, posato su romanticherie inutili.» ha detto Haniel: «Al matrimonio, tu parlasti col cuore, gli offristi la tua vita e lui recitò parole scritte da altri. Non aveva niente da rivelarti sul suo proposito di vita. Era geloso, era possessivo, era aggressivo perché non eri che un suo desiderio, non una persona reale.» Questo dovrebbe consolarmi?
La notte, sento che getterei la dignità al vento, pur di riaverlo con me e poi guardo i miei figli: loro meritano tutta la serenità che abbia da offrire e attualmente, questa si trova accanto ai miei fratelli, fra i Nephilim, tra gli amici che lui non tollerava.
Non penso che riuscirò ad innamorarmi ancora, al dito porto la fede nuziale, perché io sono una moglie ripudiata, che mantiene la promessa fatta. Sento di dovergli essere fedele, perché lo amo con tutta me stessa, ma sono distante dalla sua mente, ormai.
Siamo rimasti soli, una coppia di pappagalli, tre gatti, un cane che ci hanno seguito, due bambini meravigliosi: non sono macerie, sono gli arbusti verdi, dalle radici profonde che avvolgono l'arida roccia di una separazione.




You are the hole in my head
You are the space in my bed
You are the silence in between
What I thought and what I said

You are the night time fear
You are the morning when it's clear
When it's over you're the start
You're my head, you're my heart

No light, no light in your bright blue eyes
I never knew daylight could be so violent
A revelation in the light of day
You can't choose what stays and what fades away

And I'd do anything to make you stay
No light, no light
No light
Tell me what you want me to say

Through the crowd, I was crying out
And in your place there were a thousand other faces
I was disappearing in plain sight
Heaven help me, I need to make it right

You want a revelation,
You wanna get it right
But it's a conversation,
I just can't have tonight
You want a revelation
Some kind of resolution
You want a revelation

No light, no light in your bright blue eyes
I never knew daylight could be so violent
A revelation in the light of day,
You can't choose what stays and what fades away

And I'd do anything to make you stay
No light, no light
No light
Tell me what you want me to say

Would you leave me,
If I told you what I've done?
And would you need me,
If I told you what I've become?
'Cause it's so easy,
To say it to a crowd
But it's so hard, my love,
To say it to you out loud

No light, no light in your bright blue eyes
I never knew daylight could be so violent
A revelation in the light of day,
You can't choose what stays and what fades away

And I'd do anything to make you stay
No light, no light
No light
Tell me what you want me to say

You want a revelation,
You wanna get it right
But it's a conversation,
I just can't have tonight
You want a revelation
Some kind of resolution
You want a revelation

You want a revelation,
You wanna get it right
But it's a conversation,
I just can't have tonight
You want a revelation, some kind of resolution
Tell me what you want me to say.

domenica 13 settembre 2015

Like a Sister

Il primo istinto di Eirene è di chiedere a Helena se per caso, esiste un modo per far sentire un potente calcio nel sedere a qualcuno lontano, anche due calci. «Nathaniel ha sempre inseguito il suo sogno di paternità: le sue figlie smarrite per il mondo. È molto romantico. È molto letterario.» sorseggia la birra, misura la stanza a grandi passi: «La realtà non è così poetica: ci sono giorni che passano senza eventi straordinari, ci sono persone che non parlano come nei libri, né agiscono allo stesso modo. C’è una ragazzina anoressica, che cerca disperatamente amore, attenzione e con cui serve molta pazienza. C’è una coppia che si confronta, senza sbandierarsi devozione a ogni piè sospinto. C’è poco di letterario nella nostra vita e c’è tanto di vero.» sentenzia come se dovesse fargli la predica. «Lui ha ritrovato le sue figlie, ma non era il rapporto che sognava. L’ha tagliato. Lui voleva questo, lui voleva quello, come fosse lo scrittore di un romanzo ma non lo è. Noi non siamo le sue creature, quando ci ribelliamo, ci cancella. Non è amore, questo. È un fuoco che divampa perché… Perché è così avventuroso trovare la felicità completa, dopo una lunga ricerca?» non ci va leggera, perché si sente presa in giro a sua volta e lo vorrebbe pigliare a schiaffi sino a farsi sanguinare le mani. «Non andare da lui, Bri.» l’avverte. Non ti umiliare.

lunedì 11 maggio 2015

Jaded

Ho parlato con Haniel, come Esiliato dovrebbe conoscere molti più tormenti di me e dopo le parole incoraggianti, dopo i silenzi comprensivi, ha inviato un file audio e il testo di una canzone.

Hey jaded, you got your mama's style
But you're yesterday's child to me
So jaded
You think that's where it's at
But is that where it's supposed to be
You're gettin' it all over me and serrated

My my baby blue
Yeah I been thinkin' about you
My my baby blue
Yeah you're so jaded
And I'm the one that jaded you

Hey jaded
In all it's misery
It will always be what I love and hated
And maybe take a ride to the other side
We're thinkin' of
We'll slip into the velvet glove
And be jaded

My my baby blue
Yeah I'm thinkin about you
My my baby blue
Yeah I'm so jaded
And baby I'm afraid of you

Your thinking's so complicated
I've had it all up to here
But it's so overrated
Love and hated
Wouldn't trade it
Love me jaded

Hey jaded
There ain't no baby please
When I'm shootin the breeze with her
When everything you see is a blur
And ectasy's what you prefer

My my baby blue
Yeah I'm talkin' about you
My my baby blue
Yeah I've been thinkin' about you
My my baby blue
Yeah you're so jaded
Baby
Jaded
Baby
You're so jaded
'Cause I'm the one that jaded you.


martedì 5 maggio 2015

Watch him sleeping

«Quando ho smesso di avere paura? Credo sia stata una notte, faceva parecchio caldo e avevamo la finestra aperta, sentivo l'aria entrare, infilarsi tra le tende, avevo la sua gatta sulle gambe. Iris aveva quest'abitudine di mettersi sulle gambe, la spostavo anche sei volte. Nathaniel dormiva, vedevo appena il suo viso ma sentivo il calore del suo corpo, il suo profumo era l'unico che arrivava alle narici. Ero tra le sue braccia, immersa nel silenzio relativo di New Orleans e ho pensato che sarei rimasta per sempre, che sarei rimasta anche se lui mi avesse dimenticata, perché ogni singola cellula del mio corpo lo amava, bramava la sua presenza e l'idea stessa di essere altrove, di non poter contare i suoi respiri o baciare la sua pelle mi atterriva. È in quella notte che ho smesso di temere, ho imparato che avevo paura di essere felice, perché credevo di non meritare il suo amore. Gli dimostrerò che il Legame Diamond non toglie nulla al nostro rapporto. Io volevo che sapesse il mio nome per questa ragione, il legame Nephilim non è neppure reversibile. Volevo che avesse la prova che lui ha tutto il mio cuore, che ha tutta la mia anima e tutto ciò che desidero è con lui. Comprenderà con il tempo: siamo una famiglia, cresciamo i nostri bambini, viviamo insieme cose insignificanti e fondamentali.»

giovedì 30 aprile 2015

Hard Lesson

«Sapete, io ho attraversato due conflitti mondiali e ho sepolti quasi tutti i miei parenti. Ogni attimo che ci viene concesso è prezioso, perché domani potrei perdere qualcuno che amo, perché domani potrei morire fra le braccia di qualcuno che amo e avrei soltanto il rimpianto di aver voltato le spalle a una serata di quiete, di chiacchiere in cui ricordarci di essere vivi, in cui ricordarci che la vita non fa schifo come può sembrare, dobbiamo tenerlo a mente per quando le cose andranno davvero male. L'ho detto: la vita non è trascinarsi dall'alba al tramonto con rabbia e dolore. Non è neppure sopravvivere, quello. Vivere è qualcosa di più. Vivere è qualcosa di meglio e val bene una serata. Io finirò di mangiare, tornerò a casa dalla mia famiglia. Sarò felice di poterlo fare. Non dovete imparare a guarire i colpi inferti al corpo, ma quelli all'anima. È imparare a tenersi addosso le cicatrici. È imparare a convivere con la sofferenza, con il senso di colpa, il disagio, la voglia di mollare e comunque non perdere la voglia di ridere in compagnia, di amare, di essere amati. Voi, questo non l'avete imparato perché siete giovani. La vostra strada non è lastricata di lapidi come la mia o quella di Roseclare o di David. È questa la parte più dura. È questa la parte che richiede anni e anni di vita per essere appresa. Andate pure. La festa prosegue un altro poco. Controllerò le Stelle e saluterò per voi i miei gemelli.»

venerdì 10 aprile 2015

Brand New Day

Ho rivisto Sinead Kinner, questa settimana. Credo sia la prima Vyedas che abbia mai addestrato. Eravamo entrambe nella Fratellanza di Cork, lei covava molta rabbia nei confronti dell'Angelo, non tollerava la vista dei Fallen, sicura che aspettassero l'occasione propizia per vendicarsi della Caduta, per sfogare la rabbia di essere privati della Grazia. Era una bellissima ragazza dai capelli rossi, una manciata di efelidi sul viso ovale e una naturale propensione per la pittura.
In città è arrivata con la sua famiglia, visto che sua nipote sta per inaugurare una galleria fotografica; avevo sentito dire che si fosse sposata, avesse avuto dei bambini ma suo marito è morto cinque anni fa, un infarto in un'afosa Domenica estiva.
Ci siamo abbracciate, come ex compagne del liceo, siamo andate nella pasticceria di Fanny e Gwen per chiacchierare, per raccontarci anni di silenzio.
«I ragazzi erano grandi. Natalie soffrì moltissimo per la perdita del nonno, perché nostro figlio aveva divorziato.» ha fatto una pausa, un sospiro spiaciuto: «Prese la sua macchina fotografica. Neil sarebbe orgoglioso di lei, anzi sono certa che lui avesse visto il suo potenziale, sono sicura che l'abbia guidata alla fotografia in quel modo. È una Medium, l'abbiamo scoperto quando ci ha informato che Gatty, la sua cocker, dormiva ancora nella sua cesta e non si poteva rimuoverla.» ha soggiunto, come divertita.
Ho finito per chiederle come Neil avesse vissuto il suo ruolo nella Fratellanza.
«Si possono fare grandi discorsi, però il banco di prova sono i fatti. Smuovi le montagne con le parole, ma è davanti agli ostacoli che puoi essere forte.» ha detto, assaggiando la cheesecake: «Io venni uccisa da una Baali. Le sfregiai quel suo viso da puttana, comunque, Lyle prese il mio corpo, lo nascose mentre aspettava che la Congrega mi portasse indietro. Neil non poté vedermi, rimase a casa con nostra figlia di tre anni. Piangeva, gridava di volere la mamma, non mangiava, aveva una febbre nervosa, Neil era figlio unico, i genitori erano rimasti ad Arlow, dove io ero andata per la gente.» ha fatto una pausa, il dolore del ricordo è riaffiorato: «Non ha mai parlato nel dettaglio di quei giorni, ma quando sono tornata a casa... Abbiamo impiegato qualche settimana a ritrovare la serenità. Eravamo felici, turbati, spaventati, grati.» ha alzato il volto su di me: «Ci siamo confrontati, gli ho domandato perché fosse arrabbiato e non lo era con me bensì con se stesso, per non avermi protetta. Abbiamo dovuto superare questo ostacolo, senza troppe parole e con i fatti: non perdevo occasione per dimostrargli fiducia, sostegno, amore. Cercavo di passare del tempo con la famiglia, lasciavo che lui stesse con la bimba. In maniera graduale, abbiamo superato la nostra prova.» ha sorriso, ha capito perfettamente.
Ho annuito, sicura che avesse ragione: Nathaniel ed io cambieremo casa, passa più tempo con i gemelli, ci guardiamo attorno, facciamo progetti per il nostro futuro. La sera, scivolo nel letto per raggomitolarmi accanto a lui, talvolta è sveglio, altre è già addormentato, sento le sue emozioni, poi le sue braccia mi circondano, le sue mani mi accarezzano.
«Dormiamo, amore mio.» sussurro, mentre lo bacio: «Ci aspetta un nuovo giorno.» e ho la certezza, che tutto ciò sia confortante per me e per lui.

martedì 7 aprile 2015

Young, cool and smart


Hester: i primi jeans, la prima felpa da hipster. Non gradiva le calzine, ma le stavano benissimo.
Madison ha gusti particolari in fatto di moda neonatale.
Il nonno ha gradito.

domenica 22 marzo 2015

Everything I Do...

Talvolta, le parole possono arrivare da altri eppure essere nostre, appartenerci comunque.

Messaggio di Nathaniel:


Messaggio di Brianna:
So honey now
Take me into your loving arms
Kiss me under the light of a thousand stars
Place your head on my beating heart
I’m thinking out loud
Maybe we found love right where we are
When my hair’s all but gone and my memory fades
And the crowds don’t remember my name
When my hands don’t play the strings the same way,
I know you will still love me the same.

The Bangles Eternal Flame

Say my name, sun shines through the rain
A whole life so lonely, and then you come and ease the pain
I don't want to lose this feeling.
Close your eyes, give me your hand
Do you feel my heart beating, do you understand
Do you feel the same, am I only dreaming
Is this burning an eternal flame ...

Messaggio di Nathaniel:

Bon Jovi Thank You For Loving me

Messaggio di Brianna:
Savage Garden - I Knew I Loved You

I knew I loved you before I met you
I think I dreamed you into life
I knew I loved you before I met you
I have been waiting all my life

There's just no rhyme or reason
only this sense of completion
and in your eyes
I see the missing pieces
I'm searching for
I think I found my way home
I know that it might sound more than
a little crazy but I believe .

Messaggio di Nathaniel:
Bryan Adams - (Everything I Do) I Do It for You

Ma è vero, darei la mia vita per te.

Messaggio di Brianna:
Sì, anche io darei la mia vita per te e potrei morire non una ma mille volte per te... Però, io ti ho già donato la mia vita e per poter vivere mille giorni insieme te, svegliandomi al tuo fianco e prendendo sonno accanto a te.


Look into my eyes, you will see
What you mean to me
Search your heart, search your soul
And when you find me there you'll search no more

Don't tell me it's not worth tryin' for
You can't tell me it's not worth dyin' for
You know it's true
Everything I do, I do it for you

Look into your heart, you will find
There's nothin' there to hide
Take me as I am, take my life
I would give it all, I would sacrifice

Don't tell me it's not worth fightin' for
I can't help it, there's nothin' I want more
You know it's true
Everything I do, I do it for you
Oh yeah

There's no love, like your love
And no other, could give more love
There's nowhere, unless you're there
All the time, all the way, yeah

Look into your heart, baby

Oh, you can't tell me it's not worth tryin' for
I can't help it, there's nothin' I want more
Yeah, I would fight for you, I'd lie for you
Walk the wire for you, yeah I'd die for you

You know it's true
Everything I do, oh, I do it for you

Everything I do, darling
And we'll see it through
Oh we'll see it through
Oh yeah

Look into your heart
You can't tell me it ain't worth dying for
Oh yeah

I'll be there, yeah
I'll walk the wire
Oh, yeah

giovedì 19 marzo 2015

The Daddy in the World



Domani mattina, in cucina, Nathaniel troverà i gemelli svegli e la colazione pronta. Sul tavolo c'è un pacchetto rettangolare e un bigliettino scritto dalla Ethevyn: 'Festa del Papà 2015' è scritto sul retro della busta, aprendola, Nathaniel troverà un biglietto d'auguri con due mani argentate congiunte, aprendolo vedrà dei cartoncini scritti e colorati da Brianna: 'Daddy, You're the Best in the World x Hester, Heath'. Il regalo, ovviamente sempre da parte dei gemelli è un ciondolo portafoto realizzato totalmente in argento di forma ovale con incisioni a fantasia floreale nella parte anteriore, lucidato completamente nella parte posteriore, apertura a scatto. Dentro sono miniaturizzate due fotografia: a sinistra Hester e Heath dormono beati fra le braccia di Nathaniel, seduto in poltrona e sonnacchioso a sua volta; a destra c'è una foto di Nathaniel che sta chiacchierando con Madison nella cucina di casa Hunt.

domenica 15 marzo 2015

The Wall

«Lei sa che sono anche Umana. Siamo Figli degli Angeli, a dirla con brutalità, siamo Figli delle Umane che ci partoriscono, ci allevano, ci crescono. Siamo un raccordo fra due piani di esistenza, che la cosa possa piacere, oppure possa dispiacere. In quanto tali, non rinneghiamo nessuna delle nostre nature, né siamo disposti a tenere in una sfera di cristallo gli Uomini, considerandoli ingenui bambini incapaci di decidere cosa fare della propria vita. Credo che sia inevitabile un contatto fra il Soprannaturale e gli Umani: portali aperti in centro città, bizzarre creature che escono dai laghi, stragi non meglio specificate, ormai l'informazione viaggia su binari veloci ed è sufficiente un cellulare per rendere milioni di persone partecipi dell'esistenza di un'idra. E possiamo solamente lodare Dio, che non vi sia anche un cellulare per ogni drago che decide di svolazzare in città. Il punto non è creare la famosa bolla in cui stipare sei miliardi e rotti di anime, tenerli a guardare TG farlocchi e sciocchi serial. No, il punto è evitare delle vittime. Evitare che il fuoco bruci delle mani che non sanno che la fiamma farà male. Può sembrare un cavillo, invece mi creda è una questione etica, morale ed oggettiva di grande importanza Perciò, credo sia saggio evitare che la gente, le persone... Non sciocche, non indifese, ma ignoranti perché ignorano la realtà nella sua completezza vengano distrutte da una verità che è feroce, aggressiva e letale. In poche parole, credo che serva uno scudo fra le persone e il Soprannaturale, una parete difensiva che eviti i danni. Una parete che argini i pericoli.»

venerdì 13 marzo 2015

Piece of Me

Sono ritornata. Shane ha recuperato la mia anima, ha dato il mio corpo la scintilla che s'era bruscatamene spenta.
Il primo barlume di consapevolezza è stato per i miei figli, ho ricordato i loro volti addormentati, ho avvertito la necessità di vederli, di tenerli fra le braccia, cullarli mentre erano svegli. Ho compreso, perché il mio spirito non avesse pace: Hester, Heath hanno bisogno di me o forse, io desidero convincermene perché alla prova dei fatti, i gemelli erano puliti, profumati, sfamati.
Sono a casa, adesso. Sono circondata dalle persone che amo, dovrei sentire un senso di pace, di sollievo, invece sono stanca.
È naturale, dicono, gradualmente ritornerò ad avere la stessa energia, la medesima forza, eppure c'è dell'altro. Faccio il possibile, perché nessuno possa vederlo, avvertirlo però non lo nego a me stessa, c'è dell'altro, non so definirlo.
Piango, ogni volta che sono sola, piango sino a quando gli occhi non sono gonfi e la testa pulsa di dolore, piango senza mangiare un boccone, distesa sul divano.
«Sento come se un pezzetto di me fosse perduto.» ho detto ad Haniel, l'unico a cui abbia pensato di confidare una cosa talmente complessa e dolorosa. Gli ho telefonato barricata al terzo piano, con Beren e Luthien sistemati sul mio grembo.
«È impossibile, gli Stregoni non fanno lavori a metà.» ha ribattuto in tono pratico: «Sei te stessa, ma forse qualcosa è semplicemente cambiato. Hai cento anni, Brianna, se non ti evolvessi nel tempo, saresti una creatura sciocca e inutile, ma tu non sei né l'una, né' l'altra. Dimmi, cosa c'è?» ha chiesto.
Sono scoppiata in lacrime ed è stata la mia replica, perché Haniel non ha fatto pressione. Io non so spiegare in che senso possa essere cambiata, quale granellino della mia personalità abbia preso un'altra direzione, però è accaduto.
Trovo conforto nella stanza dei bambini, osservo la loro innocenza, progetto un futuro che sia sgombro da nubi, un avvenire di ostacoli sormontabili, mi chiedo se Nathaniel avverta qualcosa o sia troppo chiuso nelle sue emozioni per badare ai miei stati d'animo.
Non è empatico, non può sapere cosa si prova a sentire la rabbia, il dolore, il rimpianto altrui, quando distende la mano verso di me, soffoco l'impulso di raggomitolarmi di lato, di rimanere con le mie riflessioni, senza essere travolta dai suoi sentimenti negativi, in silenzio, senza farlo notare per timore che una sillaba, un sospiro, finiscano per generare una discussione che non potrei sostenere.
Rimango sveglia, preparo la colazione, sistemo Hester e Heath, li tengo svegli perché salutino il papà, talvolta anche Madison; cucino e chiedo dei miei fratelli.
«Ne hai parlato con Nathaniel?» è la domanda che mi fanno anche i fili d'erba attorno alla Sede.
Non l'ho fatto, per ora.
Voglio parlare con Nathaniel, stavolta, non importa quale sia il prezzo da pagare. Sono sfinita, devo trovare rimparo in lui, dovrebbe essere uno sforzo reciproco, venirci incontro.
Sono morta in questa casa, non mi sento a mio agio, qualcosa è cambiato per sempre.
Stavolta non posso farcela da sola.
Dovrebbe essere il primo a saperlo. Dovrebbe essere il primo a cercare di vedere quanto sappia amarlo, oltre le differenze, oltre i difetti, oltre gli sbagli.
No, no, no... Lui sa che lo amo, non può dubitarne. Abbiamo la nostra famiglia, può fare uno sforzo, può ascoltare, se non capire, solo sentire, solo accettare che io sia imperfetta, come il mio amore. Io lo amo, può cambiare il Cielo ma non il mio cuore. Lui mi ama, può cambiare il Cielo, ma non il suo cuore?
Deve solo amarmi,solo dire che ci riusciremo insieme, non importa come ma insieme. O amarmi è la disgrazia della sua vita? Temeva lo fosse per Ariana conoscere lui, ma forse è per lui, avere accanto a me.
Sono stanca, sono arrabbiata, sono confusa, piango appena sono sola, piango sino a quando non ho mal di testa e scordo di mangiare. Io non sono debole. Nessuno mi renderà debole.
È tempo di affrontare la vita.

È tempo di andare avanti.

venerdì 6 marzo 2015

One last time, say my name

Il nostro cattivo questa sera non sembra voler far sconti a nessuno. Infilza Brianna senza pietà, le fa male, ed è sempre più vicino al suo scopo. Eliminarla, distruggerla, toglierla di mezzo. Si sta accanendo su quella figura esile che è Brianna, ma è figlia di un angelo e le direttive sono precise, gli ordini vanno rispettati. Nathaniel continua imperterrito a urlare, continua ad infastidire il cacciatore che comincia a perdere la pazienza anche nei confronti del Medium. Medium che spara e colpisce dalle parti dei gioielli di famiglia, esplosione di sangue, i tappeti dovranno andare in lavanderia. Dubitiamo comunque che abbia un apparato riproduttivo quindi diremo che colpisce quella zona e allarga le braccia, indietreggia e per questo esce dalla mira di Brianna che stila testamento con il marito. E visto che qua sta finendo a sparatutto contro il cacciatore e questo sta perdendo la pazienza decisamente in tutti i sensi Proverebbe quindi a colpire Nathaniel che gli ha frantumato qualcosa con la pallottola ma non tagliandolo da parte a parte come si farebbe con il fruit ninja, bensì con il piatto della Katana per disarmarlo e poter dedicarsi alla Ethevyn, anche se comincia a sentirsi stanco, di tutte queste tarantelle.
Nathaniel urlerebbe se solo avesse il fiato per farlo. Invece si mozza, e il cuore sembra perdere qualche colpo quando vede la compagna, l'amore della sua vita, accasciarsi a terra. «Brutto fottuto bastardo! Tornatene da dove sei venuto!» non soltanto schiva alla grande il colpo che lui cerca di infliggergli, anzi si scosta abilmente sul lato, ma tenta poco diplomaticamente, il momento dopo, di abbassare le braccia, reggere l'arma con la sola mano destra e poi fare il gesto più avventato della sua vita, con ogni probabilità. Forse pure l'ultimo. Non si china a guardare come sta la moglie, non si mette a piangere. Non è il momento. Semplicemente si avventa contro il cacciatore e tentare, ovviamente facendo conto sullo slancio appena messo, se non sul proprio peso, di atterrarlo. La mano sinistra che nell'impatto, tenterebbe pure di acchiappargli il polso con cui regge la katana. È  semplicemente la forza della disperazione, mista alla rabbia più cieca, al momento. Nel movimento non viene emessa parola, né tanto meno alcun suono o respiro. Sembra semplicemente... Sospeso. E dire che sarebbe un becchino e un anonimo medium che lavora il legno e restaura libri. «Smettila!» c'è più disperazione che tentativo di zittire la moglie o essere arrabbiato per chissà quale motivo.
Brianna sapeva che non sarebbe sfuggita al Darach, l'ha compreso quando si è avventato su di lei alla Sede. È stata una sensazione epidermica, anche se Umana ha saputo riconoscere la morte, quando si è presentata. Vede altro sangue addensarsi sull'ingresso, comprende che arriva dal nemico. «Muoiono.» è la sua constatazione, è la sua consolazione. «Usa il mio cellulare.» nel parlare, sente il palato invaso da un sapore aspro, ferroso, qualcosa di caldo scivola dalla bocca. I polmoni, il cuore si muovo pigramente, stremati dalla perdita ematica, vicini al collasso. «Nathaniel.» pronuncia quel nome con amore, con gratitudine, un suono dolce immerso nella violenza della notte. «Vivi per... Noi.» è scossa da un sussulto nervoso, vorrebbe tendere le braccia, ormai non riesce a tendere alcun oggetto. «Per noi. Per noi. Io sarò con voi. Non mi abbandonare, amore. Non mi lasciare.» la velocità di pronuncia aumenta, il tono si abbassa e si confonde: «Non ti vedo. Dove sei?» domanda con angoscia: «Nath... Non posso... Perderti. Amore, non andare... Ci siamo trovati, alla fine. Dì il mio nome, solo un'altra volta... Ti prego.» ha un attacco di tosse: «Dì il mio nome, quando lo fai... Quando mi parli è come... Una luce che si accende nella mia... Anima.» sussurra, gli occhi castani si velano di lacrime. Avverte la sofferenza fisica affievolirsi, perché buona parte del sistema nervoso si è bloccato, l'aspetta l'apnea dolorosa in cui vorrà espandere il torace senza riuscirvi.
Non riesce a disarmare il Medium, e se avesse sentimenti, il cacciatore, sarebbe parecchio stizzito. Invece osserva i movimenti di entrambi. Brianna agonizzante e Nathaniel prova pure ad aggredirlo fisicamente. Il Darach si sposta, lasciando capitolare il Medium a terra, non infierisce su di lui, per ovvie ragioni, piuttosto si accanisce nuovamente contro la Ethevyn, andando ad impugnare la katana saldamente, con due mani e proverebbe a spingerla con forza contro il petto della donna, diretto al cuore. Non c'è nemmeno un filo di pentimento in quel gesto, non c'è un minimo di rispetto niente. C'è solo un ordine da rispettare, un compito da portare a termine. Guarderà subito dopo Nathaniel, come se volesse assicurarsi che abbia visto la fine della sua consorte. La crudeltà.
Nathaniel capitombola a terra, neanche a dirlo. Si sbilancia e finisce con le ginocchia piantate nel tappeto del salotto di casa Hunt. C'è orrore nello sguardo, dopo quel gesto avventato e finito davvero male. Fissa per qualche secondo il pavimento, con la consapevolezza di averla, probabilmente, condannata a morte. Poteva sparare, poteva essere più veloce, poteva darle tempo o modo di scappare, di uccidere in qualche modo il cacciatore o farlo sparire. Niente di tutto questo. Si gira lentamente, richiamato dalla voce della moglie. Non dice ancora nulla ma si avvicina, carponi, senza separarsi comunque dall'arma. Cerca di arrivare il più vicino possibile alla sua figura, di piegarsi su di lei, ma viene letteralmente gelato sul posto dall'ennesimo colpo inferto a Brianna, questa volta diretto al cuore. Segue il movimento con gli occhi sgranati, la bocca aperto in un urlo di disperazione che suonerebbe strano persino a lui e anzi, lo è. Non si rende conto di farlo, non si rende conto nemmeno di mettersi a piangere. Ma è quando la creatura si gira verso di lui, che punta nuovamente la pistola e preme il grilletto. Stavolta mira al cuore del cacciatore, così come lui ha fatto con Brianna. «Brì, non mi lasciare, ti prego...» mormora appena, tirando su con il naso e provando ad accarezzarla, a scuoterla. A cercare eventuali segni di vita: «Vediamo se ce l'hai tu, un cuore.»
Brianna fa un debole sorriso, Nathaniel ha esaudito il suo ultimo desiderio: ha pronunciato il suo nome: «Nath» è un respiro. Le è risparmiata l'apnea, non vede il Darach, avverte una fitta lancinante al cuore. È indescrivibile quanto sia potente il dolore che raggiunge i centri nervosi, incurva la schiena involontariamente, il fisico stesso è scosso da quella tremenda ferita, mentre la katana esce dal petto, il sangue si solleva in uno zampillo, l'ultimo possibile. I pensieri si confondono, velocemente intravede ombre e suoni, le sensazioni cessano, ondeggia nel vuoto senza gioia, senza rammarico, inconsapevole persino di se stessa, l'agonia è breve, alcuni minuti in cui i muscoli si rilassano, le ferite cessano di gettare sangue, il calore si abbassa sino a quando la pelle non è tiepida, imperla di sudore sulla fronte e di lacrime sulle guance.


Il colpo alla Nephilim va a buon fine, la katana viene estratta dal petto della donna e rimessa nel suo fodero. Il suo compito qui è finito. La mattanza è compiuta. C'è sangue ovunque, sangue di Brianna, sangue del Darach. Lacrime, pallottole piantate nel muro, vasi rotti. C'è un sipario che cala, tutto diventa nero, tutto sembra inutile, tutto sembra andare in frantumi in questi casi. La vita a New Orleans non è facile, avere una famiglia legata al sovrannaturale non è facile, essere un esponente di una razza non è facile. Brianna ha pagato il suo essere figlia di un angelo con la vita. Nathaniel spara, probabilmente è l'ultimo tentativo che farà, ed il Darach evita, come a voler far capire che è tutto inutile, ogni sforzo compiuto dall'altro è spreco di forze. Rimessa la katana al posto si avvierà correndo verso la porta d'ingresso, non l'aprirà, ma la stessa figura svanirà nel fumo nero, come è comparsa tra quelle mura. Brianna non andrà via del tutto, no, avrà modo di stare vicino a Nathaniel, in un'altra forma che solo ed esclusivamente il medium può vedere.
Nathaniel non prova più a sparare. Abbandona l'arma di fianco a se e cerca di raccogliere come può, infischiandosene di inzaccherarsi di sangue, con le dita che tremano, il corpo di Brianna. Cerca di stringerla a sé, mentre si piega in avanti con il busto fino a tentare di poggiare il capo, con il lato sinistro, contro il suo petto. Piange e calde lacrime prendono a scorrergli giù dagli occhi arrossati e stanchi, fino sulle guance e poi ad imperlare la barba, mischiandosi con il sangue della Nephilim. Ondeggia piano con il tronco, quasi tentasse di cullarla, dolcemente e lentamente. «Non ci sono riuscito...» deve mettere parecchie pause per riuscire a finire una frase: «Non sono riuscito a proteggerti.» la voce praticamente un sussurro spezzato dai singhiozzi. Alza però lo sguardo, carico d'odio, verso il cacciatore. E in effetti sarebbe anche pronto a difendere i suoi due bambini al piano di sopra, se questo tentasse di uccidere anche loro. Rinuncerebbe alla sua stessa vita per loro, per volontà di Brianna. Sembra sfidarlo, almeno fino a quando questo non si allontana e poi, semplicemente, sprofonda nel suo silenzioso dolore. Un dolore intenso, come essere privati del proprio, di cuore o della propria anima. Come se un pezzo di lui si fosse disgregato, spezzato con la morte di Brianna.
Brianna è immersa in quel vuoto, quando il gelo della morte va a separarla dal mondo dei vivi. C'è qualcosa della sua consapevolezza che permane, una scheggia di lucidità che dona una parvenza fisica allo spirito, appare come uno Spettro dai capelli blu e un teschio a stravolgere i lineamenti gentili, ha una sfilza di lividi sul collo, gronda sangue dal ventre, dal petto, le braccia rilassate lungo i fianchi, i piedi scalzi con solo le calze di cotone. «I bambini hanno fame.» parla in tono stranamente fermo, sicuro. È morta da una manciata di minuti, eppure sembra averlo scordato. Non è apparsa all'ingresso, infatti ma sulle scale che vuole salire per raggiungere i gemelli. L'unico che può vederla, che può sentirla è Nathaniel. «Potresti preparare il bagnetto?» domanda al marito. Non ritiene di aver ragione di volgersi o forse non desidera fare i conti con la realtà, il suo obiettivo è andare nella cameretta di Heath e di Hester, stare con loro. La sua logica è distorta, piegata da quanto avverte, non è la Ethevyn, non è neppure la stessa donna, qualcosa in lei cambia, come accade a ogni Skull, separato dal suo corpo, dal mondo e ancorato ad esso. «Nath. Vieni.» lo chiama, infine.
Nathaniel preme il viso contro di lei, affondando i singulti. Un riguardo per i bambini, si presume, anche se al piano di sopra e non ancora... "coscienti" di ciò che accade nel mondo, non almeno quanto un adulto o un bambino più piccolo. Non si preoccupa però del fatto che Madison possa arrivare da un momento all'altro e, si spera, viva e vegeta. Prosegue con quel movimento impercettibile, che chiunque gli graviti attorno, avrà potuto vedere soltanto quando ha in braccio i bambini, quando arriva la voce di Brianna direttamente a sfiorarle le orecchie. Sgrana gli occhi ma non si alza ancora da lei, da ciò che rimane del suo corpo. «A...» una pausa, deglutisce a forza: «Arrivo subito.» tira su con il naso. «Tu...» preme le labbra tra di loro e cerca di ricacciare indietro le altre lacrime: «Tu vai. Io arrivo subito, te lo prometto.» solo ora alza lentamente il capo e si asciuga frettolosamente le guance, ma non gli occhiali, che comunque rimangono spruzzati di lacrime. Macchioline minuscole che vanno ad offuscargli la vista, come se le lacrime stesse non bastassero. O la miopia. «Arrivo subito.» lo ripete nuovamente e stavolta cerca persino di sorriderle.