Doverosa Nota

Brianna Berenice Byrne non esiste e così la sua famiglia.
Tutto quello che viene riportato su queste pagine virtuali, quindi, non è realmente successo.
È frutto della fantasia di un gruppo di players che si divertono.

Volete divertirvi con noi?
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sabato 7 febbraio 2015

Tired

È da tanto che non scrivo qualcosa, ne sento la necessità ma poi altri doveri mi distraggono, talvolta sono così stanca da sentire i bervi contrarsi, sotto la pelle e non riesco a distogliere la mente dai bambini, anche mentre sono con Nathaniel e Madison o quando li affido alla Fratellanza, ho il terrore accada loro qualcosa, che possano scivolare dalle braccia di Roseclare o di Anja, che Nathaniel non controlli la temperatura del latte, però taccio ed è un bene che lui non possa condividere i miei fardelli, perché sono tanti.
Non è possibile descrivere l'affetto di una madre, perciò non tenterò di spiegare cosa senta per Hester e Heath, perché nessuno può dubitare che siano la mia gioia, che siano i battiti del mio cuore e tutto il senso che la mia esistenza può avere, però mi rendo conto di non poter continuare in questo modo.
Annullarmi per uno scopo, porterà a un crollo nervoso; io sono una creatura imperfetta che necessità di piccoli spazi personali in cui esprimersi, in cui sfogare ciò che cova nel cuore, nell'anima, nella mente.
Bonnie è partita per New York. Non mi sono stupita di ricevere la sua lettera, avevo cercato di confortarla, di incoraggiarla a vivere un'esistenza piena di amore, di gioia e non soltanto come madre, ma pure come la splendida donna che è. Vederla piangere, sentirla parlare di Maxwell mi ha addolorata. È una persona speciale, la sua forza arriva dall'immensa capacità di amare e so che, prima o poi, un uomo sarà alla sua altezza e conquisterà il suo cuore ferito, lo curerà, si accosterà ai bambini per crescerli con costanza, con affetto, come un buon patrigno.
Ho conservato la sua lettera, egoisticamente ho pianto perché gli amici lasciano un vuoto oscuro, profondo, ma ha fatto la cosa giusta.
Ci rivedremo, ci riabbracceremo guardando con meraviglia quanto in fretta crescono i nostri figli, parleremo di tante cose, perché l'amicizia non ha per ostacolo la lontananza ma l'indifferenza.
Quando ho saputo che Jethro non era più il compagno di Helena, lo ammetto, ho avuto paura di vederli partire entrambi. Helena è una donna matura, Jethro resta un membro della Schiera, il timore è irrazionale, quindi ho visto me stessa perdere altri amici, individui fidati che hanno un posto nella mia memoria, che sanno donarmi sollievo, che sanno parlarmi con serietà e rispetto, che comprendono senza condannare la mia natura.
Loro sono a New Orleans, immagino svolgano il proprio lavoro, godono di buona salute.
È rassicurante pensarlo.
Vorrei fermarmi a questo punto, ma non posso, non voglio: la prova più dura è arrivata, ho sperato di non doverla affrontare, ho pregato che le parole non fossero vento, che il senso di ciò che la Fratellanza è stata nel corso dei secoli penetrasse nel cuore di Hope, mi domando dove abbia sbagliato, se abbia commesso degli errori, non avrò mai le risposte che cerco.
Lionel ha chiesto di parlarmi, io ho ascoltato, io ho agito: indegna di essere l'Erede di una Creatura Celeste, privata della Grazia, allontanata dai Nephilim per condurre una vita Umana, forse è la strada che Hope ha desiderato percorrere sin dall'inizio.
Aveva un carattere irruento, fragile, refrattario ai consigli, vedeva le nostre norme come vincoli, sognava ciò che non poteva ottenere, fra noi ed è libera di essere una semplice ragazza, forse non è stata una punizione, forse è stato un dono.
Anja, Key, Eve non hanno commentato, non una parola di biasimo dalle loro labbra, solamente sofferenza, condivisa da tutti e un nuovo masso sul mio petto, l'ombra di Cora e del sorriso innocente sporcato dal sangue.
Sento Nathaniel scivolare nel sonno, il respiro si fa profondo, la presa attorno ai miei fianchi allenta, io posso scivolare giù dal letto, senza disturbarlo. Ha rifiutato il legame per non darmi i suoi dolori, per non condividerli, ha detto... Teme di sentire cosa provo? La tristezza senza lacrime, lo sgomento senza lamento, l'interminabile fila di cari da rimpiangere, perduti a causa della violenza, della debolezza, della malattia, dell'Equilibrio? Teme di sentire il dolore di non poter vedere crescere il proprio nipote, di stringerlo esanime fra le braccia, circondato da uno strazio insostenibile, reso più acuto dall'anima di mio fratello che si spezza? Teme di sentire le mani sporche del sangue di Nathan?
Non vuole che sappia cosa c'è nel suo passato, quando ero imbottito di farmaci e si credeva pazzo? Non vuole che senta la frustrazione di perdere Ariana?
Non lo so, vorrei chiederlo ma si chiude davanti a me, mi respinge e io non ho la forza di andare oltre, non adesso.
Ci sono notti in cui lascio che tutti dormano, che nessuno sia sveglio per riversarmi addosso la sua angoscia e ricordo la mia infanzia: il mio cavallo a dondolo bianco, i cilindri musicali della mamma,  i nastri colorati che la zia usava come segnalibri e papà che mi ascoltava leggere, correggendomi.
Rimango in quegli anni, dove c'era luce e ordine, dove correvo per il viale facendo roteare un cerchio di metallo.
Vorrei che Hester e Heath avessero un'infanzia simile, giorni lieti in cui rifugiarsi, quando fuori minaccia la tempesta.

mercoledì 28 gennaio 2015

Bellezza

«Lo scarafaggio è stato il suo unico compagno mentre lavorava a Osaka. Lei aveva turni inumani, una paga misera, nessuna garanzia. Lo scarafaggio, andò vicino alla sua mano, una sera che piangeva. Rimase lì, anche se poteva essere ucciso e lei lo prese nel palmo. Lo tenne con sé, lui cominciò a seguirla, a starle vicino come un cane. Col tempo, comprese quanto fosse profondo il legame e lo trovo bellissimo: in quella disperazione, a donarle un po' di amore e di sollievo è stato un essere minuscolo, sgradevole, disprezzato. Sai, non sempre basta vedere la bellezza dove gli altri non la trovano. Bisogna creare la bellezza, anche dove proprio non c'è.»

martedì 27 gennaio 2015

It's not a goodbye, my friend

Carissima Brianna,
odio doverti dire che ho preso una decisione,
me ne ritorno a New York da mio padre,
mi inserirò nella nuova Corte della Big Apple,
e continuerò la mia vita là.
So di darti un dispiacere, e credimi, mi dispiace così tanto,
che per un momento ritornerei sulle mie decisioni.
Ma non posso, purtroppo qui ho dei legami che preferirei non
vedere mai piu in vita mia, e sono troppo intimi per
dimenticarmeli soltanto, spero che continuerai
ad aggiornarmi su quello che accade, e spero che
la tua vita sia bella come quella che meriti.
Non è un addio, ma un arrivederci, partirò stanotte,
altrimenti potrei venir meno alla speranza di un futuro
migliore, come madre migliore per i miei figli.
Ti voglio tanto bene, davvero tantissimo.
Tua affezionatissima, Boo.

giovedì 8 gennaio 2015

Make a Wish

Brianna è adagiata sul letto nella camera d'ospedale che occupa dalla nascita di Hester e Heathcliff. È in buona salute, come lo sono i suoi bambini e il marito è andato a prendere i genitori all'aeroporto. Lei ha ricevuto la visita dei nipoti, anche di sua madre e di suo fratello, si sente felice, ma anche stanca. La stanza è addobbata come si conviene con palloncini colorati legati alla testiera del letto, con un incalcolabile numero di mazzi di fiori, vasi di piantine, scatole di cioccolati, cesti traboccanti prodotti per l'infanzia. È una stanza allestita per l'evento più lieto. È in quel momento che, bizzarramente, ricorda la sua infanzia, il periodo dorato trascorso nella villa dei Byrne, quando i suoi genitori erano giovani e suo fratello era un bambino: rivede la stanza dei giochi, dove era custodita la sua casa delle bambole, il cavallo a dondolo bianco, il trenino che Alfred aveva costruito con l'aiuto del maggiordomo, il servizio da tea per le sue bellissime bambole di porcella, immagina Hester e Heath giocare in quella cornice datata ma per lei perfetta. Percorre con la mente il corridoio, arriva in Biblioteca, scivolando sotto la scrivania, vede le gambe di suo padre e ridendo, vi si aggrappa. Malcom sta disegnando qualcosa sul bordo di un libro aperto, lascia la bambina in attesa qualche secondo, sorridente, la solleva d'istinto facendo gridare eccitata. Brianna ricorda ogni libro su cui Malcom ha disegnato, ogni fotografia scattata e sistemata negli album da sua mamma, ricorda la musica che ascoltava Rebecca mentre si pettinava davanti allo specchio e pensa che tutto questo è perduto. I suoi bambini, lei stessa non rivedranno il bel viso di Rebecca Byrne o di Malcolm, neppure in una fotografia e non ci sono più i biglietti di auguri, le lettere conservate, i calamai e i pennini... Tutto perso in quella precipitosa fuga verso la campagna, durante la Seconda Guerra Mondiale. I bombardamenti non davano tregua, seminavano morte, dovevano sfollare lontano da ferrovie e fabbriche. Presero i soldi, gli abiti, i gioielli, per il resto non c'era spazio e al ritorno, la villa era stata devasta dai soldati, i mobili spaccare per farne legna da ardere, così i libri, i giocattoli rotti o rubati. Brianna sospira. È una piccola cosa in un mondo in tumulto, però sono tasselli importanti nella sua vita, le parlano di chi ha amato, le parlano di lei e ne parleranno ai suoi figli. «Vorrei che la Villa della famiglia Byrne tornasse come era un tempo, prima della Guerra. Vorrei rivedere la camera dove dormivo, quella in cui giocavo con Alfred, vorrei ascoltare i dischi della mamma, mostrare tutte le fotografie che sono state bruciate a mio marito, ai miei figli, ai miei nipoti. Vorrei che nessuno avesse devastato, saccheggiato la nostra casa, che nessuno mi avesse tolto quelle cose che... Che sono legate alla mia famiglia, alla mia vita. So che non è una cosa di vitale importanza, ma se potessi avere quello che mi hanno tolto, io sarei felice. Sarei felice di non avere solo i ricordi, di avere qualcosa anche se piccolo come può esserlo un disco o una fotografia. Vorrei tanto rivedere la casa in cui sono cresciuta. Lo desidero con tutto il cuore.» si esprime così, alla Shamana con un sospiro. Non è il massimo dell'altruismo, ma per una volta, pensa principalmente a cosa farebbe piacere a lei: riavere una parte del suo passato.

martedì 6 gennaio 2015

Breath of my Life




Ciao, siamo Hester Héléne e Heath Hector. Siamo nati questa notte e stiamo benissimo, anche la mamma e il papà sono in ottima salute, forse un po' stanchi.
Se volete conoscerci, siamo in ospedale con la mamma.
H&H.

giovedì 11 dicembre 2014

At Last

'Le Chateaux', più precisamente, si trova nella lussuosa Prytania Street. Si presenta dall'esterno come una bianca villa vittoriana in perfetto stile col resto del quartiere, illuminata per l'occasione da filamenti di lucette bianche che si attorcigliano anche attorno al gazebo che ripara l'entrata all'edificio, seguendo un viottolo che taglia un giardino ben curato, sebbene per forza di cose deperito. Per non rovinare la festa a nessuno, continuiamo a rifiutarci di far piovere. Alana si è aggiudicata il numero di apertura, l'esibizione che accompagnerà il primo ballo della coppia di neo sposini: la nostra cantante avrà già avuto modo di accordarsi coi tecnici del suono e di prendere posto sul palco allestito all'interno della villa, accompagnata da una band di eccezione, al suo servizio. Tutto è predisposto, ogni dettaglio così come era stato ideato - e di certo non manca il cibo. Agli ospiti non resta che divertirsi.
Alana si è allontanata prima degli altri ospiti dalla chiesa, prendendo un taxi con il denaro gentilmente offerto dagli sposi (?) per il lavoro di stasera, in modo da arrivare prima degli altri alla villa. Non che ci fosse molto da preparare, ma sapete come sono fatti gli artisti, devono studiare l'energia del posto prima di fare quello che fanno di solito e ovunque, devono tirarsela un po'. Adesso, nonostante il brusio allegro degli invitati che prendono posto nella sede dei festeggiamenti per il matrimonio, si avvicina al microfono camminando sul piccolo palco semicircoare addossato alla parete principale della grande sala. Tossicchia scostando la testa dal microfono, tanto per non far sentire a tutti quant'è brava a schiarirsi la voce. Poi riavvicina le labbra al gelato metallico, con un semplice e diretto « Salve ». La sua voce è piatta, lo sappiamo un po' tutti, ma il suo viso è carico di espressività: un velo di emozione, di trepidazione le riempie tutta la faccia. Si è rinfrescata il trucco in taxi e non ha più la giacca addosso, di modo che tutti ora possano ammirare il panneggio color melone e dorato che ha scelto per festeggiare l'unione di Brianna e Nathaniel. «Innanzitutto, benvenuti gli sposi. Sono onorata che abbiate scelto me per onorare il vostro amore. Vi auguro tutta la felicità di questo mondo. E che possa bagnare un po' anche tutti noi, che vi viviamo accanto. » accompagna l'introduzione con un sorriso che non scopra i denti - sia mai- e gli occhi lucidi. Guarda i musicisti disposti tutt'intorno a lei, vicini e compatti, per cercare l'intesa iniziale. E uno. E due. E tre.
«AAAAAT LLLAAAAAAAAST. My looove as come alooone. My lonely days are over. » sapete tutti come andrà a finire. Tutti l'abbiamo cantata almeno una volta nella vita, l'abbiamo sentita nella scena cruciale di un film d'amore e abbiamo sognato che suonasse per noi. Stasera, tutto questo è dei nostri fortunati sposini. «AND LIFE IS LLLLIIIIIKE A SOONG» Alana - che quando lavora è solo Miss Smith - sorride e guarda il pubblico dritto in faccia, facendo qualche passo in mezzo ai suoi colleghi. «THE SKYES ABOVE ARE BLUE. My heart was wrapped up in clover THE NIIIIGHT I looked at you...» questo pezzo è quello più emozionato, da parte sua, grazie al gioco di società di ieri sera. Ma continua, passeggiando lentamente fra i musicisti e scendendo, meno goffamente di quanto ci aspettassimo, dal palchetto, per camminare in emzzo ai tavoli - più specificamente, verso proprio Brianna e Nathaniel. E stavolta non importa gli occhi di chi diventino come, lei non si distrarrà. «I found a THRIIIILL to press my cheeck to. A thrill that IIIIII have never known... oooh yeah.» li guarderebbe tutti e due, allontanando dal busto il braccio che non tiene il microfono. Sarà finita sicuramente al centro dell'attenzione, ma con la musica non le importa poi tanto. Anzi. «And then the spell was cast. And here we are in.. hheavenn » sospira piano, annuendo in un muto "amen sorella" comunicato ad Etta James attraverso il Velo -fatecela passare. Adesso si allontana di un paio di passi all'indietro, abbassando busto e testa come in una riverenza ai due innamorati: «For.. YOU ARE MIIIIIINE. AT LAAAAAAAAASTTTT ». Qualche attimo di silenzio, per riprendere fiato e raddrizzare la schiena, simulando un applauso con l'lamico metallico. « Un applauso a questa magnifica coppia! » incita la folla, per quanto il suo timbro nel parlato le permetta. Tranquilli, i vostri soldi non sono andati sprecati: per nostra fortuna, è un timbro completamente diverso dal cantato.
Brianna trascina Nathaniel in pista, non importa quanto le costi e se debba strapparlo ai parenti, ai brindisi, al cibo, ai regali. Le luci si abbassano, accarezzano Alana che intona quella canzone che ha richiesto espressamente per il suo primo ballo come signora Hunt. «Ricordi?» mormora con voce morbida, bassa, cercando di avvicinarsi al suo orecchio: «Mi hai invitata a ballare, in strada. Sentivamo appena la musica e io non credevo che qualcuno avrebbe voluto danzare con me, in un locale jazz.» sorride, commossa e felice. È stanca dalla lunga giornata. Lascia che le note scivolino fra loro, ascolta il canto di Alana, a tratti strofina la punta del naso contro il collo di Nathaniel. «Eravamo felici, quella sera. Lo saremo ancora e ancora.» sembra volerlo rassicurare o promettergli un'esistenza più serena di quanto sia stata, poserebbe la mano sinistra sulla sua spalla. La Ethevyn è pure incinta, perciò si trova squassata da un turbine emotivo, al languido sentimento che l'avvolge, si aggiungono le visioni dei mesi trascorsi accanto a Nathaniel, vanno a ritroso sino ad raggiungere Alfred, Rebecca, Malcom, tutti i cari che non può abbracciare o sentire, che continua ad amare. Un gelo innaturale non distante dal palco le suggerisce qualcosa, ma lei prosegue a ballare, ad ascoltare la musica anche se i due Skulls sono arrivati: Alfred con i capelli color paglia, il volto ossuto è un teschio bianco e nero, morto di cancro è magro, nervoso con una maglietta che mostra dei tatuaggi alle braccia, stira un sorriso a Nathaniel; non una smorfia dolente, un vero sorriso breve, leggero ma sincero; lei è avvolta in una veste da camera bianco, una donna anziana dai capelli d'argento raccolti alla nuca, il teschio smorza appena la sua bellezza mantenuta nella vecchiaia, ha le mani strette al cuore, sembra stia piangendo, anche lei sorride. Svaniscono sulle ultime note, senza disturbare, senza turbare, senza messaggi, testimoni di quel momento di felicità. Brianna, ignara, applaudirà Alana, la abbraccerà, la ringrazierà per far proseguire l'intrattenimento previsto. #marysuemodeon. #somanyfeels
Nathaniel, in effetti viene strappato all'affetto dei parenti e amici, per essere trascinato via, giustamente, da quella nuova famiglia, costituita da Brianna e colui o colei che porta in grembo. Non è mai stato un individuo che ama mettersi in mostra, essere al centro dell'attenzione e tutta quella giornata, sembra metterlo decisamente alla prova, per quanto al momento ci sia solo la rilassatezza dopo la cerimonia e l'abbraccio di coloro che sono venuti a festeggiare quell'evento con loro. Quello è, tuttavia, un momento solo della coppia, uno dei più intimi della giornata e ovviamente gustabili anche dagli invitati. Accetta di buon grado, senza sbuffi, senza arrossire, di andare a ballare con la sua controparte femminile, poggiandole dolcemente una mano sul fianco più tondetto, data la gravidanza e l'altra a cercare la sua mano, un po' come ha fatto, innumerevoli volte, durante la cerimonia. Per quanto ci sia il desiderio inaspettato di buttare ai rovi la cravatta, per il momento la cosa risulta sopportabile, perdendosi inevitabilmente in quel groviglio di emozioni che si intensificano, ora che è solo con lei, per quanto lo si possa essere in mezzo ad un ricevimento. C'è solo lei comunque, nessun altro. Si piega quel tanto che basta per appoggiare la guancia contro la sua, danzando esattamente come ha fatto quella prima sera, quel loro primo appuntamento, seguendo le note e la meravigliosa voce di Alana. «Io sono felice anche questa sera, anzi lo sono di più. Cosa potrei desiderare di più dalla vita, se non averti qui con me, nonostante le gioie e i dolori. Le vincite e le sconfitte?» glielo sussurra all'orecchio, muovendosi ancora, lentamente, senza per altro calpestarle i piedi, cosa più unica che rara. «E quella sera avevo paura, esattamente come questa.» replica ancora,c on voce bassa: «Una paura diversa. A quel tempo dell'ignoto, che tu non mi volessi. Ora di essere un degno marito per te, nonostante la mia rabbia di questi giorni.» un piccolo bacio, non troppo casto, tra spalla e mascella, fino a risalire ancora al suo orecchio, bisbigliandole, in stereofonia con il cantato di Alana, un pezzo della canzone, pur senza intonarla, ma solo recitandogliela. «Ho trovato un sogno a cui potevo parlare, un sogno che posso chiamare mio, ho trovato un brivido contro il quale premere la mia guancia.» e così dicendo, nuovamente sfiora la sua pelle con un bacio, sulla guancia questa volta, respirandole addosso: «Un brivido che non ho mai provato prima.»