È rassicurante pensarlo.
Doverosa Nota
Tutto quello che viene riportato su queste pagine virtuali, quindi, non è realmente successo.
È frutto della fantasia di un gruppo di players che si divertono.
Volete divertirvi con noi?
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sabato 7 febbraio 2015
Tired
È rassicurante pensarlo.
giovedì 11 dicembre 2014
At Last
Alana si è allontanata prima degli altri ospiti dalla chiesa, prendendo un taxi con il denaro gentilmente offerto dagli sposi (?) per il lavoro di stasera, in modo da arrivare prima degli altri alla villa. Non che ci fosse molto da preparare, ma sapete come sono fatti gli artisti, devono studiare l'energia del posto prima di fare quello che fanno di solito e ovunque, devono tirarsela un po'. Adesso, nonostante il brusio allegro degli invitati che prendono posto nella sede dei festeggiamenti per il matrimonio, si avvicina al microfono camminando sul piccolo palco semicircoare addossato alla parete principale della grande sala. Tossicchia scostando la testa dal microfono, tanto per non far sentire a tutti quant'è brava a schiarirsi la voce. Poi riavvicina le labbra al gelato metallico, con un semplice e diretto « Salve ». La sua voce è piatta, lo sappiamo un po' tutti, ma il suo viso è carico di espressività: un velo di emozione, di trepidazione le riempie tutta la faccia. Si è rinfrescata il trucco in taxi e non ha più la giacca addosso, di modo che tutti ora possano ammirare il panneggio color melone e dorato che ha scelto per festeggiare l'unione di Brianna e Nathaniel. «Innanzitutto, benvenuti gli sposi. Sono onorata che abbiate scelto me per onorare il vostro amore. Vi auguro tutta la felicità di questo mondo. E che possa bagnare un po' anche tutti noi, che vi viviamo accanto. » accompagna l'introduzione con un sorriso che non scopra i denti - sia mai- e gli occhi lucidi. Guarda i musicisti disposti tutt'intorno a lei, vicini e compatti, per cercare l'intesa iniziale. E uno. E due. E tre.
«AAAAAT LLLAAAAAAAAST. My looove as come alooone. My lonely days are over. » sapete tutti come andrà a finire. Tutti l'abbiamo cantata almeno una volta nella vita, l'abbiamo sentita nella scena cruciale di un film d'amore e abbiamo sognato che suonasse per noi. Stasera, tutto questo è dei nostri fortunati sposini. «AND LIFE IS LLLLIIIIIKE A SOONG» Alana - che quando lavora è solo Miss Smith - sorride e guarda il pubblico dritto in faccia, facendo qualche passo in mezzo ai suoi colleghi. «THE SKYES ABOVE ARE BLUE. My heart was wrapped up in clover THE NIIIIGHT I looked at you...» questo pezzo è quello più emozionato, da parte sua, grazie al gioco di società di ieri sera. Ma continua, passeggiando lentamente fra i musicisti e scendendo, meno goffamente di quanto ci aspettassimo, dal palchetto, per camminare in emzzo ai tavoli - più specificamente, verso proprio Brianna e Nathaniel. E stavolta non importa gli occhi di chi diventino come, lei non si distrarrà. «I found a THRIIIILL to press my cheeck to. A thrill that IIIIII have never known... oooh yeah.» li guarderebbe tutti e due, allontanando dal busto il braccio che non tiene il microfono. Sarà finita sicuramente al centro dell'attenzione, ma con la musica non le importa poi tanto. Anzi. «And then the spell was cast. And here we are in.. hheavenn » sospira piano, annuendo in un muto "amen sorella" comunicato ad Etta James attraverso il Velo -fatecela passare. Adesso si allontana di un paio di passi all'indietro, abbassando busto e testa come in una riverenza ai due innamorati: «For.. YOU ARE MIIIIIINE. AT LAAAAAAAAASTTTT ». Qualche attimo di silenzio, per riprendere fiato e raddrizzare la schiena, simulando un applauso con l'lamico metallico. « Un applauso a questa magnifica coppia! » incita la folla, per quanto il suo timbro nel parlato le permetta. Tranquilli, i vostri soldi non sono andati sprecati: per nostra fortuna, è un timbro completamente diverso dal cantato.
Brianna trascina Nathaniel in pista, non importa quanto le costi e se debba strapparlo ai parenti, ai brindisi, al cibo, ai regali. Le luci si abbassano, accarezzano Alana che intona quella canzone che ha richiesto espressamente per il suo primo ballo come signora Hunt. «Ricordi?» mormora con voce morbida, bassa, cercando di avvicinarsi al suo orecchio: «Mi hai invitata a ballare, in strada. Sentivamo appena la musica e io non credevo che qualcuno avrebbe voluto danzare con me, in un locale jazz.» sorride, commossa e felice. È stanca dalla lunga giornata. Lascia che le note scivolino fra loro, ascolta il canto di Alana, a tratti strofina la punta del naso contro il collo di Nathaniel. «Eravamo felici, quella sera. Lo saremo ancora e ancora.» sembra volerlo rassicurare o promettergli un'esistenza più serena di quanto sia stata, poserebbe la mano sinistra sulla sua spalla. La Ethevyn è pure incinta, perciò si trova squassata da un turbine emotivo, al languido sentimento che l'avvolge, si aggiungono le visioni dei mesi trascorsi accanto a Nathaniel, vanno a ritroso sino ad raggiungere Alfred, Rebecca, Malcom, tutti i cari che non può abbracciare o sentire, che continua ad amare. Un gelo innaturale non distante dal palco le suggerisce qualcosa, ma lei prosegue a ballare, ad ascoltare la musica anche se i due Skulls sono arrivati: Alfred con i capelli color paglia, il volto ossuto è un teschio bianco e nero, morto di cancro è magro, nervoso con una maglietta che mostra dei tatuaggi alle braccia, stira un sorriso a Nathaniel; non una smorfia dolente, un vero sorriso breve, leggero ma sincero; lei è avvolta in una veste da camera bianco, una donna anziana dai capelli d'argento raccolti alla nuca, il teschio smorza appena la sua bellezza mantenuta nella vecchiaia, ha le mani strette al cuore, sembra stia piangendo, anche lei sorride. Svaniscono sulle ultime note, senza disturbare, senza turbare, senza messaggi, testimoni di quel momento di felicità. Brianna, ignara, applaudirà Alana, la abbraccerà, la ringrazierà per far proseguire l'intrattenimento previsto. #marysuemodeon. #somanyfeels
Nathaniel, in effetti viene strappato all'affetto dei parenti e amici, per essere trascinato via, giustamente, da quella nuova famiglia, costituita da Brianna e colui o colei che porta in grembo. Non è mai stato un individuo che ama mettersi in mostra, essere al centro dell'attenzione e tutta quella giornata, sembra metterlo decisamente alla prova, per quanto al momento ci sia solo la rilassatezza dopo la cerimonia e l'abbraccio di coloro che sono venuti a festeggiare quell'evento con loro. Quello è, tuttavia, un momento solo della coppia, uno dei più intimi della giornata e ovviamente gustabili anche dagli invitati. Accetta di buon grado, senza sbuffi, senza arrossire, di andare a ballare con la sua controparte femminile, poggiandole dolcemente una mano sul fianco più tondetto, data la gravidanza e l'altra a cercare la sua mano, un po' come ha fatto, innumerevoli volte, durante la cerimonia. Per quanto ci sia il desiderio inaspettato di buttare ai rovi la cravatta, per il momento la cosa risulta sopportabile, perdendosi inevitabilmente in quel groviglio di emozioni che si intensificano, ora che è solo con lei, per quanto lo si possa essere in mezzo ad un ricevimento. C'è solo lei comunque, nessun altro. Si piega quel tanto che basta per appoggiare la guancia contro la sua, danzando esattamente come ha fatto quella prima sera, quel loro primo appuntamento, seguendo le note e la meravigliosa voce di Alana. «Io sono felice anche questa sera, anzi lo sono di più. Cosa potrei desiderare di più dalla vita, se non averti qui con me, nonostante le gioie e i dolori. Le vincite e le sconfitte?» glielo sussurra all'orecchio, muovendosi ancora, lentamente, senza per altro calpestarle i piedi, cosa più unica che rara. «E quella sera avevo paura, esattamente come questa.» replica ancora,c on voce bassa: «Una paura diversa. A quel tempo dell'ignoto, che tu non mi volessi. Ora di essere un degno marito per te, nonostante la mia rabbia di questi giorni.» un piccolo bacio, non troppo casto, tra spalla e mascella, fino a risalire ancora al suo orecchio, bisbigliandole, in stereofonia con il cantato di Alana, un pezzo della canzone, pur senza intonarla, ma solo recitandogliela. «Ho trovato un sogno a cui potevo parlare, un sogno che posso chiamare mio, ho trovato un brivido contro il quale premere la mia guancia.» e così dicendo, nuovamente sfiora la sua pelle con un bacio, sulla guancia questa volta, respirandole addosso: «Un brivido che non ho mai provato prima.»
venerdì 14 novembre 2014
Be Free, Now
Brianna ride piano. Si passa le mani sulle guance umide. «Sono troppo nervosa per mangiare.» ammette, ha bisogno di calmarsi, continua a tremare in maniera impercettibile. «Non temere, l'appetito non mi manca.» lo rassicura, cercando di circondargli il torace con un braccio. Rebecca Byrne allunga la mano sinistra per cercare di sfiorare la nuca di Brianna. [Tu puoi parlare per noi.] dice la donna, in un inglese pulito, sembra la regina Elisabetta II, anche per l'età: [Non può vedere o sentire?] chiede al genero in tono sofferto. [No, non può.] gli risponde Alfred, non soltanto il viso ha tratti spigolosi ma pure la personalità: [La nostra fortuna è che abbia preso al lazzo un Medium o avresti continuato a darle consigli inascoltati.] fa una breve pausa, piega le labbra in un sorriso: [Mi riferisco a quando hai saldato il conto e sei uscita dal ristorante, quando proprio non sentiva.] ha una voce roca da fumatore incallito: [Il mio inferno è non fumare, non bere. Adesso, tocca a lei.] indica Brianna. Deve essere il metodo Bryne per mettere a suo agio la gente. «Non saprei, mi importa che sia sano, che sia un bambino felice, amato.» riflette, ispira ed espira a fondo: «Sai, ogni volta che David compie gli anni...» inizia a parlare, ignara totalmente dell'osservazione del Medium. «Grazie. Chi?» non collega i puntini, ancora. Alfred a sentir nominare il figlio pare incendiarsi. [No, basta. Falla tacere!] intima serrando i pugni. Rebecca abbassa il viso.
Nathaniel non sembra completamente presente il medium, anche perché la sua attenzione al momento, è volata dietro le spalle della Nephilim, piuttosto che il suo viso. È distratto, ascolta a tratti quello che dice e si ritrova più che altro ad annuire, tornando comunque sulla terra quando l'altra va a riferirsi al loro figlio: «Lo sarà, assolutamente.» e quando la cosa sembra prendere una brutta piega, lui si sporge in avanti, d'istinto, cercando di baciarla. Un bacio di trasporto, anche nel tentativo comunque di zittirla e non far rovesciare oggetti, cose, persone e animali da Alfred in versione Skull; sempre che sia riuscito a baciarla, piano piano lascerebbe il posto delle sue labbra, le dita della destra. «Non dirlo.» le suggerisce in un soffio, quasi a contatto ancora con la sua pelle: «Non parlare di lui.» una piccola pausa ancora: «Ti ascoltano. Sono qui. Non ne sono felici.» sgrana appena gli occhi, distaccandosi poi per qualche centimetro ancora. «Dicono che tu sia fortunata ad avermi preso al lazo perché così, almeno, loro possono comunicare con te e tua madre ti può dare consigli. Ti vogliono bene...» aggiunge di suo, riservando un'occhiata a parimente come tempo sia a Rebecca che ad Alfred. Evita accuratamente di svelare l'inferno di quest'ultimo, giusto per non turbare la neo mamma. «Vuoi dir loro qualcosa?» con delicatezza, dolcezza, mentre le dita scivolano dalle labbra per accarezzarle il viso: «E non so se hai compreso, ma sono realmente» calcando sul termine: «Qui.» corruga la fronte e guarda verso Alfred: «Che conto del ristorante?» si riferisce proprio a quest'ultimo, sbattendo le ciglia dietro le lenti trasparenti.
Brianna ha una valanga di riflessioni nella testa, galleggiano come foglie in un torrente di felicità e la sua empatia assorbe qualsiasi cosa arrivi da Nathaniel, non è in grado di concentrarsi e non vede perché debba farlo. Sente la stanza farsi fredda, però non ha contatti con gli Skulls e non li considera parte della propria esistenza. «Potrebbe essere un Fauno, come Madison e avere un amico, a sostenerlo ovunque.» azzarda con un sorriso, abbassa il viso sul ventre: «O un Medium, passeggiare incontrando nuove persone che a lui solamente si rivelano.» alza gli occhi su di lei, che sta studiando un vuoto, un'assenza che Brianna non può colmare. Rebecca congiunge le mani in grembo, silenziosa ed elegante. Alfred resta impietrito, silenzioso e frustrato.
La Ethevyn sgrana gli occhi color nocciola: «Loro?» non ha bisogno di una spiegazione. Ispira, espira tremante. Riamane silenziosa e turbata. Nathaniel Hunt: benvenuto nella famiglia Byrne! La Nephilim porta la mano destra al cuore che riprendere ad avere un ritmo accelerato. «Mi spiace.» pigola, deglutisce le lacrime, non si gira, la mano sinistra si appoggia a Nathaniel, come a puntellarsi: «Mi dispiace.» piega la bocca, non è rincrescimento, quello che la pervade è dolore. «Avrei dovuto insistere, avrei dovuto perseverare, io non so cosa abbia sbagliato...» sussurra in un lamento. Rebecca non abbandona il dignitoso contegno. Alfred sposta l'attenzione sul camino. [Parlo della morte: saldare il conto, abbandonare lo stadio, cagare l'anima.] elenca alla fine al Medium, Rebecca gli rivolge un'occhiata severa che il figlio incassa. [Bri, sono settanta fottuti anni che canti questa canzone!] ringhia. [Ho visto cosa hai scritto e sono cazzate.] non si perde nei particolari: [Tu hai qualche utilità o fai giusto il paralume?] si rivolge al cognato. [Falla sedere.] conclude. C'è qualcosa di affettuoso in questa maniera colloquiale di parlare ad Hunt, ma bisogna guardare con tanta attenzione.
Nathaniel: «A a lei.» precisa nuovamente. Insomma, non vuole proprio escludere a priori che sia una bimba, anzi. «Loro.»annuisce più volte: «Smettila di dispiacerti, Brì. Smettila di chiedere loro scusa e...» individua probabilmente il divano: «Ora, siediti.» sotto amorevole consiglio di Alfred, che va comunque a fulminare con lo sguardo, per qualche breve momento. Non perde la calma tuttavia, è pur sempre il fratello di Brianna e di certo non ha intenzione di intavolare un'amorevole discussione con il nulla, almeno in apparenza. Cerca di accompagnarla comunque verso la seduta e di farla accomodare. «Vuoi un po' d'acqua?» si informa, ancora occhieggiando il vuoto: «Sono sicuro che vogliono sentire che tu sei felice. Che sei contenta. Che sei soddisfatta, non le tue scuse.» anche perché, in quel caso, sarebbe pronto ad inveire anche contro il cielo e i due Skulls, pur di levarli di mezzo e di lì. Evita ancora accuratamente di riferire qualcosa che al momento possa turbarla, come la morte. «Avete qualcosa da dire?» il tono esce più duro di quanto in effetti vorrebbe: «Questo è il momento giusto per farlo.» non è una sfida, ma si è vagamente accigliato. «Signora Byrne?» il tono si ingentilisce, così come anche l'espressione, ritrovandosi ancora una volta a sorridere al nulla. Fortunatamente non c'è nessuno che li spii dalla finestra o gente in giro, a parte Brianna, se si intendono persone terrene e vive, ovvio. Sta anche cominciando a maledirsi nelle lingue conosciute, poche, per averglielo riferito, chissà che non venga, tuttavia, sorpreso.
Brianna si lascia indirizzare verso il divano. «Chiunque sarà o saranno, io sarò orgogliosa e li amerò.» promette, forse non a Nathaniel. Alfred e Rebecca seguono lo spostamento della Nephilim, guardandola sospirare mentre siede sui cuscini, acconsentire a un bicchiere d'acqua per tentare di quietarsi e tacciono, anche Brianna resta in attesa. «Non è vero.» dice a Nathaniel, forse anche ai parenti: «Non è vero che debba smettere di scusarmi, perché non sono riuscita a proteggere mio nipote.» fa una pausa, nervosamente si tasta l'addome. «Forse, non posso difendere neppure un figlio.» si lamenta, sotto l'influsso ormonale. Alfred sbuffa in maniera teatrale, Rebecca sembra pronta a scoppiare in lacrime: [Tu sei stata una figlia stupenda.] cerca di fronteggiare la figlia, piega le ginocchia, ma i loro occhi non si incontrano: [Sono stata orgogliosa di te dalla nascita e non ho il rimpianto di averti messa al mondo, perché ho dato a questa realtà una creatura buona, premurosa che sa amare con tutta la forza di un cuore gentile.] allunga le mani per sfiorare la fronte di Brianna, facendola scattare indietro: [Tu sarai una brava madre, perché sei buona e sei brillante, puoi fare qualsiasi cosa tu voglia, perché hai i mezzi per riuscirci.] sospira, scuote la testa e si rivolge a Nathaniel. Alfred è vicino al camino: [David è morto. Nessuno potrà mai cambiare la verità. La colpa è di chi ha sganciato la bomba o forse di chi ha pianificato il raid aereo, oppure la colpa è lontana, è di qualcuno che ha permesso che bombardassero una città piena di civili. Non so di chi sia la colpa, non mi interessa. Ingozzarmi di veleno, non mi ha ridato David e mi ha tolto Constance. Ho lasciato mia figlia da sola, ho lasciato mia moglie, mia madre e mio padre da soli. Ho lasciato da sola te. Credevo che il dolore fosse uno scudo per respingere il mio dovere e sbagliavo, tu me l'hai insegnato, quando soffrivi e facevi ciò che dovevi, così traevi la speranza di andare avanti.] mano a mano che va avanti, il tono si ammansisce: [Perciò, sono qui perché tu sia libera: io ho rovinato la mia famiglia, io sono affogato nella rabbia. Tu hai trasportato questo fardello senza ragione: puoi amare, puoi essere amata, avrai dei bambini bellissimi e fortunati a essere cresciuti da te e da qualcuno che li amerà, quanto ama te. Non devi angosciarti. Il peggio è passato, la rabbia è svanita, c'è solamente quel nastro rosso a tenere uniti i ramoscelli.] si rivolge a Nathaniel: [Non cambiare una virgola, lei capirà.] è diventato dolce anche con lui o quasi, Rebecca gli sfiora il braccio da brava mamma. «Dove sono gli altri?» chiede Brianna all'aria. [Tuo papà è andato in pace, alla fine, i suoi figli erano adulti e capaci, l'aspettava un nipotino e ne lasciava diversi. Pensiamo sia lo stesso per Orla, visto che non è tra noi.] risponde la signora Byrne: [Dovreste accelerare le nozze, tesoro o l'abito potrebbe essere inappropriato.] fa notare con aria vagamente contrariata.
Nathaniel: «Lo so.» replica verso di lei: «Lo sanno.» aggiunge, includendo anche madre e fratello di Brianna. Li osserva, torna a sorridere loro ma poi si dedica semplicemente al bicchiere d'acqua, aprendo la bottiglia con una torsione del tappo, per poi versarne un po' in un bicchiere, perché sicuramente si sarà premurato di portare anche quelli. Alla fine va a porgerglielo ma non si siede. Rimane in disparte, un ospite in quella stanza, qualcuno che funge da traduttore, facendolo comunque con tutto il cuore e tutto l'amore possibile. Si è posizionato probabilmente nei pressi dello schienale del divano, tanto da piegarsi, con il braccio ancora teso la cui estremità regge il bicchiere, per sussurrarle all'orecchio tutto ciò che loro dicono, senza sovrastarli in alcun modo: «Sono orgogliosi di te, Brianna. Lo sono sempre stati e probabilmente sempre lo saranno.» aggiunge quella piccola postilla personale: «Non si è mai pentita di averti messa al mondo, perché ha dato a questo mondo, tutto e me compreso...» anche questo l'aggiunge lui: «Una creatura buona e premurosa, che sa amare con tutta la forza di un cuore gentile.» e l'altra mano va a sfiorarle una guancia, poi i capelli. «Questa è tua madre a dirla e...» pausa: «No, non farlo.» non la spinge e non la costringe: «Sta cercando di sfiorarti la fronte. So che può essere fastidioso, ma lo fa per amore.» le spiega, sempre in un sussurro direttamente al suo orecchio. Riferisce quindi tutto, per filo e per segno ogni singola parola di Alfred, senza davvero omettere niente, questa volta: «Vuole che tu sia libera da questo peso.» e poi prosegue ancora, annuendo serio, stavolta, sul fatto di non cambiare neanche una virgola, cosa che effettivamente ha fatto. «Sarai una brava madre, Brianna e ora non sono soltanto io a dirtelo. Sono qui per dirtelo anche loro, le persone che ti sono più care al mondo, perché tu riesca a liberarti di questo peso enorme, di non sentiti adeguata, di essere un peso, di fare qualcosa di sbagliato.» inspira a fondo: «Tuo padre non c'è perché ha trovato la pace, assieme a...» corruga la fronte: «Orla?» stavolta la voce ha un tono interrogativo, perché non ricorda nessuna Orla. Si ritrova però a ridere, mostrando quelle due fossette in mezzo alla barba, nello scoprire la dentatura: «In effetti, Signora..» sospira nuovamente: «Ma sarà a breve.» pausa ancora: «Brevissimo.» riferendo quindi poco dopo. «Insomma, tua madre dice che forse è meglio accelerare i tempi, prima che l'abito diventi inappropriato.» di nuovo sorride. Osserva ancora la signora Byrne, quindi Alfred. Vorrebbe comunicare qualcosa loro, ma essendoci Brianna, non vuole essere assolutamente indelicato: «Grazie.» è loro che ringrazia, piegando il capo in segno di riconoscimento: «Grazie per essere qui e per lei.» ma ovviamente, non è questo che vorrebbe dire loro.
Brianna cerca di vedere, si mordicchia il labbro inferiore ma c'è il soggiorno nella sua normalità. Prende il bicchiere d'acqua, sorride. «Io sono orgogliosa di essere sua figlia.» mormora: «Lei è stata un'ottima madre, io posso sperare di imitarla.» sorseggia un po' il liquido, si fa forza per non ritrarsi, come le ha consigliato Nathaniel e Rebecca riesce ad accarezzarle la fronte, una sensazione epidermica fastidiosa per la Ethevyn. «Io sono felice.» dice al vuoto, sposta il viso senza arrendersi: «Sono ancora più felice che voi siate qui, che vediate l'uomo che amo, che sappiate della mia famiglia. Io sto bene, qualsiasi cosa accada, io starò bene.» aggiunge. Rebecca si raddrizza, non mina i respiri, osserva anche il genero. [Ci sono numerose ombre all'orizzonte.] decide di parlare come la Sibilla Cumana, perché è morta e può fare come le pare e piace: [Dovrete restare uniti ed essere forti per la vostra famiglia. Abbi cura di lei, puoi più di qualsiasi altro sulla Terra e più di qualsiasi altro sulla Terra, cerca di proteggerla e di amarla.] sorride incoraggiante, lasciando intuire parte della sua bellezza passata: [Noi vorremmo donare qualcosa, ma non è possibile. È la gioia che ci ha spinti a parlarle. Vogliamo che sappia che è sempre stata amata, che è sempre stata seguita e che non le abbiamo rimproverato nulla. Mai.] fa una pausa: [Il Fallen chiederà di vederla, Nathaniel, potrebbe essere uno shock per Brianna.] si mette a confabulare con il Medium. [Orla è mia moglie. Diciamo non sono stato un marito da premiare, ma... I nostri romanzi sono nella cassapanca della zia Violet.] interrompe serenamente la madre: [Constance può andarli a prendere, c'è anche la mia cartellina dei disegni, non so quanto possa gradire... Dopo tanti anni, ma avevo cercato di... Di... Di dirle che le volevo bene, che se non ci fosse stata lei e sua madre, io sarei morto. Non le chiedo perdono, non lo merito ma sono suo padre e le voglio bene.] conclude, infilando le mani nelle tasche. Rebecca non commenta, riprende dal punto precedente: [Perché Brianna l'ha incontrato, si chiamava padre George. Non può essersi scordata di lui, perché ne parla ancora oggi, perché... Qualcosa c'è fra loro che li unisce e il Caduto proverà sentimenti impossibili da gestire, si tratta di una loro fragilità, vorrà vederla prima del tempo e devi impedirlo.] afferma materna, come non si sa. Faccia Nathaniel. [Vederla ci ha donato pace.] dice Alfred. Brianna comincia a sbuffare. «Non possono fare qualcosa?» chiede al Medium. [Noi troveremo la nostra strada, a tempo debito. Lei percorra la sua libera dai pesi del passato. C'è il futuro che l'aspetta.] aggiunge Rebecca: [E vorremo bene anche a te, anche alle tue figlie.] ha uno slancio materno. [Sino a quando amerai Brianna e i miei nipoti.] corregge con burbero cameratismo Alfred. Gli Skulls sbiadiscono, il gelo si dirada, stranamente la Ethevyn non ne trae confronto: «Falli restare.» sa che non ha senso, ma la frase le esce dalle labbra.
Nathaniel: «Parlale normalmente, ti sente. Tu non puoi sentirla e non puoi vederla, ma per lei invece sei qui.» le accarezza la fronte, scende verso la guancia, poi finisce per raddrizzarsi con il busto. «Le stiamo affrontando.» risponde a Rebecca: «Le sta affrontando soprattutto lei, con grande coraggio.» poggiandole la mani sulle spalle, con fare protettivo e poi massaggiando appena, premendo con le dita. Va nuovamente a riferirle ciò che ha appena detto, omettendo del padre Fallen, per il momento. Ha bisogno di prepararla e soprattutto evitare di stressarla ulteriormente, questa sera. Lo fa a fin di bene e nella sua omissione, va a scrutare il volto della madre di Brianna, come se potesse comunicarle la motivazione così, semplicemente con un'occhiata prolungata. «E sì, lo farò ad ogni costo.» ribadendo quello che già sa e sanno ormai tutto: «Tutto ciò che è in mio potere, lo farò.» rassicura la signora Byrne: «Vogliono farti sapere che ti hanno sempre amata, non ti hanno mai abbandonata e non ti hanno mai caricato il peso di nulla. Sono arrivati qui, spinti dalla gioia di questo momento.» stringe di più la presa. Non è fatta per dare dolore, ma soltanto rassicurazione. «I vostri romanzi sono nella cassapanca della zia Violet.» le annuncia, tutto felice di darle quella notizia: «E anche i disegni di Alfred, sono lì.» spiega poi, in seguito, ciò che dirà, si spera, a quattrocchi a Constance. Evita anche di dirle chi è stato in realtà suo padre, di averlo già incontrato. Forse aspetta di essere soli. Davvero, soli. Annuisce però a quanto detto: «Vederti ha donato pace ad entrambe e ora...» uno sguardo ai due, che pian piano svaniscono, quindi a Brianna: «È ora di riposare per tutti e tre.» preme appena le labbra tra di loro: «E tu devi guardare avanti, libera dai pensieri e dai pesi del passato, c'è il futuro che ti aspetta. Loro, non ti preoccupare, troveranno la pace.» scuote poi il capo alla sua domanda: «Sono andati, Brianna. Ma mi hanno detto di darti questo.» si piega, provando a baciarle prima una guancia, poi spostandosi dall'altro lato, su quella opposta: «E di dirti che ti vogliono bene, sempre.»
Brianna non sembra pienamente appagata dalla conversazione, perché la capta parzialmente. «Io li amerò sempre e li ringrazio.» beve piano, ancora scossa. «Mamma non apprezzerà che vada all'altare incinta, ti raccomanderà un sacco di cose da marito del secolo scorso, annuisce e fingi di crederle.» parla convinta che la madre possa udirla e Rebecca ha in effetti agitato la mano, sbottando qualche improperio educato. Alfred non è parso turbato, ha aiutato la sorella a fuggire di casa, non si scandalizzerà per un rapporto prematrimoniale, ha sorriso. I Byrne non erano una pessima famiglia, però come ogni nucleo aveva determinate fragilità, tasti dolenti, conflitti irrisolti e non si fanno venire i nodi al pettine, alle congratulazioni per la gravidanza. [Verremo a salutarvi!] si sbilancia Rebecca, intende che nulla le impedirà di ammirare i nipoti. «Credevo andassero cercati nella casa a New York.» non volta, quindi può darsi stia parlando ad Alfred, oppure a se stessa. Resta in silenzio, che è l'arma più usata dai Byrne, adatta a qualsiasi occasione. Sorride al bacio di Nathaniel. «Loro troveranno la pace?» chiede al Medium, non c'è molta acqua ma osserva come oscilla nel bicchiere. «Mi spiace.» riprende con la fissa di scusarsi per l'aria che respira. «Sei ancora felice o ti abbiamo rovinato anche questa?» domanda con una risata soffocata. Non è affatto seria. «Io penso che dovremmo festeggiare sul serio. Non saprei come, adesso ma quando si sarà sbloccata la situazione... Saremo anche vicini alle nozze.» alza gli occhi sul compagno: «Mi mancano.» aggiunge sottovoce. «Dovrai avvisare i tuoi.» è quasi una richiesta. La futura suocera è scontato sia messa al corrente, sarà anche il turno delle gemelle e Brianna, deglutisce. «Sii delicato, graduale.» gli consiglia. Deve fare i preliminari.
Nathaniel ride, sia per Brianna quanto per la madre della stessa: «Ti ha appena detto cose poco carine ma comunque sempre molto elegantemente ed educatamente.» sorride a propria volta al sorriso di Alfred. «E tuo fratello ha sorriso.» le annuncia. Quando i due sono scomparsi del tutto e non li vedrà, ne sentirà più, andrà semplicemente a sederle vicino, finalmente di nuovo soli, nonostante l'inaspettata visita non sia stata un peso, tutt'altro: «Tua madre credo che ci abbia appena minacciati dicendo che verrà a salutarci.» sgomita verso di lei o meglio, poggia la spalla contro la sua, cercando di spingerla di qualche centimetro sul lato opposto: «E invece, erano sempre stati nella cassapanca di Zia Violet.» attimo di silenzio a fissare il vuoto: «Dove è la cassapanca della Zia Violet?» le domanda, girando il capo in sua direzione. «Mi piace tua madre...» sussurra, come se fosse una confidenza tra sposini quali sono e non avesse appena visto la stessa in versione Skull, ovvio: «Mi sembra una persona gentile, premurosa e quello che è certo è che è orgogliosissima di te.» inspira a fondo: «Alfred mi sembra un bel...» cerca la parola giusta, esitando: «Personaggio.» solleva di scatto le sopracciglia e mette su quasi un sorriso di scuse, se non ridesse il momento dopo. «La troveranno.» glielo dice con sicurezza, lasciando scemare l'ilarità: «Magari non ora, ma la troveranno. Credo che questa chiacchierata abbia già dato loro modo di...» corruga la fronte, disegnando un bel solco tra le sopracciglia: «Alleggerirsi.» annuisce, cercando poi di prendere il bicchiere e, se c'è riuscito, poggiarlo altrove, per prenderle la mano. «Ora è impossibile farlo. Mi chiedo in effetti cosa dicano di noi nel resto del mondo e di questo blackout.» domanda curioso, osservandola come se lei avesse la risposta: «Ad ogni modo, non appena riprenderemo i collegamenti, tieni in conto che quando dirò loro che sei incinta e che mi sto per sposare, si catapulteranno qui.» si stringe nelle spalle: «Alla fine è loro diritto e vorranno conoscere anche le gemelle. L'hanno sempre desiderato. Mia madre credo che ci sia fatta un cruccio almeno quanto me.» annuisce poi al resto. Inspira nuovamente, come se portasse addosso un grosso peso. «Hai mai conosciuto un certo Padre George?» si informa, prendendola molto alla lontana.
Brianna sembra avere un barlume di lucidità mentale, ride senza emettere un suono. «Conosco le sue imprecazioni, lei si arrabbiava spesso con noi.» racconta a Nathaniel: «Avevamo mentalità differenti.» respira a fondo. «È stata una delle serate più intense della mia vita: sono felice, sono incredibilmente eccitata all'idea di avere un figlio e ne sono spaventata; non vedo l'ora di sposarti e di arredare la cameretta, di stare con la tua famiglia e di darti l'occasione di passare più tempo con Fanny, Gwen e mio nipote, allo stesso tempo, ho mille ipotesi che passano davanti agli occhi e ricordi che affiorano, progetti che sorgono, non so come potrò dormire. È un sensazione bellissima, non l'ho mai provata prima, vorrei piangere, vorrei ridere, vorrei ballare, vorrei svegliare tutti per dire che sarò madre, che avrò un meraviglioso figlio dal migliore fra gli uomini.» allunga il braccio per accarezzargli il viso, trema a causa dell'adrenalina. «Succede sempre così?» confida nell'esperienza di Nathaniel. Si sposta, aggrotta la fronte. «Nel cottage.» replica, come fosse scontato. «La mamma è una donna eccezionale, non ho mai incontrato una personalità come la sua: è bella, una bellezza che è fatta di luce, sembra una farfalla dalle ali colorate. È affettuosa. È giocosa. È comprensiva. Lei è stata una madre impeccabile.» sottolinea per dovere, dare della 'sgualdrina' alla signora Byrne attiva Gladio Lucis in automatico con chiunque, inclusi i Supervisori. «Alfred è il figlio ribelle, ostinato. Papà cercava di piegarlo, sai che risparmiare la verga rende deboli i figli.» dice senza alcuna variazione nel tono: «Alla fine, l'ha reso un uomo buono, ligio al suo dovere verso la famiglia. Lui amava scherzare, stare alle feste, andare a donne, lui amava trasgredire, ama scandalizzare, ma papà seppe disciplinarlo. Dopo la guerra, cadde in una Depressione patologica, all'epoca non avevamo i mezzi per riconoscerla: alcol a fiumi, pratiche estreme come i tatuaggi, infine... Infine... Tradì Orla, sua moglie, nella loro casa. Si fece praticamente trovare in cucina. Non si separarono. Non condivisero più il letto o la tavola. Constance visse questa situazione, salvo quando riuscivo a portarla da me o dai nonni. Alfred continuò a precipitare con l'oppio, con la morfina, poi risaliva a un passo dalla fine e scivolava di nuovo. Alla fine, anche se non assumeva sostanze aveva il fisico minato dai vizi, dalle punizioni che si era inferto. Non incolpa me. Incolpa se stesso.» svuota il sacco sul fratello, perché insomma quando parla di caratteri problematici, ne sa. Inclina la testa. «Ci sono dei centri in città. Io conosco un agente di Polizia, Jethro Grimes e mi fido di lui. Nel senso, che credo tenti di fare la cosa giusta o la meno sbagliata.» respira a fondo: «Penseranno sia la fine e se non ci sbrighiamo, lo sarà. Dobbiamo officiare il rituale.» sospira. Lei incinta contro l'Oracolo. Sorride all'idea. «Sarà fantastico, amore!» cinguetta nella sua altalena di umori: «E tu conoscerai i miei.» soggiunge: «La mamma vorrà vedere il piccolo.» è raggiante. Non cambia atteggiamento su padre George: «Il mio professore di Arte: un uomo speciale, ci parlava di come Dio avesse creato la Luce e amandola l'avesse resa bella e quindi il segreto della Creazione era l'amore trasfuso in bellezza. L'arte era un gesto di amore, come ogni altra fonte di sapere. Lui sapeva che parole usare, come usarle e mi piace stare con lui. È qualcuno per cui mi sarei alzata sul banco a dire 'Capitano, mio Capitano'!» esclama allegra: «Era qui? Si ricorda di me, il caro padre George?» domanda a Nathaniel.
Nathaniel: «Proprio perché è la serata più felice della tua vita, loro erano qui a condividerla con te. L'han voluto fare perché sei sempre stata estremamente amata, voluta. La piccola di casa.» si piega, cercando di darle un bacio, sulla punta del naso, niente id troppo eclatante: «Anche io lo sono, tanto.» sussurra: «Siamo incintissimi.» sorride, cercando di poggiare la mano a coppa sul suo ventre ancora perfettamente piatto: «Sai che dovremo organizzare una cena tutti assieme, vero? Saremo una tavolata enorme e credo anche piuttosto caotica.» ride al pensiero: «Prenoto io. Andiamo a cena fuori così tu non ti stanchi in nessun modo. Ci godremo la serata, qualcun altro laverà i piatti e cucinerà per noi. Sarà soltanto la nostra serata, con le persone che più amiamo.» ascolta poi il resto, con estrema attenzione, senza farsi distrarre da nulla: «Beh, alla fine vi compensavate. Lui aizzava te, tu calmavi lui.» sorride ancora, cercando di recuperare il formaggio e il pane. «Mi sembra un ottimo compromesso.» ascolta anche il resto, senza turbarsi ma corrucciandosi, questo sì.
Taglia due fette uguali di formaggio e poi una la porte alla Nephilim: «Mangia o giuro che ti sculaccio.» con tanto di lampeggiare poco serio, dopo, delle sopracciglia. «Sai, non sono proprio il massimo esempio di felicità, nello scoprire di essere diventato improvvisamente padre o stare per diventarlo.» non sospira, ride: «Diciamo che se mia madre e mio nonno fossero stati armati di fulmini, quella sera su casa Hunt ci sarebbe stato un bel temporale.» prosegue a ridere: «Poi c'era mia nonna che invitava tutti alla calma, tra urla quali : NATHANIEL, MA DOVE AVEVI LA TESTA?» ciondola appena con il capo: «No, decisamente a questo turno andrà molto meglio.» confessa, ancora divertito. «Centri per cosa?» corruga la fronte: «Ah sì, lui.» abbastanza distaccato: «Se hai modo di sentirlo, ringrazialo per quello che ha fatto per Ariana.» ma la cosa finisce lì. Gelosia? Possibile. Ascolta poi l resto, mentre cerca di sventolarle davanti al naso, sempre il formaggio. Pare che davvero sia la sua nuova missione. «Doveva e ssere un uomo speciale. Sono felice tu l'abbia incontrato e ti abbia formato.» per il momento non sgancia la bomba ma si premura di cambiare argomento: «Su, mangiamo qualcosa e poi andiamo a letto. Lo so che non hai sonno, ma domani penso di dover andare a New Olrleans, devo vedere come stanno Ariana e Madison.»
martedì 4 novembre 2014
Here, I Stand
«In questa battaglia, non c'è tregua.»
L'amarezza di Alfred mi sommerge a distanza di anni, sento la morsa gelida della sofferenza annientare ogni slancio vitale, lo osservo seduto davanti a me con la sigaretta tra le labbra, parla, respira ma ha gli occhi di un uomo morto.
«Non è la tua battaglia, Bri.»
C'è una nota sprezzante nella sua voce distaccata, come se non fossi sua sorella ma una creatura aliena, estranea alla sua condizione.
Non c'è mai una risposta giusta, nei decenni, ne avrò elaborate a migliaia ed erano tutte sbagliate.
Sono aria che si disperde nel vuoto, Alfred mi fissa per cercare qualcosa che non trova.
«Ti voglio bene, Alfie.»
«Ti voglio bene anche io, Bri.»
Scorgo l'incrinatura, appare sincero e non può che essere affezionato alla bambina con cui è cresciuto, alla ragazza che gli avevano raccomandato di proteggere, però una sottile fenditura lascia trapelare un che di oscuro.
Sono la figlia di un Arcangelo, sono in grado di plasmare armi di luce ma il corpo di mio nipote resta esanime fra le mie braccia.
«Salvalo, Bri!» mia mamma non ha mai urlato tanto forte, ogni sillaba è un pugnale nel cuore.
«È morto...» mormoro, nessuno mi può udire tra le bombe, tra le grida, eppure Alfred capisce.
È in piedi, davanti a me, io sono chinata su David e i suoi occhi si spengono, affonda le mani nelle tasche dei pantaloni, mi studia che se non mi avesse mai vista prima.
Non un rimprovero, non un lamento, lui è il solo a chiudersi nel silenzio. L'arma prediletta dai Byrne.
«Non avresti sfidato il Cielo, Brianna, saresti rimasta a guardare, non metto in dubbio con immenso amore, ma non l'avresti sfidato per stare al mio fianco, o sfidare un'altra donna per lo stesso motivo. Saresti probabilmente stata ligia al tuo dovere, alla tua posizione.»
Ligia al mio dovere, come fosse un paravento da vigliacchi. Ligia al dovere, come se fosse una scappatoia dai sentimenti. Ligia al dovere, come se fosse la strada più semplice, il sentiero di chi non sa amare abbastanza.
«Che io sia maledetto sì, avrei sfidato il Cielo.. Ti avrei voluta con me con tutto ciò che comportava.»
Ovvero, perdermi come Haniel ha perso Rebecca anzi, come Haniel non ha mai davvero avuto Rebecca.
Alfred è seduto davanti a me ed è un muro di apatia, una superficie permeabile agli stimoli.
Non c'è niente da dire, non c'è nulla da fare davanti a un'anima che si sgretola.
Posso allungare la mano...
«Tu non fumi, Bri.»
Non ancora, Alfie.
lunedì 3 novembre 2014
By Your Side
And in no time, you'll be fine.
You think I'd leave your side baby
You know me better than that
You think id leave you down when you're down on your knees
I wouldn't do that.
I'll tell you you're right when you want
And if only you could see into me.
Quando lei si accomoda, lui cerca di fare altrettanto sedendosi vicino a lei. La solletica nel muovere le dita, probabilmente per farle sollevare i piedi e aiutarla a disfarsi di quei due strumenti di tortura: «Ora non farci l'abitudine però.» l'ammonisce, socchiudendo gli occhi. «Me la ero figurata anche io, ma questo sembra essere un periodo così.» fa spallucce: «Ci rifaremo.» lo dice anche con uno slancio forse eccessivo di ottimismo. «Oh, Grecia...» sospira nuovamente: «Possiamo fare più di una settimana o non tornare mai più?» propone, sbuffando aria dalle narici in una sorta di risata accennata. «Grazie. È come se l'avessi già fatto. È come se li avessi già in mano.» storce appena la bocca poi a quella domanda, prendendosi il tempo per rispondere, sempre inframezzando i silenzi ai movimenti, se lei ha sollevato le gambe sulle proprie. Prova a puntellarsi e a scalzare via il primo stivale. «Da ragazzo.» spiega: «Ho lasciato però tutto a casa, a Bridport. È tutto là.» anche se in senso più ampio: vita, ambizioni, famiglia vecchia, anche se ne ha trovato una nuova, tutta sua.
Brianna gli bacia le dita, salvo poi sporgersi per tentare di prendergli il viso tra le mani. «Lo so. Lo so.» ripete in un mormorio, come se dovesse consolare un bambino: «Non devi avere questi pensieri. Tutto andrà al suo posto.» non aggiunge una sillaba. Ha già assistito allo strazio di un genitore sopravvissuto a un figlio, l'ha pure visto scivolare in un abisso di disperazione, può soltanto fare del suo meglio per essere una presenza di conforto. Alza i piedi, facendo scorrere in basso la cerniera. «Io non conosco il Greco.» è il suo commento, al momento attuale vorrebbe trovarsi in un monastero tibetano, al riparo da onde empatiche e sventure famigliari, con Nathaniel appresso è chiaro. «Perché non dovrei farci l'abitudine?» cinguetta con un respiro profondo: «È così tremendamente piacevole! E hai già rivelato le tue insuperabili doti nel distendere i muscoli della schiena e del collo. Fai sempre il possibile per rendere la mia doccia rilassante.» si direbbe maliziosa, ma stiamo parlando della figliola di un Arcangelo e quindi bisogna escluderlo a priori. «Cambieremo la data, prenoteremo un nuovo albergo e poi vedremo di girare il paese. Lo faremo non appena sarà possibile.» aggiunge, appare decisa e ferma nel suo proposito. Fosse per lei, gli stivali finirebbero sulle scale, non è saggio farle lanciare alcunché, data la leggendaria mira. «Alfred riusciva a trovare qualsiasi cosa volessi nascondere: smisi di avere un diario per usare uno dei quaderni di scuola, lo capì in un mese e così passai ai fogli, lui sapeva scovarli ovunque anche se li infilavo nei libri che non leggevo o fra le cose della zia Violet.» riprende a narrare, c'è una profonda, rassegnata tristezza nella sua voce quieta: «Decisi di sfruttare la cosa a mio vantaggio. Arrivato all'ultima parola, di quello che non era un resoconto, aggiunsi: 'Tu che ne dici?' e lui corresse alcune frasi e scarabocchiò: 'Cambia dalla prima alla terza persona. Frasi più brevi e centra il punto, hai girato a vuoto per cinquanta righe'. Lo feci.» stavolta ride, sembra quasi allontanarsi per rivivere un periodo effettivamente lieto della sua vita: «Era Luglio, ma per Natale avevamo finito il nostro primo racconto e lo sistemammo sotto l'albero. Era il nostro regalo per la famiglia. Noi avevamo l'abitudine di fare un regalo alla famiglia, una cosa anche piccola ma che fosse per tutti. I nostri genitori dissero che era meraviglioso.» si stringe nelle spalle: «Chissà...» resta in silenzio qualche secondo: «E di cosa scrivevi?» domanda di seguito. #deifattisuoi.
Nathaniel si lascia prendere il volto tra le mani e, per qualche momento, blocca anche i suoi movimenti. La fissa solamente, cercandone lo sguardo. Si piega quindi su un lato con il capo, provando a baciarne i palmi. Prima l'uno e poi l'altro. «Lo so.» anche se con minore fermezza dell'altra, ma non perché pessimista di natura, ma solo perché profondamente, estremamente, preoccupato. «Parleremo l'inglese. Non c'è bisogno di sapere sempre la lingua del posto, altrimenti ora saremmo dei dizionari viventi.» o dei Fallen, in alternativa. «Quello lo faccio sempre volentieri.» e la malizia che non ci mette lei, ce la mette lui, almeno una volta: «Anche tu sei bravissima a sciogliere le mie, di tensioni.» il sorriso si fa appena un po' più aperto, quasi divertito. «Vorrei davvero poterti dare una vita più rilassata.» questo dopo che il sorriso si è spento già da un po' e ha eliminato il primo stivale, poggiandolo a lato e poi passando al secondo, dopo aver fatto scendere la zip.
Brianna è rilassata sul divano, finalmente un'ombra di fatica le adombra lo sguardo. «Potremmo impararlo sul posto.» dice di rimando, inclinando il collo sullo schienale, scosta con le dita i capelli dal viso: «Ho un discreto talento manuale ma so cavarmela anche con la bocca.» chiosa ed è la frase più sconcia della sua vita. Lionel sverrà per l'orrore, la Fratellanza tutta lancerà alte grida di sgomento, solamente Vladimir sardonico, altezzoso, glaciale come il sovrano dei ghiacci, inarcherà un sopracciglio, enigmatico come sempre. «Ma io voglio la vita che puoi darmi tu, soltanto quella ha valore.» dice placida: «Era cominciata come una presunta incursione notturna in biblioteca, qualcosa che all'epoca mi era vietato.» aggrotta la fronte, ricorda la trama nel dettaglio ma parlarne sembra risultarle difficile, una sorta di pudore: «Prendevo una scaletta, mentre leggevo a lume candela il volume, questo cambiava caratteri e la lingua in cui era scritto era sconosciuta, composta di lettere oscure dal suono aspro.» si lascia sfuggire un risatina: «Mio fratello ed io decidemmo che nella rispettabile biblioteca di un insegnante, era stato nascosto un antico libro di evocazioni. L'opera maledetta di un Negromante cercata da una setta di invasati, decisi a resuscitare il loro Maestro. Una sera, il buon uomo si accorge che aprendo il libro a metà, le evocazioni sigillate nelle opere di Dickens si liberavano nella loro nefasta potenza e bloccavano questi in un limbo, una dimensione tra questa vita e l'altra, dove il Negromante aveva frenato la propria caduta all'Inferno.» si umetta la bocca con la lingua: «Per liberare l'insegnante, oltre che evitare alla setta di avere il libro e portare a termine il rituale, la moglie dell'uomo e i suoi due figli erano costretti a cercare le opere dell'Officiante, acerrimo nemico del Negromante... Garante dell'Equilibrio.» congiunge le mani sotto al mento: «Per farla breve, i nostri eroi trovavano una formula dell'Officiante capace di distruggere il libro e colui che lo possedeva, quindi traevano in inganno il Negromante e l'insegnante pronunciate le parole era libero, il libro e il suo autore annientati. La setta dispersa.» si copre la bocca con la mano sinistra. Ci sono fanfictions con trame meno articolate. «Alfred era bravo nei dettagli, io stavo sul piano generale.» socchiude le palpebre: «Sì, ma dovresti fare altrettanto per me.» allunga il braccio destro per cercare di sistemargli gli occhiali sul naso. «Andrai a cercare quegli scatoloni, vero?» chiede. È una domanda trabocchetto. Scivola in avanti, mentre si libera dell'altra calzatura. «Non devi.» gli sussurra. «È una cosa bellissima.» prova a circondargli il collo con le braccia: «Sei un buon padre.» aggiunge, appoggiandosi con la fronte alla sua tempia. «Saremo felici insieme, te lo prometto.» mormora ed appare decisa. Può addormentarsi anche così, a stomaco vuoto, attaccata come un koala all'albero, può darsi che aspetti la cena in quello stato di domi-veglia gradevole, in cui ogni preoccupazione sembra sfumare e questo sarà il fattorino della Pizza a deciderlo, quello che è partito da Napoli.
Hold you tight to me
Oh when you're cold, I'll be there
mercoledì 8 ottobre 2014
Little Star
God gave a present to me
Made of flesh and bones
My life, my soul
You make my spirit whole.
Never forget who you are
Little star
Shining brighter than all the stars in the sky
Never forget how to dream
Butterfly.
Era la mamma a venire nella mia stanza, il giorno del mio compleanno. Lo sapevo, perché riuscivo a svegliarmi qualche minuto prima del solito, restando comunque con gli occhi chiusi ad aspettarla. Lo sapevo; perché la zia Violet aveva il profumo inteso della colonia francese mentre Rebecca era avvolta da un delicato zefiro di viole; perché il passo della zia Violet era spesso affrettato e persino nervoso, Rebecca pareva danzare sulle assi di legno, leggiadra, aggraziata quanto il fruscio della seta.
Volevo fingere di dormire eppure mi era impossibile mascherare il sorriso sulle labbra, così quando sentivo la porta aprirsi, scivolavo sotto le coperte.
«Oggi è una splendida giornata.» cinguettava mia madre, la sua voce è uno dei ricordi più dolci, uno dei più preziosi.
Sentivo che si accostava alla finestra, aprendo i tendaggi turchesi: «Questa è la più radiosa delle mattine.» proseguiva, raggiungendo il letto: «Ho pianto. Ho sofferto. La gioia con cui sono stata ripagata è immensa, perché ho veduto te. Sei la mia bambina, sei la mia adorata Brianna. Sei una stella luminosa che brilla nella mia vita.» si sporgeva, scostava il lenzuolo, solleticandomi le guance con il pizzo della vestaglia. Io ridevo. «Sei una stella luminosa nella vita di tuo padre. Sei una stella luminosa nella vita di tuo fratello. Un giorno, sarai la stella che conforta un uomo e costui dovrò ritenersi il più fortunato, il benedetto fra gli Uomini, Brianna.» concludeva.
La mamma ignorava che i genitori del benedetto fra gli Uomini non fossero nati si chinava per abbracciarmi, zia Violet era sulla soglia.
«Chi siete nella mia vita, signorina Byrne?» chiedeva, il suo sguardo manteneva una malinconia rassegnata che io avrei voluto mitigate.
«Una monella!» esclamavo, quasi soffocata dalle coccole della mamma.
Lei scuoteva la testa dai capelli neri raccolti in una severa crocchia: «Siete una vivace, ostinata, luminosa stella.» sorrideva, un accenno di gioia che s'affacciava nelle occasioni legate alla nostra famiglia, soprattutto a noi bambini.
Potevo fare colazione con una cioccolata calda e dei biscotti al burro, sedevo accanto a papà e avevo diritto a una mattinata di studio leggero, in previsione di un pranzo con i miei piatti preferiti.
Mio padre aspettava che arrivasse la sera per consegnarmi il regalo, non l'ho mai trovato in mezzo a quelli di mamma, di Alfred o della zia Violet e in quei momenti, era silenzioso, sorrideva, applaudiva ma parlava ancor meno del solito, adesso ne capisco la ragione.
Terminata la cena, andavo nella biblioteca e trovavo Malcom seduto alla scrivania, dove c'era una scatola avvolta in una carta blu con un fiocco dorato, la confezione non mutava e questo pure aveva un significato più rivolto a lui che a me.
«Hai trascorso una bella giornata, Brianna?» domandava.
La risposta era affermativa, non che ne dubitasse.
«Il giorno in cui venisti al mondo, io non fui contento.» raccontava serio: «Ero in guerra. Combattere rende il cuore arido, la mente trabocca di pensieri oscuri, finisci per scordare cosa sia la felicità.» sollevava il viso su di me: «Sei nata senza che un padre gioisse, ti prendesse fra le braccia, che rendesse il tuo nome famigliare alle sue orecchie. Non fui felice, quel giorno.»
Dicevo che non aveva da preoccuparsi, che aveva rimediato e lui taceva per altri minuti.
«Conoscerti è stato un momento di pura, semplice gioia. Il primo dal mio rientro. Tu stessa eri una pura, semplice gioia. Rebecca ti chiama 'stella luminosa' e ha ragione. Averti nel mio cuore, ha recato sollievo, ha sanato cicatrici profonde ed il dono che hai, Brianna, è raro: sei amabile, l'affetto che nutri, l'affetto che susciti riesce a dare coraggio, a confortare, il tuo amore rende le persone migliori.»
Ogni anno, ricordava a se stesso di aver accettato la prova materiale di un tradimento. Ogni anno, ricordava a se stesso che amarmi, l'aveva liberato dal rancore, gli aveva ridato una moglie innamorata, due bambini da crescere, un'esistenza da vivere.
Doveva essere un giorno bizzarro per Malcolm e Rebecca, il primo doveva conciliare emozioni e sentimenti contrastanti mentre la seconda, pur confrontandosi col passato, si lasciava guidare dall'istinto materno, il più ferino ed egoistico, capace di azzerare qualsiasi errore per il bene della prole, per la felicità che una figlia dona alla madre.
Doveva essere un giorno bizzarro eppure io non l'ho mai vissuto come tale: era il mio compleanno, ero coccolata, privilegiata, colmata di regali, perché i miei genitori mi amavano al punto da nascondere loro stessi per non turbare me, perché i miei genitori credevano che fossi una luminosa stella posta sul loro cammino.
Tutto ciò che conta è che non li abbia mai delusi, che mai abbiano dubitato della mia gratitudine, della mia devozione verso di loro.
Tutto ciò che è conta è quanto mi manchi, la mattina non sentire i passi di mia madre o vedere il sorriso di mio padre e di mio fratello.
You are a treasure to me
You are my star
You breathe new life
Into my broken heart.
There's no reason to weep
Lay your head down to sleep
Little star.
May goodness surround you
My love I have found you
Little star
Shining bright.
giovedì 20 febbraio 2014
Daugther
Ieri sera ero nella biblioteca della Sede, il messaggio di Gaebriel m'aveva agitato tanto quanto l'accordo con Minerva era riuscito a togliermi dei crucci; volevo trovare qualche documento sulla proprietà che occupano i Lycans o delle informazioni specifiche su quelle sette pagine che potrebbero mandare in polvere l'ordine costituito.
Ero seduta ad un tavolino, Delight accovacciata sulle gambe e Binky mollemente adagiata sul portatile chiuso, solamente Bilbo s'era deciso a fare un sonnellino sulla poltrona, ma lui è ancora prudente, dubito si sia mai seduto sul divano accanto a Cora. È diffidente, forse dovrei imparare da lui.
Ero stanca, non saprei dirne il motivo: dormo tranquillamente durante la notte, ho una serie di impegni, di scadenze ma niente che non riesca sopportare, può darsi risentissi degli allenamenti in Armeria, quelli che ho pigramente accantonato per circa un anno eppure neppure quelli erano sufficienti a giustificare il sopore, sbadigliavo e m'era impossibile concentrarmi.
everything she knows I taught her.
Everything she knows.
Era ancora giovane con i capelli biondi come il grano maturo e gli occhi azzurri, gentili, malinconici, era vestito con la sua eleganza un po' desueta e taceva.
Il signor Byrne era un uomo dai lunghi silenzi, le sue poche parole erano pronunciate con voce bassa, come se mormorasse dei segreti che non andavano dispersi nell'aria.
Lo osservavo, mi domandavo cosa stesse scarabocchiando sul vecchio volume che teneva lievemente inclinato, sapevo di non essere sua e questo mi confondeva perché ero una bambina di nove anni, che non sentiva altra appartenenza oltre la famiglia.
Ero ferma, sonnacchiosa in un caldo pomeriggio d'estate, il vestito che indossavo era una nuvola di merletti bianchi e ricami floreali, i capelli intrecciati con nastri di seta rosa, le scarpette erano inadatte a qualsiasi attività fisica. Ero una bambola che Rebecca amava acconciare, coccolare, tenere accanto a sé, questo credevo ma era solo la moda dell'epoca ad essere insulsa e Rebecca vi cedeva facilmente.
I piedi dondolavano nell'aria, un sospiro e sarei scivolata in un sogno.
«Stai sveglia qualche minuto.» disse in tono morbido papà, alzò lo sguardo su di me con gli angoli della bocca appena sollevati in una sorriso lieve.
Sbattei le palpebre, obbedendo senza fiatare.
«Perché non sei andata con tuo fratello?» domandò il signor Byrne.
Era una strana domanda, in realtà, quando mi era consistito scivolavo nell'ombra di mio padre e mi accoccolavo in qualche posto da cui potessi vederlo, senza intralciarlo.
La mamma lo considerava normale, vista la mia età e lei era sempre stata la 'luce degli occhi' del nonno, ma io non potevo esserlo di Malcom.
«Lui può giocare con i ragazzi grandi.» risposi, era una parziale verità: «Vanno al laghetto, possono anche farci il bagno.» rivelai ammirata.
«Raggiungili.» rispose lui con noncuranza.
«Non mi vogliono: sono troppo piccola.» ribattei con una certa veemenza, feci per sollevare la testa ma papà mosse l'indice in aria in segno di diniego: «Dicono che sarei noiosa. Mamma non vuole che vada al laghetto, perché mi sporcherei.» gettai fuori l'ingiustizia del dover essere una brava bambina.
«Non puoi, già.» concluse diplomatico mio padre, sorridendo: «Sino all'ora del tea, non se ne parla proprio di uscire.»
Aggrottai la fronte: «L'ora del tea?» mi meravigliai.
Malcom annuì: «Sì, Brianna.» spiego serafico: «Ho intenzione di bere una tazza di tea, prima di uscire con Fulmine. L'aria è più fresca fra il tea e la cena.» la matita si mosse sulla carta: «Vuoi accompagnarci?»
Non saprei descrivere la gioia che mi procurò, fu qualcosa di improvviso, violento, inaspettato. Ero solo una bambina che cercava disperatamente l'amore del padre, di un uomo a cui non apparteneva ma che non poteva fare a meno di cercare, di seguire, di idolatrare in qualche modo.
Balzai giù dalla sedia per abbracciarlo, mi arrampicai sulle sue ginocchia stringendogli le braccia al collo e mi chinai sul libro involontariamente, mentre papà cercava di bilanciare il mio peso...
Everything I say
she takes to heart.
Everything she takes
she takes apart.
Mi sono svegliata, ho ancora il ritratto di mio padre. Ricordo ancora le nostre passeggiate al tramonto col suo cane, raramente parlavamo e non mi importava affatto perché sapevo che mi aveva accettato nella sua vita e nel suo cuore.
«Avrei dovuto... Intestare...» ricordo questi sospiri, quando oramai sapevamo che io ero la figlia di un Angelo e lui sul letto di morte: «Molto prima. Tu sei più mia che sua. Sei mia figlia, Brianna. Non lo scordare.»
Non l'ho mai dimenticato. Non ho mai voluto altro. Non c'è altro nome che io desideri onorare. Non c'è un altro padre che voglia rendere orgoglioso di me.
Who'd have ever thought?
That's my daughter in the water,
I lost everytime I fought her
Yea, I lost every time.
martedì 31 dicembre 2013
Haniel, l'Amorevole
Haniel, Dio è Benevolo. Haniel, l'Amorevole. || Arcangelo nel Coro dei Principati. Potenza dell'Amore e della Bellezza. || Identità Umana: George Swinton. || Capelli: castani. || Occhi: Castani. || Altezza: 1.81 m. || Peso: 83 kg. || Arma di Luce: Una Mazzafrusto lunga 81 centimetri con una sfera chiodata. || Allineamento: Legale Buono.
Aveva capito perché il Padre li amasse tanto, perché Lucifero avesse cercato di sedurli, di corromperli: gli Uomini erano stati impregnati di creatività, erano i soli a poter plasmare la nuova bellezza.
Haniel non era stato attratto dalla materia: era lo spirito a mostrarsi al suo sguardo, erano i sentimenti a descrivere l' individuo, erano le intenzioni a nobilitarlo e poco gli era apparso prezioso come l'amore.
Era convinto che la Bellezza fosse la naturale risposta all'Amore e che solamente l'Amore avrebbe aiutato gli Angeli e gli Uomini a glorificare il Padre.
Aveva lasciato con reticenza la dimora celeste, perché rimanere a lungo a contatto con l'iniquità dei Mortali gli era intollerabile, comunque si era attenuto agli ordini.
Nell'antica Babilonia, Haniel aveva aiutato i sacerdoti preposti allo studio della volta celeste, inoltre aveva recato consiglio ai dottori e agli aedi.
Aveva donato la sua energia a coloro che aveva protetto, rendendoli sani e longevi.
Aveva ammaestrato l'Umanità sull'armonia del Creato, su come trarre giovamento dalle erbe, dall'acqua, dai cristalli cercando, parimenti, di instillare la curiosità per l'equilibrio inviolabile della Natura e con rammarico aveva constato che spesso l'Uomo dominava, distruggeva ciò che non riusciva a capire, a imitare.
Trascorrevano i millenni, Haniel era di animo pacifico, la sua devozione al Padre non conosceva incrinature, né azioni empie gravavano sulla condotta dell'Arcangelo conosciuto come Haniel, l'Amorevole, il Soccorritore, l'Ispiratore.
Non bramava la distruzione di Lucifero, sapeva che sarebbe stata fatta giustizia, che il Traditore sarebbe stato scagliato nell'Abisso, che le sue menzogne sarebbero state cancellare perché Haniel non conosceva la fretta, perché Haniel amava scrutare i sentimenti germogliare nelle anime, le idee svilupparsi sino a divenire arte, progresso, sino a essere la Bellezza.
Lucifero, però, non aveva certo scordato il fratello rilucente nella Grazia che lo scacciava dal Paradiso e seppe come colpire: Haniel amava l'Umanità, il suo merito sarebbe divenuta la sua rovina.
C'era una donna scozzese, Rebecca McNeill, avventata, bellissima e brillante. Era vicina all'uomo che Haniel voleva guidare, un animo sensibile, fantasioso con un intero mondo racchiuso nella sua mente.
Quell'uomo era Malcolm Byrne, il suo talento letterario era come un tesoro inestimabile per Haniel.
L'Arcangelo, infine, posò lo sguardo sulla fidanzata di Malcolm, vide quanto era bella e la desiderò.
Volle introdursi nella vita di entrambi, sebbene fossero sposati e innamorati.
Volle stare accanto a Rebecca, udire la voce, ammirare il suo sorriso e la sua brama crebbe, oscurò il suo compito, lasciò che Malcolm concepisse meravigliose storie senza trovare il coraggio di mostrarle e Haniel sfruttò la derivante frustrazione che lo rendeva introverso anche con la moglie.
Nacque un figlio, Alfred che unì la coppia. Scoppiò la Prima Guerra Mondiale che costrinse Malcolm a partire, a rischiare la vita, a uccidere e lo strazio del suo cuore gentile non aveva parole non per sé, non per la moglie.
Haniel non rispose a questo appello, alla disperazione di una creatura di pace travolta dalla guerra.
Rebecca non era volubile, però non possedeva un animo risoluto: aveva bisogno di qualcuno al suo fianco con cui condividere i doveri, era schiacciata dalle responsabilità, angosciata dalla sorte di Malcolm, dato per disperso in Francia, da Alfred che chiuso in un mutismo doloroso rifiutava persino i suoi abbracci.
Cedette tre volte alla passione che aveva tentato di soffocare. Haniel tradì il Padre, rese una donna adultera, lasciò un protetto in balia del Male, mancò di compiere il proprio dovere e per causa sua, Malcolm non divenne un romanziere, anzi amareggiato dalla vita si chiuse nel suo universo di sogni. Haniel cadde come tanti altri prima di lui.
Rebecca accarezzò l'idea di togliersi la vita, consapevole di aver tradito l'uomo che amava, però Haniel riuscì a distoglierla dal suo malsano intento, salvando così anche la figlia appena concepita.
Straziato dal rimorso, furibondo per l'esilio, confuso da quel mondo mai realmente vissuto, decise di eclissarsi: abbandonò la Scozia per quattordici anni.
Quando seppe di aver generato una Nephilim, Haniel volle conoscerla.

Haniel aveva assunto l'identità umana di George Swinton, sbarcava il lunario correggendo articoli di giornale e si dedicava all'arte, appena gli era concesso.
Era entrato a far parte della Schiera di Londra, dove aveva imparato a frenare i nuovi, distruttivi aspetti della sua personalità. Trovò nella Knjiaz, la sua guida ben più aperta e tollerante del capo della Cerchia a Edimburgo.
Attese, ascoltò la Knjiaz che gli raccomandava la prudenza, gli altri Graf e Bojar gli consigliarono di essere saggio, di non avere alcun contatto con la Nephilim ma Haniel sentiva crescere la curiosità.
Sparì di punto in bianco, raggiunse la Scozia per scoprire che la famiglia Byrne era unita, che Alfred e Brianna venivano educati in prestigiosi collegi religiosi, spiando Rebecca e Malcolm arrivò sin sulla soglia dell'istituto di sua figlia. Si fermò, valutò il da farsi.
George Swinton ottenne dei falsi documenti che lo riconoscevano quale sacerdote della Chiesa Cattolica, si presentò alla Madre Superiora e preside della scuola come valido sostegno per l'anziano padre Ernest, confessore delle suore e delle studentesse, si offrì di insegnare Disegno alle fanciulle. Perplessa, la donna accettò.
Haniel vide sua figlia nel corridoio che portava al refettorio: era una ragazzina dai capelli scuri e gli occhi vivaci, il suo sorriso era radioso, la sua dolcezza traspariva dal viso giovanissimo e bello.
Un Angelo non è creato per essere genitore, eppure in quel preciso istante, Haniel pensò che un Abominio non potesse avere quell'aspetto.
Non aveva partecipato all'Epurazione, né l'aveva giudicata, s'era astenuto dall'osservare la strage ma aveva sempre ignorato i Nephilim, considerandoli alla stregua di errori che sarebbero stati cancellati dal tempo.
La fine della violenza, era stata un sollievo per l'Arcangelo che non voleva che i suoi fratelli si tormentassero oltre, ma l'interesse verso la loro progenie non era accresciuto.
Ora, scopriva di aver infranto nuove regole per accostarsi a una di loro. Questo lo riempiva di meraviglia e di sofferenza.
Brianna aveva un'indole pacifica, era dotata di una straordinaria sensibilità, era intelligente e altruista, comprensiva e piena di entusiasmo, era quasi impossibile non provare della tenerezza per un essere così innocente e Haniel, senza accorgersene, si affezionò alla prova materiale del suo fallimento.
In veste di prete e di insegnante, instaurò con lei un legame di fiducia, si accorse pure che Brianna era molto legata ai genitori, valutò l'ipotesi di svelarle la verità ma la prospettiva di sconvolgerla finì per scoraggiarlo.
Trascorsero tre anni, forse non furono i più sereni di Haniel ma si rivelarono i più luminosi per George Swinton: poteva ammaestrare giovani all'amore per l'Arte, per Dio che era fonte di Amore e perciò di Bellezza, seguiva i progressi di Brianna e ne andava orgoglioso.
Giunse, infine, una lettera della Knjiaz: un accorato appello, più che un ordine, a scegliere uno stile di vita più consono, senza turbare l'esistenza di una creatura inconsapevole del proprio fato.
Haniel capì, seppe di non avere spazio nella vita della figlia e che con la lontananza avrebbe sanato anche le ferite nel suo animo, avrebbe dimostrato a Dio di essere disposto a pagare per gli sbagli commessi.
Rassegnò le dimissioni, ritornò a Londra, dove fu degradato a Shljaxta e non batté ciglio, si impegnò nell'aiutare la Schiera, nel mostrare rinnovata lealtà, quindi a cinquant'anni dalla sua Caduta fu dichiarato Graf.
Vive tutt'ora a Londra, affiancando la Knjiaz nella veste di Baron. È ritenuto un buon diplomatico, adatto a interagire con altre specie, al contempo è temuto avversario dei Demoni, quando si rende necessario.
Ha saputo che Brianna è Nihael, Ethevyn a Capo della Fratellanza di New Orleans, anche di questo è fiero.
Oggi, Haniel e Brianna si sentono praticamente tutti i giorni con sms e chiamate skype. La Nephilim lo chiama 'Padre Gabriel'.
Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato; chi lo può conoscere?
Io, l'Eterno, investigo il cuore, metto alla prova la mente per rendere a ciascuno secondo le sue vie secondo il frutto delle sue azioni.
venerdì 1 novembre 2013
Malcolm Benedict Byrne
Malcolm è di carattere riservato, molto sensibile ed educato ottiene brillanti risultati scolastici, però solamente un paio di coetanei divengono suoi amici, compagni di momenti spensierati e ore di studio. Mantiene un rapporto sereno, di affetto e rispetto reciproco con William, verso cui non nutrirà mai alcun invidia o senso d'inadeguatezza.
Terminati gli studi, ottiene di trascorrere qualche tempo nella capitale con William ed è lì che entra in una serie di circoli letterari, nei quali spesso si distingue per ingegno e creatività, perché a soli vent'anni, Malcolm mostra un talento letterario fuori dal comune che tutti, incluso William, lo spingono a coltivare, a sfruttare come trampolino di lancio per una carriera di romanziere.
Il ragazzo è fortemente tentato, però sceglie di parlare con i genitori ponderandone i pareri: la madre appare comprensiva, lord Byrne afferma che non potrà tollerare l'onta di un figlio vizioso che scribacchia per pagarsi assenzio, oppio e debosciati piaceri, ovvero quanto Malcolm non ha mai neppure desiderato.
William Byrne III è talmente preoccupato da ingegnarsi per distrarre il figlio, ma ha scarso successo perché il giovane preferisce leggere in Biblioteca, scrivere o passeggiare nel parco, poi durante una cena fra amici, incontra Rebecca McNeill e ne resta incantato.
L'attrazione è reciproca, evidente così lord Byrne affretta i tempi del fidanzamento, nonché del matrimonio, dando al figlio una valida ragione per accantonare i suoi progetti.
Malcolm è innamorato, è felice e rende partecipe Rebecca delle sue ambizioni, compone diverse poesie, brevi racconti e lei è disposta a rinunciare a tutto pur di vedere il marito soddisfatto del proprio lavoro.
Nell'attesa, Malcolm accetta un ruolo d'insegnante nello stesso collegio in cui ha studiato, anche perché Rebecca è incinta.
Alla nascita di Alfred, Malcolm promette a se stesso di anteporre il dovere di padre, di marito a qualsiasi egoistico slancio, sistema i carteggi nella sua scrivania, si dedica a una vita non avara di soddisfazioni.
Lo scoppio della Grande Guerra pone fine alla serenità famigliare: Malcolm è arruolato, spedito in trincea e Rebecca è sola con un bambino da crescere.
Gli anni al fronte sono un incubo, Malcolm è ferito tre volte e tre volte sopravvive, viene dato per disperso, circondato da orrore e violenza si rifugia nella fervida immaginazione che possiede, patisce il freddo, la fame, il dolore, la visione di un'Umanità imbruttita eppure, la sua anima non ne è corrotta ed il merito è nella sua forza d'animo, nel talento concesso di vedere mondi plasmati dalla mente.
Byrne non può immaginare che l'amico Sebastian Ferrals, medico condotto e compagno di bevute, ha messo gli occhi su Rebecca e certamente, ignora che questi è un Arcangelo, Haniel, attratto dalla sua abilità - perché Malcolm attraverso i giusti consigli, avrebbe una carriera costellata di successi, di riconoscimenti prestigiosi - ma il desiderio di Haniel è ormai concentrato su Rebecca e non una guida offre al suo protetto.
Malcolm è rimpatriato con una gamba offesa, Rebecca gli confessa fra le lacrime il tradimento, lui si trova a fissare una neonata innocente e senza una parola, si chiude nel cottage con il suo cane ed il servitore personale.
Accarezza l'idea di abbandonare Rebecca, esponendola alla vergogna e al biasimo pubblico, di tenere Alfred e lasciare madre e figlia nella miseria, pensa di andarsene a Londra ma rimane, gioca col figlio, riprende gradualmente a camminare. In solitudine, scrive un romanzo 'La lunga marcia'.
Il tempo, finisce per portarlo sulla strada del perdono: si riappacifica con Rebecca, si avvicina a Brianna e la famiglia Byrne è finalmente riunita.
Malcolm considera Brianna sua figlia, similmente ad Alfred e non mostra alcun favoritismo, anzi è sovente più accomodante con la dolce, obbediente ragazzina che col più irruento primogenito.
D'altra parte, Malcolm ha fatto una solenne promessa al padre, sul letto di morte: gli averi dei Byrne saranno ereditati da un Byrne e per quanto consideri Brianna 'sua', non vuole aggirare un impegno preso.
Intesta le proprietà ad Alfred, certo che una creatura bella, amabile, come la figlia non fatichi a trovare un pretendente.
In effetti, Brianna è corteggiata e uno riscuote molto apprezzamento presso Malcolm e Rebecca, ma non presso Brianna che lascia i Byrne, con l'aiuto del fratello e diventa una pasticcera.
Rebecca è indignata, delusa da Brianna, infuriata con Alfred, evita di parlare al figlio per intere settimane, ma Malcolm sa cosa spinge Brianna e convince Rebecca a non tagliare i ponti con la ragazza.
Gli eventi si susseguono: Alfred si sposa, diventa padre e Brianna si rivela la figlia di un Angelo, come Rebecca già sapeva, guarisce la gamba di Malcolm, gesto che chiuderà definitivamente ogni triste ricordo passato.
La Seconda Guerra Mondiale è un nuovo strazio, Alfred non è arruolato in quanto chirurgo in un ospedale ma durante un bombardamento, David Byrne muore tra le braccia della zia, davanti allo sgomento dei genitori e dei nonni.
È un lutto devastante, accresciuto dal clima della guerra, Alfred inizia una parabola discendente, si trasferisce in America, seguito presto da Malcolm e Rebecca.
A New York, Malcolm termina i propri giorni colpito da una polmonite: Alfred ha un'esistenza tormentata, Brianna veglia sul fratello, Rebecca ha due nipoti e lui afferma di voler riabbracciare David, William e il resto dei suoi parenti.
Spira in un letto d'ospedale, la sua anima non indugia ed è accolta in Paradiso.
martedì 8 ottobre 2013
A Girl's Tale
Viene congedato nel Marzo del 1916 a causa della gamba sinistra irrimediabilmente offesa, quindi decorato per il suo coraggio e per i servigi resi alla patria durante la Grande Guerra e riammesso all'insegnamento.
Malcolm sa che Rebecca gli è stata infedele, mentre lui combatteva per garantire la sicurezza della famiglia e per oltre un anno, si ritira nel cottage dei Byrne con l'unica compagnia di una cagnolina setter, Fulmine. Accetta le visite della madre, del figlio Alfred Alphone che ha sei anni e l'aiuto di Carl, il domestico personale.
Rebecca è disperata, ma la vergogna frena qualsiasi gesto di riconciliazione e malgrado i numerosi consigli di ritrovare un'armonia, la coppia sembra destinata a vivere separata.
In un mattina d'Estate, Malcolm passeggia meditabondo nel parco e non si avvede della presenza di Brianna che nello scorgerlo gli corre incontro con le braccia tese. Non è sua figlia, però l'innocenza di quel gesto lo commuove.
Decidedi ricomporre il nucleo famigliare, perdonando Rebecca. Stabilisce che alla sua morte, l'intero patrimonio dei Byrne vada ad Alfred.
Nei primi cinque anni si dimostra un padre distaccato ma il carattere della bambina è affettuoso, vivace e lentamente conquista il cuore di un uomo amareggiato dalla vita.
Brianna cresce ignara della propria origine, viene iscritta in un collegio cattolico dove riceve l'istruzione adatta al suo rango e sviluppa una passione per le arti culinarie.
Terminati gli studi, i Byrne valutano una sistemazione adeguata per Brianna che essendo sprovvista di un'eredità rischia di non avere una fonte di sostentamento.
Alfred che è profondamente legato alla sorella, afferma che le intesterà buona parte dei soldi e Malcolm si mostra restio, perché non desidera che la sua fortuna finisca nelle mani di una figlia legittimata per non creare scandalo, seppure teneramente amata.
La giovane per evitare contrasti in famiglia, decide di imparare un mestiere che possa mantenerla così da scongiurare il pericolo di un matrimonio quasi combinato e sceglie di fare la cuoca, o meglio la pasticcera.
Con la complicità di Alfred, abbandona la casa in piena notte per approdare nella cittadina di Aberdeen, quanto ha con sé le consente di affittare la stanza in una pensione.
Non è un'impresa facile, la sua perché il lavoro non è adatto a una signorina comunque, Brianna è risoluta, intraprendente: riesce a entrare nelle simpatie del solo pasticcere del luogo, Harold Jannigs, che accetta di istruirla.
Harold è rimasto senza figli a causa della guerra, vedovo per colpa della Spagnola, non ha nessuno al mondo sino al suo incontro con la giovane a cui si affeziona: le propone di vivere nella sua casa, Brianna lo accontenta, in barba alle dicerie. Ne girano di molto fantasiose: Brianna sta seducendo Harold per disporre dei suoi beni, Brianna è nata da una relazione clandestina fra Lorna e Harold, Brianna avvelena il pasticcere per vendicare l'onore dei Byrne e mettere le mani sui suoi averi.
La verità è diversa: dopo tre anni, Jannigs muore a causa di un cancro al fegato, assistito dalla ragazza a cui intesta la casa, il negozio di dolci e qualsiasi cosa gli sia appartenuta.
Lungi dal gioire, Brianna rimane in stato confusionale al capezzale di Harold per un giorno e una notte. È Alfred a fare irruzione nella villetta, a dare disposizioni per le esequie dell'uomo, quindi a portare Brianna dai Byrne.
All'età di ventiquattro anni, a tre mesi dalla morte di Harold Jannigs, la ragazza arreda le due stanze sopra al suo nuovo negozio e inaugura la prima pasticceria e sala da tea di Aberdeen, la 'Good Man's Dream' che gestirà per anni con successo.
La sua è un'esistenza serena, perché Brianna non ha permesso che i rapporti con famigliari si inasprissero, partecipa alle nozze di Alfred, tiene a battesimo la sua prima nipote, Constance Claire Byrne e rifiuta una proposta di matrimonio.
In una tarda serata di Dicembre, Brianna fa ritorno alla casa dei Byrne per via di un lieve malore della madre, incurante della neve.
Ha ventisei anni, viene considerata una donna adulta che non conoscerà mai le gioie della maternità, ciò non la turba minimamente.
Nota, fuori da un pub malfamato una rissa. Non è una cosa insolita, cerca di ignorare i contendenti ma riconosce un volto: il padre di otto figli, il marito di una donna cagionevole di salute, un onesto operaio che fatica a sbarcare il lunario e non tira dritto, Brianna si ferma e cerca di far ragionare gli uomini.
Scopre che i tre assalitori sono strozzini, che l'operaio ha chiesto un prestito che non sa restituire e tutti le intimano di andarsene, di non immischiarsi nella faccenda.
Brianna è testarda, riesce a favorire la fuga della vittima e quando una lama rischia di colpirlo alla schiena, lei si frappone per deviare la lama nel suo addome.
È un attimo, il dolore la sommerge, l'oblio l'avvolge, il silenzio l'accompagna sino al mattino successivo in cui le tracce dell'aggressione sono sparite, mentre il Marchio dell'Abominio è impresso tra le scapole.
Brianna è stata trovata da Joshua Watts, Thoynen della Fratellanza di Edimburgo e da sua moglie Mary, una Kholmya da lui istruita: la coppia è unita da centottanta anni ed esperta nell'indirizzare i Vyedas.
Il primo gesto della Nephilim è sanare la gamba dell'anziano padre adottivo, svelando la sua origine ai Byrne, poi si trasferisce a Edimburgo per apprendere dalla Fratellanza ciò che sarà essenziale per sopravvivere.
Salva un Fauno, Rodrick Geadais, dalla sete di sangue di una Vampira e comincia una relazione che terminerà dopo soli sei mesi per scelta di Rodrick, stanco degli impegni di Brianna nei confronti dei Nephilim.
La Yneljas sceglie di seguire in Irlanda, un Ethevyn, Carlyle. I due si integrano nella Fratellanza di Cork, dove Brianna diventa un'apprezzata erborista.
Incontra uno Skoll, Nathan Sloan Gallagher e la passione fra i due è incontrollabile. Si uniscono tramite il Legame Diamond ed è così che Brianna avverte Nathan essere ucciso da un Demone.
Brianna è annientata dal dolore, spera che la famiglia possa sorreggerla ma è testimone di un altro, sconvolgente lutto: David, suo nipote, muore durante la Seconda Guerra Mondiale.
Carlyle le consiglia di raggiungere una sorella a New York, ormai è una Thoynen che ha fatto ciò che era giusto anche in momenti tanto drammatici. Brianna non ha motivo di opporsi.
Gli Stati Uniti, sembrano riservarle qualcosa di piacevole: conosce un Nephilim, Lionel che è più posato e saggio di lei, l'amicizia fra i due è immediata e poi arriva Hugh White, un giornalista di trent'anni che non impiega molto a innamorarsi di Brianna che ha quarant'anni ma ne dimostra una ventina.
Brianna tenta di allontanarlo, ma alla fine cede.
La relazione dura cinque anni, alla fine è Brianna a trovare il coraggio di lasciarlo sebbene lui si professi innamorato, chiunque lei sia.
Non si rivedranno mai più.
È una Ethevyn, fa capo alla Fratellanza di New York ma girovaga per gli Stati Uniti, dando consiglio e protezione ai suoi simili, agli esseri umani, alle creature in difficoltà.
È simile a un genio benefico che appare quando si cerca aiuto e dona senza aspettarsi nulla in cambio, ha un sorriso e una parola incoraggiante per tutti.
Nel 2009, Brianna apprende che Hugh è morto d'infarto lasciando una ex moglie, una vedova, cinque figli, tre nipoti.
Lionel, infine, la invita a New Orleans per affidarle la Fratellanza rimasta sguarnita, dopo la precipitosa uscita di scena dell'ultimo Etevyn.
Brianna ha ormai acquisito abbastanza sicurezza e maturità da non vacillare dinnanzi alle prove, ha sviluppato un notevole senso pratico, manifesta rispetto sincero per le razze neutrali e ha una serena filosofia di vita: il Supervisore è convinto che sia perfetta come guida dei Nephilim.
Abecedario della Famiglia Byrne:
Rebecca Lorna McNeill Byrne. A il 23 Agosto 1889 ad Aberdeen. Ώ 4 Agosto 1981 a Edimburgo.
Malcolm Benedict Byrne. A il 1 Aprile 1886 ad Aberdeen. Ώ 20 Luglio 1892 a Edimburgo.
Alfred Alphone Byrne. A il 16 Marzo 1910 ad Aberdeen. Ώ 30 Ottobre 2009 a New York.
Orla Marie Craig Byrne. A il 7 Gennaio 1916 ad Aberdeen. Ώ 12 Maggio 2007 a New York.
Costance Claire Byrne. A il 3 Dicembre 1935 ad Aberdeen.
David Daniel Byrne. A il 20 Novembre 1939 ad Aberdeen. Ώ il 5 Gennaio 1944 ad Aberdeen.
Earnest Egan Byrne. A il 6 Febbraio 1949 a Edimburgo.
Enid Cordelia Hamilton Byrne. A il 29 Giugno 1951 a Edimburgo.
Fanny Fionnula Byrne. A l'8 Maggio 1981 a New Orleans.
Gwendolyn Grace Byrne. A il 11 Ottobre 1984 a New Orleans.
